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Curiosità sulla missione Apollo 11

Curiosità sulla missione Apollo 11

Sono molte le curiosità sulla missione Apollo 11, aneddoti singolari e poco conosciuti. Alcuni sono dei piccoli particolari, altri sono gesti compiuti per non farci scordare che pur essendo eroi, i tre astronauti più famosi di ogni tempo erano soprattutto uomini

Senza dover per forza portare delle prove sullo sbarco lunare a chi non ci crede, voglio ricordare tre uomini che hanno segnato un pezzo di storia del nostro pianeta. Una missione coronata da alcuni aneddoti alquanto singolari, sfuggiti o dimenticati ai più, in quella che fu la più grande conquista scientifica della storia dell’uomo. Grazie al coraggio e al loro sacrificio, oggi ricorderemo Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, in una veste nuova.

La Terra sulla visiera di Buzz Aldrin

La prima curiosità sulla missione Apollo 11 è sicuramente sfuggita a molti di noi. Eppure la “foto del turista” è il più celebre scatto fatto da Armstrong ad Aldrin sulla Luna. Pochi di noi, però, si sono accorti di un particolare straordinario, il quale rende questa foto pregna di “umanità”. Una fotografia simbolo, passata di mano in mano negli anni da nonni a nipoti, sino ad arrivare ai giorni nostri. Il particolare in questione riguarda un semplicissimo pallino blu, impercettibile e isolato. Quel puntino, tuttavia, non è una semplice macchia sulla visiera ma raccoglie l’intero genere umano. Quel puntino è la Terra.

Luna, 1969, Buzz Aldrin. Immagine ingrandita de “la foto del turista”,

Nella foto si può intravedere il nostro pianeta (cerchiato di rosso), quasi fosse una madre che accudisce i propri figli in una missione pericolosa e con molte incognite. Una foto simbolo di vittoria che riassume lo sforzo e il prodigio della scienza, e con essa l’impegno di 400 mila persone. Un omaggio alla razza umana. Una sfida all’impossibile, se si pensa che nel 1969 il progresso informatico era agli albori.

Lo scherzo di Collins a Gunter Werd

La foto qui sotto, invece, è un banalissimo scatto, il quale non desta nessun interesse significativo. Tuttavia anche qui c’è un particolare molto bizzarro che denota una specie di apparente tranquillità. Nella foto infatti si vede Michael Collins salire sul mezzo che porterà lui e i suoi due colleghi alla rampa di lancio. Però lui, a differenza di Armstrong e Aldrin, ha un pacchetto appena dietro il depuratore di ossigeno. In teoria non ci sarebbe nulla di anomalo, poiché è tradizione che ogni astronauta omaggi gli assistenti al decollo con qualche pensiero. Collins però andò oltre. Conoscendo la passione per la pesca dell’ingegnere tedesco Guenter Werd, pensò bene di regalargli una trota puzzolente, morta da alcuni giorni. (Fonte Paolo Attivissimo, video).

le curiosità sulla missione apollo 11
Cape Canaveral, 16 luglio 1969. Collins con il pacchetto per Wendt

Un’altra curiosità sulla missione Apollo 11 riguarda sempre Collins, il quale fu protagonista di un primato assoluto, mai raggiunto prima. Per circa 24 ore rimase in assoluta autonomia sul modulo di comando. In orbita quando passò dietro la Luna si trovò ad essere l’umano più lontano dalla Terra, nonché il più isolato, anche dal punto di vista delle comunicazioni. Michael Collins e Buzz Aldrin sono ancora vivi ed entrambi hanno 90 anni.

Neil Armstrong: la sua foto più famosa e la “A” dimenticata

Luna, 1969. Neil Armstrong fotografato di schiena

Pur essendo il comandante della missione, nonché il primo uomo ad avere messo piede sulla superficie lunare, l’unica foto decente di Neil Armstrong è di schiena. Questo particolare, a cui quasi nessuno pensa, rappresenta un’altra curiosità sulla missione Apollo 11. Le foto che Buzz Aldrin fece ad Armstrong sono tutte di schiena, forse infastidito per essere sceso come secondo sulla Luna.

