Azov e Wagner, cugini di crimini

Azov e Wagner, cugini di crimini

Il gruppo mercenario russo Wagner e il battaglione ucraino Azov si sono entrambi macchiati di crimini di guerra. Uno non è meglio dell’altro. L’unica differenza è che uno invade mentre l’altro difende

Dire quale sia il peggior «squadrone della morte» tra il gruppo Wagner e il battaglione Azov non spetta noi, per due motivi. Il primo ne scaturirebbe un botta e risposta grottesco e infantile, dai toni: Il battaglione Azov è più crudele dei russi, si ma il gruppo Wagner commette crimini assurdi. E allora l’Azov che ha ucciso centinaia di persone ucraine? Ma allora il gruppo Wagner che spara sui civili?…[…]…”. Seconda cosa non siamo in grado di giudicare chi ha commesso più crimini, dal momento che come la stragrande maggioranza scriviamo da dietro una scrivania e non da un campo di battaglia. Quello che ci limitiamo a fare è capire. Capire come mai per arginare un’alluvione si sono usati degli idranti e non dei sacchi di sabbia.

Capire il motivo per il quale per denazificare l’Ucraina dalle presunte centinaia di migliaia di nazisti che la popolano, il Cremlino ha dovuto usare nazisti fatti in casa come quelli del gruppo Wagner. Capire da dove nasce la convinzione che l’Ucraina sia la fucina mondiale del nazionalsocialismo, in una sorta di Progetto Lebensborn al fine di istruire milioni di carogne pronte a ribellarsi allo zarismo. E così per contrastare il progetto nazi-ucraino Putin ha pensato bene di inviare sul suolo «nazificato» dei veri nazisti con licenza di uccidere. Quel che è certo è che sia l’Azov sia il Wagner in questi ultimi anni si sono macchiati di crimini orribili contro persone inermi, per cui l’unica differenza è che uno invade mentre l’altro difende.

Il btg. Azov e i crimini di guerra

Wagner Azov
Stemma del battaglione Azov

Il btg. Azov è noto per essere un gruppo di chiara matrice neonazista. È inutile girarci attorno e scorgere solo dei bravi ragazzi pronti a sacrificarsi per il proprio Paese. Anche se difficile, a volte bisogna essere obiettivi e per un istante smettere di simpatizzare per chi sta facendo il mazzo agli invasori. La wolfsangel sullo stemma del btg. Azov, ad esempio, era usata dai nazisti della prima ora ancor prima della svastica giusto per intenderci. Un gruppo di ultranazionalisti arruolati da Kiev.

A scriverlo in questo articolo è la rivista statunitense The Nation, rimarcando il fatto che l’Ucraina è l’unico Paese al mondo ad aver tra le fila delle proprie forze armate un gruppo neonazista. Per chi ancora non lo sapesse, il btg. Azov si è macchiato di crimini di guerra. A rivelare i fatti è stata l’OHCHR, che tra il 2015 e il 2016 ha denunciato il battaglione per torture, razzie, e violenze gratuite tra cui lo stupro di una disabile. Anche l’OSCE, nel 2014, ha espressamente chiesto al governo di Kiev di porre fine ai soprusi perpetrati dalla Azov.

“Here is an account of a self-defense fighter Yuriy Slusar who was beaten with a saw chain and received threats of violence to his wife and daughters, ‘On 4 November I was arrested by the Azov and SBU men when. I was at work in the town of Druzhkovka”.

Una delle testimonianze sul documento dell’OSCE

Denys Prokopenko, comandante Azov

Il maggiore, Denys Prokopenko

Al comando del battaglione c’è Denys Prokopenko, soprannominato Rèdis. Di lui si sa poco. Ha 31 anni, è laureato in lingue, è un ex ultrà della Dinamo Kiev ed è riuscito a conquistarsi il grado di maggiore grazie alle sue doti di leadership e per il coraggio dimostrato. Da poche settimane il presidente ucraino Zelensky gli ha conferito la più alta onorificenza del Paese, ovvero: “Eroe dell’Ucraina“. Ed è proprio per questo motivo che i crimini di Prokopenko sono stati cancellati da ogni sito ucraino ― qualora ce ne siano ― evitando propaganda da parte russa.

Avrà qualche svastica tatuata sul cuore, ma al momento non l’ha ancora mostrata in pubblico o forse ci eravamo distratti. Tutto può essere. Malgrado ciò, il simbolo della Das Reich che porta con orgoglio sull’uniforme è un indizio che ci lascia alquanto perplessi. I filo putiniani però non si arrendono. Vogliono screditare il comandante a tutti i costi e così, tra analfabetismo funzionale e arroganza da web diffondono la solita mala informazione. La fesseria più recente riguarda Kateryna Prokopenko, moglie di Denys Prokopenko, la quale poserebbe in questa foto facendo il saluto nazista. La foto in questione è un falso. Un’immagine che risale addirittura al 2010.

