L’autostoppista fantasma, una leggenda secolare

L’autostoppista fantasma, una leggenda secolare

Una leggenda metropolitana riguarda l’autostoppista fantasma. Nei Paesi anglosassoni è conosciuta comeVanishing Hitchhiker, mentre in Italia…

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L’autostoppista fantasma, solo belle ragazze?

Una leggenda metropolitana tra le più diffuse è quella dell’autostoppista fantasma, meglio conosciuta comeVanishing Hitchhiker. Nella variante più comune si tratta di una persona che, viaggiando in automobile di notte lungo una strada deserta, vede qualcuno che fa l’autostop (solitamente una bella ragazza). Si ferma, la fa salire in auto, poi l’autostoppista si fa lasciare in un luogo un po’ strano come una villa isolata oppure addirittura un cimitero. L’indomani il conducente, incuriosito, torna sul posto e scopre che la villa è disabitata da anni. A volte scopre che la ragazza della sera prima è morta e sepolta proprio in quel cimitero.

Una storia molto antica quella dell’autostoppista fantasma

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L’imperatore Adriano

Si tratta di un tema molto antico, diffuso praticamente in tutto il mondo. Una delle prime testimonianze scritte è il racconto della Sposa di Anfipoli, contenuto nel Libro delle Meraviglie scritto nel II secolo d.C. da Flegonte di Tralle, liberto e segretario dell’imperatore Adriano. Un uomo viene ospitato da una famiglia per una notte, durante la quale riceve la visita di una ragazza bellissima. Dopo alcune ore d’amore lei gli lascia in pegno la sua fascia pettorale (antenata del reggiseno). L’indomani egli scopre che la sua amante notturna altri non era che la figlia dei padroni di casa, morta qualche tempo prima.

Il fenomeno viene studiato

Il primo studio sistematico dell’autostoppista fantasma fu intrapreso nel 1942-1943 dai folcloristi americani Richard Beardsley e Rosalie Hankey. I due studiosi raccolsero in tutti gli Stati Uniti 79 resoconti scritti di incontri con autostoppisti fantasma, individuando quattro versioni diverse:

  1. Storie in cui l’autostoppista dà un indirizzo dove intende andare. L’indomani l’automobilista viene a sapere di aver dato un passaggio a un fantasma.
  2. Storie in cui l’autostoppista è una vecchia che profetizza un disastro o la fine della guerra. Le successive indagini rivelano che è deceduta.
  3. Storie in cui una ragazza viene incontrata in un luogo di intrattenimento. Lascia qualche segno (spesso il cappotto o il giubbotto preso in prestito dall’automobilista) sulla sua tomba a conferma dell’esperienza e della sua identità.
  4. Storie in cui l’autostoppista viene successivamente identificato come una divinità locale (ad esempio la dea Pele alle Hawaii), oppure un santo.

Malgrado la leggenda metropolitana dell’autostoppista fantasma sia più tipica nel mondo anglosassone, non mancano gli esempi nostrani.

Casi italiani

Nel febbraio 1977, ad esempio, due giovani del milanese riferirono di aver dato un passaggio a una donna anziana e infreddolita. Fatta accomodare in auto la vecchina sospirò e disse: “Evitate Milano la sera del 27. Ci sarà un terribile terremoto che distruggerà mezza città”. I due giovani si girarono a guardarla e videro che la donna non c’era più.

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La notizia secondo il “Corriere d’Informazione”

Inutile dire, ovviamente, che non avvenne nessun cataclisma. Come pure in un’altra apparizione del gennaio 1981 a Napoli. In questo caso una vecchia chiedeva un passaggio e nel viaggio invitava a non piangere per il 23 novembre successivo (anniversario del disastroso sisma dell’Irpinia) perché stava per accadere un prossimo cataclisma ben peggiore, un maremoto o un’eruzione. Subito dopo chiedeva di scendere e andava via.  

La leggenda si aggiorna

Dopo i tragici fatti dell’11 settembre 2001 iniziò a circolare un’evoluzione della versione più classica. Un uomo dall’aspetto mediorientale si trovava in coda alla cassa di un ipermercato. Al momento di pagare scopriva di non avere soldi, la cassiera era inflessibile, una signora dietro di lui si impietosiva e pagava la sua spesa. L’uomo ringraziava commosso poi, parlandole all’orecchio, avvertiva la donna di non recarsi in quel centro commerciale nel fine settimana perché sarebbe accaduto qualcosa collegato ai recenti atti terroristici.

La Vecchina di Vico Librai

Un’altra leggenda metropolitana può essere considerata una variante della storia base: è quella della Vecchina di vico Librai, famosa a Genova.

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Vico e piazzetta dei Librai in una foto d’epoca

Ogni cinque anni, nel periodo tra Natale e Capodanno, una misteriosa vecchina fermerebbe i passanti nel centro storico della città per chiedere loro, in stretto dialetto genovese, come raggiungere vico Librai. I passanti ovviamente non sanno cosa dirle. Vico Librai faceva parte della zona detta di via Madre di Dio che subì pesanti bombardamenti durante l’ultima guerra. Alla fine degli anni ’60 fu definitivamente demolita per costruire un nuovo complesso edilizio.

L’incontro con la vecchina avviene generalmente durante una giornata di neve. Nel 1994, addirittura, sarebbe entrata in un bar chiedendo un bicchiere di latte, lasciando sul bancone un vecchio borsellino contenente un’immagine sacra, una chiave e qualche moneta degli anni ’40.

Non mancò ovviamente una medium che disse di aver identificato la vecchina con una certa Maria Benedetti, morta sotto un bombardamento nel 1944

Perchè affascina ancora questa storia?

C’è da chiedersi perché queste storie così improbabili continuino ad affascinare anche al giorno d’oggi. L’antropologo Paolo Apolito insegnante di Antropologia Culturale all’Università di RomaTre e di Salerno — parlando dell’apparizione napoletana di cui sopra, dice che:

Il contesto metaforico di mediazione tra vivi e morti in cui si svolge la profezia non è in un posto stabile dei vivi, né in un luogo dei morti, ma lungo il confine rappresentato dal viaggio, dal viaggiare, simboli arcaici della morte. Mi sembra rilevante. Non tanto la profezia in sé, ma la narrazione collettiva di essa. (…) Ciò che era importante è che si parlava e si allontanava con ciò la paura, attraverso un ritrovarsi collettivo. D’altra parte la previsione del giorno e dell’ora esatti era una garanzia che il terremoto non sarebbe più arrivato all’improvviso. La profezia rivela un meccanismo collettivo di auto-rassicurazione e di controllo rituale del tempo.

Di Paolo Apolito

Il successo di questa leggenda metropolitana, come pure di quasi tutte le altre, è da ritrovarsi nella semplicità della narrazione e nel fatto che si svolgono in situazioni (la strada, il bar) di ogni giorno. Ci si ritrovano, inoltre, i racconti di paura che un tempo la gente faceva attorno al fuoco, che la sicurezza di essere in compagnia di altri esorcizzava. Oggi questi racconti si trasmettono sui social, ma il meccanismo di base rimane lo stesso.

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