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A che ora è la fine del mondo?

A che ora è la fine del mondo?

Un “profeta” milanese aveva previsto la fine del mondo per il 14 luglio 1960: ecco la sua storia

Nell’estate 1956 a Courmayeur si cominciò a parlare di un gruppo di strampalati villeggianti milanesi. Invece di fare escursioni in montagna, si aggiravano facendo discorsi catastrofici e preannunciando «la fine del mondo». Nessuno, allora, se ne preoccupò eccessivamente, più che altro la gente li prendeva in giro.

Due anni dopo, però, lo scarno gruppo era aumentato costituendo una vera e propria “Comunità di eletti”. Avevano occupato l’intero rifugio Le Pavillon, eretto sulla roccia a 2.173 metri di quota, proprio accanto alla stazione intermedia della funivia che da Entrèves conduce al Colle del Gigante e da lì a Chamonix.

Strani personaggi

Il capo della comunità, il profeta, era fratello Emman, al secolo il dottor Elio Bianca, pediatra milanese. Sua madre, sorella Wamthar, era la Referendaria del Logos, mentre suo padre, fratello Ramseforo, fungeva da Cerimoniere.

Fratello Emman

Al Pavillon vivevano altri adepti, tutti noti con nomi suggestivi: fratello Koren, Sommo Sacerdote, fratello Divus, presidente e sorella Adesimens.

Ogni mattina all’alba, puntualmente, fratello Emman riceveva messaggi diretti dal Logos, la Sapienza Divina, infine li riportava su di un magnetofono, parola per parola. Quindi venivano diligentemente battuti a macchina da sorella Wamthar. Quali erano le verità fondamentali comunicate in questi mattutini messaggi? Soprattutto un orario e una data: le 13.45 del 14 luglio 1960, giorno in cui sarebbe avvenuta la Nuova Apocalisse. Non proprio la fine del mondo, ma una specie di diluvio universale.

Una fine del mondo selettiva

In quel giorno l’uomo avrebbe scatenato un cataclisma che avrebbe modificato addirittura di 35 gradi l’inclinazione dell’asse terrestre.

Non tutti gli abitanti della Terra sarebbero morti. Erano previsti settemila superstiti alle pendici del Monte Bianco. Altri cinquemila invece sulle montagne del Tibet, ossia sulle due estremità di un pilastro che attraverserebbe il globo terrestre. Questi dodicimila sarebbero stati i coscienti, cioè, in parole povere: quelli che accettavano la nuova rivelazione annunciata da Emman. Essi avrebbero posto mano alla rigenerazione dell’umanità.

Ci sarebbero stati altri sopravvissuti sparsi qua e là nel mondo. Quelli che credevano alla rivelazione avrebbero raggiunto il massiccio del Monte Bianco oppure le montagne del Tibet (secondo la loro convenienza). Gli altri avrebbero continuato a vagare inebetiti nel caos generale, perendo miseramente.

Le interviste

Fratello Emman era sicuro di ciò che diceva. Rassicurava i giornalisti che andavano a intervistarlo: “Se verrete sarete accolti anche voi, vi troveremo un tetto e un posto. Noi, dopo l’Apocalisse avremo poteri speciali di persuasione e requisiremo gli alberghi della Vallée per la gloria di Dio”.

Il Logos aveva dettato a Emman perfino una epigrafe per i posteri da apporre idealmente sulla Terra, diventata un cimitero dopo il 14 luglio 1960. L’epigrafe recitava:

“L’uomo feroce che azzannando sé stesso si reputa diverso da colui che azzanna: qui giace il suo nulla”.

Una tragedia familiare

Ma come mai un’intera famiglia di persone normali e perbene era caduta in questo delirio? Il motivo era stato una tragedia familiare. Nel 1954 la famiglia Bianca viveva tranquilla quando la figlia minore Wilma, una bella ragazza di ventisette anni, aveva cominciato a comportarsi in modo strano. Pronunciava frasi misteriose che nessuno capiva. Suo padre, funzionario della Procura della Repubblica, l’aveva fatta visitare da vari medici che l’avevano dichiarata perfettamente normale. Poi Wilma si era ammalata gravemente morendo in breve tempo, ma prima di morire aveva confidato alla madre: “Muoio per il bene dell’umanità”.

