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COVID-19: effetti a lungo termine

COVID-19: effetti a lungo termine

Negativo non significa guarito. Superata la fase acuta della COVID-19, alcuni pazienti manifestano sintomi duraturi o tardivi. Si inizia a parlare di “Sindrome post-covid-19”, ovvero gli effetti a lungo termine.

Keyontae Johnson, 21 anni, è una star del basket dell’Università della Florida. Il 12 dicembre l’attaccante dei Florida Gators, durante una partita, è collassato ed è stato trasportato in condizioni critiche in ospedale. Grazie alle cure ricevute adesso si sta riprendendo. Il giovane atleta, che durante l’estate era risultato positivo al coronavirus, ha rischiato la vita a causa di una miocardite acuta. Il malore che lo ha colpito potrebbe essere uno tra gli effetti a lungo termine della COVID-19. Infatti diversi studi sono stati condotti per valutare le condizioni di salute di giovani dopo l’infezione. Molto spesso sono stati trovati segni di miocardite e pericardite. Quanto è accaduto a Johnson non è quindi un evento isolato.

Long Covid.

Sono passati molti mesi da quando un nuovo coronavirus ha fatto la sua comparsa e, con sorprendente rapidità, si è diffuso in tutto il mondo. La pandemia ha stravolto le nostre vite, ha messo in crisi i sistemi sanitari più avanzati ed ha compromesso l’economia globale. Durante i primi mesi dell’epidemia, mentre i governi varavano misure per contenere la diffusione del contagio e gli ospedali lottavano strenuamente per non venire travolti dalla montante marea di casi, la ricerca si è concentrata sul trattamento o sulla prevenzione della malattia. Adesso che milioni di pazienti sono guariti è possibile iniziare ad osservare gli effetti a lungo termine della COVID-19.

Nelle epidemie precedenti.

Spesso le infezioni possono avere effetti che vanno ben oltre la fase acuta della malattia, questa è una cosa ampiamente risaputa. Il morbillo, ad esempio, provoca un’amnesia del sistema immunitario che lascia chi ne è guarito più vulnerabile ad altre infezioni. I ricercatori hanno registrato sintomi persistenti anche dopo l’infezione causata da un altro coronavirus, il SARS-CoV-1, quello che ha originato l’epidemia di SARS (severe acute respiratory syndrome) nel 2002–2003.

I pazienti guariti da SARS a Toronto hanno sofferto d’affaticamento persistente, dolore muscolare, depressione e sonno disturbato che hanno impedito loro di tornare al lavoro fino a 20 mesi dopo l’infezione. Ad Hong Kong il 40% dei 233 sopravvissuti alla SARS era affetto da affaticamento cronico ancora dopo 3-4 anni. Che possano esserci delle persone che manifestino sintomi anche a distanza di mesi dalla fase acuta della COVID-19 non è poi così sorprendente.

Long haulers.

La maggior parte delle persone che guarisce dalla COVID-19 sembra riprendersi e tornare alla vita normale nel giro di poche settimane. Alcuni pazienti, però, continuano a presentare dei sintomi anche a distanza di settimane o mesi dalla fase acuta della malattia, per qualcuno questi sintomi non sono mai scomparsi. Sebbene siano le infezioni più gravi a causare i peggiori effetti a lungo termine, anche chi ha avuto una forma lieve della malattia può manifestare disturbi persistenti o tardivi.

Sindrome post-covid-19.

La nostra conoscenza di quella che inizia ad essere chiamata “sindrome post-Covid-19” è ancora molto limitata e in continua evoluzione. Alcuni dei fatti qui riportati potrebbero venire rapidamente superati e resi obsoleti dall’emergere di nuove evidenze. I sintomi segnalati con maggior frequenza sembrano essere: stanchezza cronica, fiato corto, tosse, dolori articolari, dolore al petto, nebbia cognitiva, difficoltà di pensiero e di concentrazione, depressione, dolore muscolare, mal di testa, febbre intermittente e palpitazioni cardiache. Per fare chiarezza sulle conseguenze a lungo termine dell’infezione da SARS-CoV-2 sono già in corso studi pluriennali.

Una malattia multisistemica.

La COVID-19 colpisce principalmente i polmoni, ma non è semplicemente una malattia dell’apparato respiratorio e in alcuni casi i polmoni non sono l’organo più colpito. L’infezione da SARS-CoV-2 provoca una malattia multisistemica che può aggredire molte differenti sedi dell’organismo. Fra gli organi ed i sistemi che possono essere coinvolti ci sono:

Polmoni

I polmoni sono gli organi più colpiti dall’infezione. Già a marzo le prime immagini mostravano danni molto estesi. Col tempo le lesioni tendono a migliorare, ma molti pazienti hanno sintomi duraturi e in alcuni casi il danno potrebbero essere permanente.

Sistema nervoso

La perdita del gusto e dell’olfatto sono sintomi tipici dell’infezione. Queste manifestazioni della malattia possono apparire come delle simpatiche bizzarrie, ma dimostrano che il virus può influenzare il sistema nervoso. Altre manifestazioni neurologiche della COVID-19 (ictus, emorragia cerebrale e perdita della memoria) possono essere molto più spaventose.

covid-19 effetti

In qualche caso i pazienti hanno subito un deterioramento della mielina, una guaina protettiva che avvolge i neuroni ed è irreversibilmente danneggiata in alcune malattie neurodegenerative. Più di rado sono state segnalate delle complicanze ai nervi periferici, con un danno tipico della sindrome di Guillain-Barré, un disturbo in cui il sistema immunitario attacca i nervi. Chi ha mostrato sintomi neurologici non era necessariamente gravemente ammalato o ricoverato in terapia intensiva.

Cuore

Molti pazienti guariti dalla COVID-19 subiscono qualche tipo di danno al cuore, anche chi ha avuto sintomi lievi e non aveva precedenti patologie cardiache. Le manifestazioni cardiovascolari della malattia sono molteplici: aritmie, sindrome coronarica acuta e tromboembolia. La SARS-CoV-2 può causare l’infiammazione del cuore e dei tessuti circostanti. Non è raro che una miocardite o una pericardite venga diagnosticata anche in giovani apparentemente asintomatici. Nel futuro questo potrebbe comportare un aumento del rischio di sviluppare altre complicazioni cardiache.

Vasi sanguigni

Tra gli effetti a lungo termine della COVID-19 c’è anche l’infiammazione dell’endotelio, e quindi dei vasi sanguigni, la quale riveste una particolare importanza dato che aumenta il rischio di formazione di trombi. I coaguli più grandi possono causare infarto oppure ictus, mentre quelli più piccoli potrebbero bloccare i vasi di dimensione minore (capillari) ed essere una delle cause del danno a carico del cuore e di altre parti del corpo, come i polmoni ed i reni.

Le conseguenze a lungo termine, le vedremo «a lungo termine».

Solo alcuni pazienti sembrano manifestare effetti a lungo termine, tuttavia le persone infettate sono milioni e anche una percentuale piccola implica che un gran numero di soggetti sta subendo conseguenze durature sulla propria salute. La reale portata della sindrome post-Covid-19 non è ancora nota, come impatterà sulla salute delle persone deve essere ancora compreso. Sarebbe raccomandabile di monitorare attentamente le condizioni di salute di chi è stato colpito dalla malattia. Quello che possiamo dire con certezza è che evitare di venire infettati è il miglior modo per prevenire gli effetti a lungo termine della COVID-19.

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