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Alicia Erazo, da QAnon a Trump

Alicia Erazo, da QAnon a Trump

Da mesi diffonde video su Facebook, inneggiando al paladino Trump e a QAnon. Ecco chi è la trumpista Alicia Erazo

alicia erazo

Capire chi è Alicia Erazo non è semplice. Sembra strano. Eppure, anche se conosciuta per i suoi numerosi video, non semina “briciole”. È una che sa come muoversi in rete. In altre parole: «è trincerata quanto basta». Tuttavia, con un po’ di tempo e parecchio impegno, siamo riusciti a capirci qualcosa. Le informazioni che siamo riusciti a reperire non sono molte, ma servono quanto basta per farci capire chi è Alicia Erazo, probabilmente la più nota trumpista d’Italia. Iniziamo col dire che faceva la giornalista per la CNN en español, e che è arrivata in Italia dall’Ecuador 20 anni fa e tutt’ora vive in Lombardia.

Ha legami lavorativi con il famoso diacono argentino Jorge Sonnante, nella quale durante le dirette fa da traduttrice del diacono per alcuni canali YT. Questo “prelato” è noto in Sud America per sostenere alcuni complotti, tra cui i micro-chip sottocutanei e vaccini avvelenati. È perfino un conspiracy theorist del covid. Uno di quelli convinti che il virus sia stato prodotto in laboratorio per un piano ben preciso. Inutile sottolineare che anche lui, come la Alicia Erazo, è un trumpista, sostenitore del complotto QAnon.

Nel post la Erazo lancia un chiaro messaggio “Q”, riguardo il “Pizzagate

I diritti umani

Si mostra al grande pubblico nel 2013, quand’è corrispondente italiana per Conape, presso l’Ufficio Centrale Insurgentes, sito al No.2, Col. Centro, Almoloya de Juárez, Stato del Messico, Messico, CP 50900. Ma lavora dall’Italia.

A giugno del 2014, in veste di giornalista, Alicia Erazo è presente agli Stati Generali delle Donne, patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico, alla premiazione di «Donne che ce l’hanno fatta»

Momenti di pathos si sono alternati a battute ironiche e non è mancata la suggestione del gospel di Diana Adu Biney, giornalista e cantante ghanese, fra le insignite. Giornalista come lei, Alicia Erazo dall’Equador, ha auspicato una comunanza al femminile delle straniere con le italiane: «Ora che siamo in prima fila e nessuno ci toglie più».

Estratto dell’articolo e citazione di Alicia Erazo

Siamo al 28 settembre del 2015. Anche in questa edizione la Erazo è presente alla 3^ giornata degli Stati Generali delle Donne, sempre come giornalista, nella sezione: donne latino-americane.

La lista dei partecipanti

A Varese, L’8 giugno 2015, riceve il premio European Award 2015: un conferimento al talento, alla perseveranza e alla dedizione di aziende e di singoli professionisti del networking.

Abbandonata la CNN en español, nel 2016 lavora come redattrice per Milano Etno TV, in cui scrive tre articoli.

Nel 2017 riceve il premio Napolitans Ganadores, sezione Global Democracy Awards (premio a pagamento) come giornalista del Corriere Nazione. Nello stesso anno inizia ad interessarsi ai diritti dei minori. Il 7 novembre viene invitata a Mimose spezzate, un meeting contro la violenza sulle donne.

Nel 2018 ritorna a occuparsi nuovamente di diritti umani nel suo Paese (l’Ecuador) e nel resto dell’America Latina. Questa mission la svolge sempre dalla Lombardia.

A Milano, il 21 ottobre del 2019, organizza il Congresso Internazionale Diritti umani e lotta all’impunità

Iniziano le bufale della Erazo

Con l’emergenza covid, il 20 marzo 2020, in veste di “alto commissario dei diritti umani” del CIDHU, posta un video su YT nel quale invita «los hermanos» ecuadoregni a «restare a casa» poiché il virus è pericoloso.

La stessa Alicia Erazo nei giorni seguenti dichiara che il CIDHU fa parte dell’ONU, ma in realtà è un’associazione ecuadoregna. Lo dimostra il prefisso internazionale di telefono 00593 e la provincia di Imbarura, presenti nel blog del CIDHU. Oltretutto non c’è nessun logo dell’ONU e nessun recapito che la colleghi a questa. Strano per un’associazione capitanata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il 25 marzo si accoda all’ondata nazionale di infodemia su un vecchio video di TG Leonardo, riguardo la presunta origine del Coronavirus creato in laboratorio. In questa bufala cadono anche alcuni politici dediti alla piazza.

Su Facebook, il 27 marzo, posta questo messaggio: PLACCHINOL (Plaquenil) Y LA AZITROMICINA, ESTARÍAN CURANDO A UN PACIENTE COVID-19 EN ECUADOR!

Post in cui afferma che con il Plaquenil e la azitromicina starebbero curando un paziente

Come se non bastasse il delirio della cospirazione QAnon, il 19 aprile la Erazo sui social crea gli hashtag NonFateviVaccinare e NonScaricateLAPPdiTraciamentoNeiVostriCellulari

Ma la Erazo sa cose che nessuno sa, così il 21 maggio — tramite un canale YT —, con un video annuncia che «Mattarella avrebbe sventato un colpo di Stato dovuto alle restrizioni di Conte per la pandemia di covid».

Il 24 maggio tuttavia da il meglio di se. In questo video la Erazo afferma di aver tenuto una videoconferenza con un importante personaggio italiano — non si tratta di un politico —, il quale parlerà con un funzionari di Washingnton che a sua volta parlerà con il segretario di Stato americano Mike Pompeo che riferirà a Trump il rapporto dei soprusi di Conte sul popolo italiano (che al mercato mio padre comprò…)

Il 30 maggio si spoglia degli abiti trumpisti e ritorna ad occuparsi di Diritti Umani, presentandosi alla manifestazione svoltasi a Milano, in piazza del Duomo: il video.

Il 5 settembre, invece, scende in piazza con i negazionisti del covid, durante la manifestazione svoltasi a Roma in piazza Bocca della Verità. In questo messaggio, scritto da un’altra persona poiché la Erazo era bloccata da Facebook, si cita “Piazza picca della verità”, dalla serie: non si sa nemmeno dove andremo, ma l’importante è uscire di casa.

Un buco di 23 giorni

Quello che ci chiediamo è che cosa sia successo dal 27 marzo 2020, giorno in cui invitava i suoi compatrioti a restare a casa, vista la pericolosità del covid, sino ad arrivare al 19 aprile, quando iniziò a inneggiare anche lei alla «libertà» e alla «dittatura sanitaria». Che in soli 23 giorni sia passata dai Diritti Umani ai diritti di protesta?

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