Pochi giorni dopo i funerali della ragazza, in casa Bianca ebbero inizio manifestazioni soprannaturali. Wilma usava un profumo francese di cui non aveva mai voluto dire il nome. “È il mio profumo: quando lo sentirete vorrà dire che io sarò presente, accanto a voi”. Un fiore secco, colto sulla tomba di Wilma e messo in un vaso, secondo i genitori aveva ripreso vita e colori emanando proprio quel profumo.

I familiari di Wilma si misero in contatto con lei, facendo delle sedute spiritiche. “Quello fu il “ponte” che ci allacciò al cosmo”, spiegava sorella Wamthar. La vita della famiglia ne fu sconvolta. Pian piano, sfruttando quell’immaginario ponte tra il mondo reale e quello degli spiriti, il dottor Elio Bianca si trasformò in fratello Emman. I suoi lo seguirono ben presto.

Intermediazione con l’aldilà

Dopo un primo periodo di sedute spiritiche Emman si accorse di essere capace di “intermediazione”, cioè la forma medianica più eccelsa. Nei suoi appuntamenti soprannaturali intervenivano adesso Entità Arcangeliche e famosi poeti e filosofi defunti: D’Annunzio, Carducci, Lao Tse; quest’ultimo gli tenne addirittura un vero e proprio corso di filosofia a puntate.

Sorella Wamthar raccontò ai giornalisti che a poco a poco il segreto fu condiviso da altri. Il 7 aprile del 1954 Emman e un suo amico, fratello Koren, videro commossi una luce accecante nella stanza. Quasi tramortiti udirono la voce del Logos Supremo: “Elio, Tito, degni del compito mi apparite ora. Io vi vedo e mi glorifica la vostra bellezza di spirito e d’amore”.

Un’Opera ponderosa

Da allora il Logos giunse puntuale ogni mattina, riempiendo anche dieci o dodici cartelle pazientemente dattiloscritte da sorella Wamthar. Le cartelle, nel 1958, erano ben diecimila, formando un’Opera compilata e schedata in ogni sua frase e riferimento. L’Opera preparava gli adepti alla «resurrezione spirituale dell’umanità». Non solo, ma aveva anche fini pratici. Insegnava infatti una nuova lingua detta “olosemantica monotematica”, che avrebbe evitato il formarsi di una nuova Torre di Babele.

I messaggi del Logos, a volte, erano anche di tenore meno imponente. I vari poeti che partecipavano dettavano opere inedite. Ad esempio Alfieri componeva una tragedia a episodi, Leopardi aveva già trasmesso 70 inediti mentre l’infaticabile Carducci ben 196.

Minuziose istruzioni

Ma come si sarebbe svolta l’Apocalisse? Il Logos era stato molto preciso. Il 14 luglio 1960 il collaudo di una bomba al mercurio avrebbe provocato una reazione a catena in tutte le miniere di mercurio della Terra, finché non sarebbe sopravvenuta una fase di “stupor”. “Poiché il mercurio solidifica a 37 gradi sotto zero”, spiegava il presidente della Comunità, fratello Divus, “la Terra in quel momento avrà questa temperatura”.

Occorreva una sede per la Comunità, che doveva essere situata alle pendici del Monte Bianco per i motivi spiegati prima. Gli adepti trovarono un rifugio alpino: il Pavillon. Il proprietario chiedeva sei milioni per l’acquisto, oppure mezzo milione l’anno di affitto. Dopo una lunga trattativa si convinse a cederlo in comodato gratuito. La sola clausola era di fare migliorie e arredarlo.

Il rifugio “Le Pavillon”

“Tutto ciò che facciamo ci viene detto dal Logos”, spiegava Emman. “La sistemazione della cucina è opera Sua. Sempre secondo la Sua volontà sono state disposte le seggiole di gommapiuma e i tubi al neon nella saletta del tempio. Ora dobbiamo costruire un nuovo rifugio per contenere i primi settanta adepti della Comunità che arriveranno. Per i fondi non ci preoccupiamo: poiché è scritto, li avremo”.