Nello sbarco, dopo aver comunicato a Houston che “stava scendendo dal LEM”, e dopo aver posato il piede sinistro sulla superficie lunare pronunciò la frase che tutti noi conosciamo: «That’s one small step for a man, one giant leap for mankind». Questa frase la scelse lui, ma al momento di pronunciarla lo stesso Armstrong ammise che probabilmente si dimenticò di dire la “a”, fornendo alla frase un senso leggermente diverso, poiché senza la “a” davanti a “man” il significato era “umanità” e non uomo. Alcuni sostennero che invece fu un’interferenza radio; tuttavia il significato che tutti conosciamo rimane invariato.

La comunione di Aldrin

La cosa che più di tutte si sa di Aldrin e che prima di scendere dalla scaletta, come da procedura, attese alcuni secondi per sondare la stabilità del terreno. Come da lui detto «ne approfittai per urinare, in quegli istanti». La cosa che forse non tutti sanno invece è che Aldrin, prima di uscire dal modulo lunare, fece la comunione. A preparargli il “kit” fu il pastore presbiteriano Dean Woodruff, il quale oltre all’ostia gli diede anche una piccola fialetta di vin santo. Nel suo libro Magnificent Desolation, lo stesso astronauta racconta di aver chiesto a Donald Slayton ― il tecnico che scelse gli astronauti adatti per camminare sulla Luna ― che cosa ne pensava in merito. Slayton a quella richiesta si disse favorevole, e così poco dopo l’allunaggio, prima che Armstrong scendesse dal LEM, Aldrin chiese a Houston “un momento di ringraziamento”, tenendosi sul vago.

Prog 1202

Pochi minuti prima di atterrare, il computer del LEM iniziò a lampeggiare. Ad inquietare i due astronauti fu una sirena, mentre sugli schermi del computer apparve una scritta gialla: “PROG 1202”. Il programma del computer andò in tilt per alcuni istanti. Nessuno sapeva cosa significasse quell’avviso, dal momento che non era mai apparso nelle molteplici simulazioni a terra. Armstrong e Aldrin non sapendo che fare chiesero spiegazioni a Houston, ma nemmeno i tecnici seppero come risolvere il problema. Il gruppo di informatici che seguiva la missione dissero che forse il computer si stava aggiornando, tornando inspiegabilmente all’inizio del suo ciclo. Probabilmente a causa delle troppe informazioni ricevute. Fu solo grazie a Steve Bailey, un 26 enne addetto ai sistemi radio, il quale consigliò di ignorare quel messaggio e di proseguire, evitando per un soffio l’annullamento della missione.

La lettera del disastro della Luna

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A scrivere la lettera, nel caso Neil Armstrong e Buzz Aldrin non fossero tornati sulla Terra, fu William Safire principale ghostwriter di Nixon . Probabilmente i due astronauti durante la missione non seppero mai di questo documento, anche se immaginavano che qualcosa sarebbe stato detto nel caso fossero morti. Si stabilì che dopo aver tentato di comunicare con gli astronauti, senza ricevere alcuna risposta, il presidente avrebbe convocato personalmente ciascuna delle due vedove. Poi, dopo aver comunicato che “la NASA aveva sospeso ogni contatto con gli astronauti”, un prete avrebbe proceduto al rito funebre come previsto per la sepoltura in mare, “affidando le anime dei due astronauti alle profondità degli abissi”. Concludendo la breve cerimonia con un Padre Nostro, Nixon infine avrebbe letto le righe riguardo il disastro.

Il testo

«Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c’è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c’è speranza per l’umanità nel loro sacrificio. Questi due uomini stanno donando le loro vite per l’obiettivo più nobile dell’umanità: la ricerca della verità e della conoscenza. Si addoloreranno le loro famiglie e i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere osato mandare due dei suoi figli verso l’ignoto.

Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini. Nei tempi antichi, gli uomini hanno guardato le stelle e hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa. Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell’Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori. Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c’è, da qualche parte, un piccolo angolo che sarà per sempre l’umanità».

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