Chiarimenti su FaceApp

Chiarimenti su FaceApp

La famosa app che l’estate scorsa ci faceva invecchiare, ora ci fa cambiare sesso. Ma le nostre foto sono al sicuro?

Quello che sui social viene condiviso riguardo FaceApp, è disinformazione. Sino a pochi giorni fa l’app non era in linea con la GDPR europea, da come si leggeva sulle privacy policy. Dal 4 giugno 2020 però le «regole di approccio» sono state modificate. Le hanno rese più severe, in conformità alla GDPR europea, con molti chiarimenti in più (leggi privacy policy del 04/06/2020). Per questo ci è sembrato giusto dare alcuni chiarimenti su FaceApp.

Da chi è prodotta e gestita FaceApp?

chiarimenti su faceapp

Sono in molti a credere che FaceApp sia nata nel 2019 e sia di proprietà di Facebook, ma non è così. Scendendo nei dettagli si scopre che è stata lanciata nel gennaio 2017. A produrla è stata l’azienda russa Wireless, fondata da Yaroslav Goncharov, con sede a San Pietroburgo. Difatti la pagina di FaceApp su Facebook è nata il 27 gennaio 2017 (foto sopra).

A oggi conta quasi 786 mila persone ed è seguita su Twitter da 812 mila follower. Tuttavia, come possiamo vedere nella prossima foto, gli sviluppatori sono di Wilmington, nel Delaware, U.S.A. «Le nostre foto saranno rubate», si diceva l’estate scorsa. La bufala diceva che i russi avrebbero catturato le nostre immagini, per scopi sconosciuti. In effetti qualche domanda ce la siamo fatta anche noi.

chiarimenti su faceapp
Faceapp su Google Store

Poco importa il Paese, l’importante è che ciò non avvenga. Ecco perché dopo le tante domande fatte dagli utenti sull’utilizzo futuro delle loro foto, FaceApp ha modificato la privacy. Anche Chuck Schumer — membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti — si pose la stessa domanda. Il senatore difatti aveva invitato la Federal Trade Commission e all’FBI a indagare sulla sicurezza dell’app. Lo aveva chiesto dal momento che FaceApp dichiara che la loro sede è nel Delaware: un paradiso fiscale statunitense. Questo grazie alla società immobiliare Regus, la quale fa da appoggio con uffici virtuali per molte aziende straniere le quali vogliono apparire su territorio americano. Basta una casella postale.

Ma le nostre foto, dove finiscono?

Da come si legge sulla privacy policy: “le fotografie vengono temporaneamente memorizzate nella cache sui server cloud, durante il processo di modifica, e crittografate utilizzando una chiave memorizzata localmente sul dispositivo mobile. Le fotografie rimangono nel cloud per un periodo limitato di 24-48 ore dopo l’ultima modifica della fotografia, in modo da poter tornare all’immagine e apportare ulteriori modifiche se lo si desidera”.

I produttori precisano anche che «non utilizzano le fotografie fornite, durante l’utilizzo dell’app, per nessun motivo diverso dalla funzionalità di modifica». Oltretutto i byte dell’app non generato un traffico sufficiente da fare presupporre lo scaricamento delle foto. Per i video è la stessa cosa. I filmati vengono modificati localmente sul dispositivo dell’utente, senza fornirli all’azienda. Assicurano anche che non condividono e nemmeno “intrappolano” le nostre informazioni.

I dati che ci vengono richiesti, che fine fanno?

Appurato che non scaricano foto o video dalla nostra gallery, è giusto chiarire che comunque usano i dati forniti dal nostro device. Questo per migliorare il sito o per pubblicità. Tuttavia questo accade quando visitiamo qualsiasi sito o blog. La nostra visita lascia comunque tracce (leggi art i cookie ci rubano i codici pin). Quando entriamo in un sito o un blog nuovo informiamoci sulla privacy policy, al fine di evitare fastidiosi spam pubblicitari. Visto che l’app per cambiare sesso spopolerà anche questa estate, ci è sembrato giusto fare dei chiarimenti su Faceapp.

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