Ancor prima però i soliti boccaloni filo-ignoranza postarono la famosa foto in cui dei rappresentanti del battaglione Azov posavano orgogliosi con la bandiera della Hitlerjugend. Benché il saluto fascista sia vero, la bandiera è stata aggiunta. Anche in questo caso la foto è risultata manipolata. Ad analizzare l’immagine è stato Neal Krawetz, dottore informatico presso la Texas University, ricercatore forense di professione.

Immagine di Facta. La foto è stata analizzata dal ricercatore statunitense Neal Krawetz con Fotoforensics

Wagner: nome preso dal compositore caro a Hitler

Wagner azov
Stemma gruppo Wagner

Lo stemma portato sulle uniformi dai mercenari del gruppo Wagner è parecchio inquietante. All’interno di un mirino c’è un teschio digrignante. Un avviso di come la morte possa essere strafottente con i nemici. Già questo la dice lunga. Quelli del Wagner sono mercenari russi altamente addestrati per le incursioni “mordi e fuggi” e per la guerriglia urbana “casa per casa”. Perfette macchine da guerra pronti a tutto e privi di scrupoli: per loro la fede è il denaro, ma non solo quello proveniente dalla madre patria sia ben inteso.

Il nome “Wagner”, coniato dal colonnello Utkin, si rifà al compositore Richard Wagner, autore de La cavalcata delle valchierie e de L’anello del Nibelungo, divenute colonne sonore del regime nazista, adorate da Hitler. Ad accomunare il temuto gruppo Wagner ai loro cugini ucraini del btg. Azov sono gli ideali nazisti e l’efferatezza delle missioni che il più delle volte sfociano in crimini. Il gruppo mercenario è stato protagonista in diversi teatri di guerra, come ad esempio in Repubblica Centroafricana; Sudan; Crimea; Libia; Venezuela e Siria.

I crimini di guerra dei Wagner

A denunciare i crimini contro l’umanità è stata l’OSCE, che nel 2020 ha condannato la Russia per l’impiego del gruppo Wagner. Stando al rapporto i mercenari russi avrebbero inasprito i conflitti durante la loro presenza nei territori e peggiorato le situazioni umanitarie nei Paesi in cui operavano. In poche parole i mercenari del Cremlino sparavano indistintamente a chiunque, animali compresi. Per chi non lo sapesse il Wagner è uno tra i gruppi paramilitari più segreti in Russi, usato come fosse un’arma proibita.

A confermare ciò che già si sapeva è la BBC, in questo articolo. La strana coincidenza ― o forse non lo è ― è che il gruppo Wagner ha sede in Argentina, guarda caso patria di moltissimi ex nazisti fuggiti dall’Europa nel 1945 attraverso le ratline e approdati in città divenute asilo come ad esempio San Carlos de Bariloche. Quel che è certo è che il colonnello Utkin, adesso ritiratosi dalle azioni mercenarie, prima di fondare i Wagner ha prestato servizio con la famosa Moran Security Group: agenzia tra le più prestigiose al mondo nel fornire mercenariato.

Dmitrij Utkin, comandante Wagner

Il colonnello Dmitrij Utkin

Il comandante e ideatore del Wagner è il colonnello Dmitrij Utkin. Un personaggio tutt’altro che rassicurante, dai trascorsi nel Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie (GRU): organizzazione governativa di spionaggio militare russa. Al contrario del suo collega ucraino Prokopenko, di lui possiamo garantire che è un fanatico nazista.

A dimostrarlo è un selfie che il colonnello mercenario dei Wagner si è fatto come una specie di biglietto da visita al motto: “lasciami perdere o ti scanno!”. Oltre allo sguardo minaccioso, il colonnello Utkin ha tatuato sul petto l’aquila nazista e le rune delle SS. Domanda: ma se Putin ha visto il nazismo in Ucraina, perché tra le sue truppe di élite ha nazisti di questo stampo?

Il colonnello Utkin e la vicinanza a Putin e a Prigozin

Evgenij Prigozin è un oligarca russo nel settore della ristorazione. Ha stretti legami con il presidente russo, tant’è che è stato soprannominato “cuoco di Putin”. Prigozin è a capo di diverse aziende, tre delle quali sono state accusate di interferenza con le elezioni statunitensi del 2016. Il nome di Prigozin, difatti, è comparso sulla lista nera dell’FBI dei 13 cittadini russi i quali avrebbero finanziato la Internet research agency di San Pietroburgo. Prigozin ― secondo questo articolo de il The Washington Post ― sarebbe molto vicino economicamente al gruppo Wagner.

Ulteriore prova del coinvolgimento del “cuoco” con il gruppo di mercenari di Mosca sarebbe proprio il colonnello Dmitrij Utkin il quale, tempo fa, gli fece da guardia del corpo sino a diventare capo della sorveglianza privata dal magnate russo. Anche Putin sembra conoscere bene il mercenario dei Wagner, ritratto con lui al Cremlino e con il suo “cuoco” Prigozin. Legami alquanto ambigui quelli di Putin il quale, per denazificare un Paese, si serve di mercenari nazisti con sede legale in Argentina al soldo di trafficanti internazionali segnalati dall’FBI.

Mosca, Cremlino. Il primo da sinistra è Prigozin, in mezzo Putin e l’ultimo di destra è il colonnello Utkin
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