La fine del mondo si avvicina

Passarono altri anni e, via via che la data fatidica si avvicinava, l’opinione pubblica cominciò ad interessarsi sempre più a quello strano gruppetto. Anche quelli che li avevano sempre presi in giro, considerandoli semplicemente degli stravaganti, cominciarono a chiedersi se Emman avesse ragione e una terribile catastrofe attendesse davvero l’umanità.

Emman cominciò a ricevere le visite dei giornalisti. Le foto dell’epoca ci mostrano un uomo non molto alto, robusto, il viso gioviale e la barbetta da alpino. Non certo il profeta emaciato e solenne che le sue predizioni potevano fare immaginare.

Emman raccolto in meditazione

Le sue sicurezze forse cominciavano a vacillare. In un’intervista del 10 luglio 1960 Emman ventilò l’ipotesi che l’Apocalisse potesse anche non avvenire. Le rivelazioni avute potevano essere soltanto una specie di avvertimento, un’esortazione da parte del Logos a cambiare vita verso un piano più spirituale. Comunque, disse, “numerosi indizi dimostrano che la giornata del 14 sarà la più adatta per il cataclisma. Tenendo conto che sette è il numero perfetto, si osservino i numeri della data. Luglio è il settimo mese dell’anno, quattordici è il doppio di sette. Infine, sommando i numeri che compongono la data 1960, il totale è sette”. “Veramente”, obiettò allora qualcuno, “il risultato è sedici”. “Niente affatto”, rispose pronto fratello Emman, “poiché il nove deve essere escluso: non conta assolutamente nulla”.

Ma la fine del mondo non arriva

Il fatidico 14 luglio 1960 venne e passò, e ovviamente non successe nulla; fratello Emman, quindi, si presentò ai giornalisti. Con la massima disinvoltura (vera o simulata) annunciò che evidentemente c’era stato qualche disguido nella trasmissione dei messaggi. Ammise di aver sbagliato nell’interpretazione delle parole del Logos.

Fratello Emman e il suo entourage annunciarono di voler comunque rimanere al Pavillon per il resto dell’estate. La mancata apocalisse diventava così una tranquilla e rigenerante vacanza in montagna. Non andò così bene per molti altri di quelli che avevano raggiunto il Monte Bianco in previsione del finimondo. Un gruppo di trenta torinesi, ad esempio, era rimasto senza soldi e dovette tornare in Piemonte con mezzi di fortuna. Altri avevano addirittura lasciato il posto di lavoro e chiuso il contratto d’affitto di casa loro.

Quello stesso giorno il Corriere della Sera pubblicò un articolo di Dino Buzzati. E’ un autentico capolavoro di ironia, di cui pubblichiamo uno stralcio (è disponibile online qui per gli abbonati):

“Ci perdoni il «fratello Emman», capo della Comunità del Monte Bianco (con la quale i cosiddetti testimoni di Geova non vogliono assolutamente essere confusi) ma la sua profezia è un capolavoro di inopportunità. Possibile? Far succedere la fine del mondo quando i galantuomini, seduti a tavola, stanno sbucciando una pesca, o assaporano il caffè o, peggio ancora, hanno appena iniziato il santo sonnellino pomeridiano! Una seccatura simile proprio nella pausa di distensione pomeridiana che fa respirare di sollievo l’umanità affaticata. È inammissibile. E contrario a tutte le regole della buona creanza. Alla fine del mondo — la cosa è addirittura elementare — si addice la sera, allorché le preoccupazioni e il travaglio del lavoro si placano, e l’animo desideroso di svago, si rivolge volentieri a cose vivaci ed elettrizzanti come può essere appunto l’Apocalisse. Pazienza. Facciamo buon viso a cattivo gioco, e non mostriamoci troppo indispettiti se i quattro famigerati cavalieri suoneranno alla porta di casa nostra a un’ora così indebita. Ma il «fratello Emman» abbia un po’ più di buon gusto, la prossima volta”.

Conclusione

Non sappiamo cosa accadde in seguito a Fratello Emman e ai suoi familiari e discepoli. L’ultima notizia che abbiamo trovato è un articolo datato 15 luglio 1960 in cui si annuncia il loro imminente ritorno a Milano. Probabilmente pian piano la famiglia rientrò nella normalità della vita domestica. E’ quello che in fondo ci auguriamo: almeno, stavolta, si trattava di un profeta simpatico e innocuo a differenza di tanti altri.

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