Da Francis Drake a QAnon, quando la truffa fa rima con fuffa

Da Francis Drake a QAnon, quando la truffa fa rima con fuffa

Un astuto truffatore riuscì a spillare soldi a più di 70mila persone, inventando una fantomatica eredità lasciata dal corsaro Francis Drake. Cento anni dopo QAnon convince nello stesso modo migliaia di persone. I tempi cambiano ma i gonzi rimangono li stessi

I truffatori, si sa, non sono mai mancati. Fin dall’antichità sono esistite persone così ingenue da cadere nelle trappole più grossolane, tese da individui capaci di sfruttare le debolezze altrui per arricchirsi alle loro spalle. Uno di questi truffatori fu Oscar Hartzell, il quale riuscì nell’impresa di truffare la bellezza di 70.000 persone inventando una storia riguardo l’eredità del famigerato corsaro Sir Francis Drake. La cosa straordinaria è che i truffati, anziché avercela con lui, ebbero reazioni molto simili a quelle che vediamo oggi nei seguaci di QAnon o di altre teorie complottiste.

Il futuro truffatore, truffato

francis drake
Oscar Hartzell

Oscar Hartzell, che ben presto diventerà uno tra i più grandi venditori di fuffa della storia, fu un uomo di origini modeste. Nacque nel 1876 in una famiglia di contadini statunitensi dello Iowa. Sino al 1915 condusse una vita tranquilla come agricoltore e, occasionalmente, fece da aiutante allo sceriffo locale. In quell’anno però incontrò due personaggi che girando il Midwest promettevano a degli ingenui una quota dell’immensa eredità di Sir Francis Drake: famoso corsaro del 1500. Per accaparrarsi la fantomatica quota bastava far loro un versamento di alcune migliaia di dollari, i quali sarebbero serviti per le minuziose ricerche e per la causa in tribunale, ricevendo alla fine indietro diversi milioni di dollari.

Anche Hartzell fu uno di quelli che pagò la somma per quell’eredità, ma in breve tempo si rese conto di avere a che fare con dei truffatori. Ecco la genialità: invece di rivolgersi alla polizia e fare arrestare i truffatori pensò bene di sfruttare la storia per proprio conto, migliorandola.

Comincia la truffa de: l’eredità di Francis Drake

Nel 1921 inviò una lettera a tutte le persone che riuscì a trovare nel suo Stato, le quali di cognome facessero Drake. Raccontò loro una storia sensazionale, dicendo che secondo il racconto di Francis Drake — corsaro favorito della regina Elisabetta I d’Inghilterra, morto nel 1595 senza eredi — questo in realtà fu padre di un figlio illegittimo avuto proprio dalla regina. Per evitare lo scandalo quel figlio fu chiuso in prigione e morì senza mai entrare in possesso dell’eredità paterna.

Sir Francis Drake

Prima di questa triste fine, però, il figlio di Drake ebbe un discendente, e agli eredi di costui sarebbe spettata legalmente la fortuna del corsaro, ovvero: 22 miliardi di dollari.

Ai suoi truffati Hartzell disse di non poter fare il nome del “discendente” di Drake. Motivò il fatto dicendo che era a causa dell’ira delle “Corti Segrete d’Inghilterra” , le quali incaricarono lui ad occuparsi della battaglia legale necessaria per entrare in possesso della favolosa eredità, era meglio tacere. Per entrare in possesso dell’eredità, però, occorreva molto denaro. Il fantomatico erede di Drake, a sua volta, si sarebbe impegnato formalmente a restituire 500 dollari per ogni dollaro ricevuto in sostegno della sua causa. Sempre secondo la storia di Hartzell, vi era una sola limitazione: i contribuenti dovevano chiamarsi Drake ed avere quindi almeno una consanguineità, per quanto piccola, con il corsaro.

Successo immediato

Due famiglie Drake dello Iowa caddero subito nella trappola e mandarono ad Hartzell 5.000 dollari. Poco dopo altri soldi arrivarono da altre famiglie, raggiungendo la somma di 166.000 dollari. Se pensiamo che all’epoca il salario medio annuo di un lavoratore si aggirava sui 3.000 dollari, capiamo perché abbia deciso di dedicarsi alla sua macchinazione.

Dopo aver nominato alcuni agenti per raccogliere i contributi dei donatori, Hartzell partì per Londra. La scusa fu quella di seguire meglio la battaglia legale che di lì a poco sarebbe iniziata. Affittò un sontuoso appartamento, infine scrisse ai suoi agenti dicendo di aver convinto l’erede misterioso ad abolire ogni limitazione nell’elenco dei contribuenti. Da allora in poi tutti, Drake o non Drake, avrebbero potuto investire il loro denaro nella mitica eredità.

Un imbroglione geniale

Elisabetta I

Il numero dei creduloni continuò ad aumentare. Hartzell fece sapere di aver bisogno di 2.500 dollari la settimana per condurre ricerche genealogiche e per le spese legali. Tale somma gli arrivò puntualmente per quindici anni. Lui, intanto, fece la bella vita.

Il tempo passava. Hartzell da Londra continuò ad inviare lettere e cablogrammi per spiegare i ritardi e le dilazioni dell’eredità. Assicurò che la soluzione della faccenda era imminente.

Perchè nessuno protestava?

A questo punto ci chiediamo perché i contributori continuassero a mandare soldi e perché nessuno cominciasse a dubitare di una storia tanto strampalata. Ed è qui che possiamo fare un parallelismo con gli odierni complottisti, soprattutto con i seguaci di teorie assurde come quella dei QAnon.

I donatori all’epoca costituirono quasi un movimento religioso, a tal punto che le lettere e i cablogrammi di Hartzell furono letti in adunanze segrete. Addirittura si hanno notizie di pastori evangelici che dal pulpito predicarono a suo favore. In tutto i contributori arrivarono a più di 70.000 persone le quali, dietro ad ogni avvenimento importante, videro oscure manovre per sabotare il “buon” Hartzell: segni evidenti dell’imminente conclusione della faccenda.

Complottismo a tutto spiano

Il crollo della Borsa nel 1929, ad esempio, fu attribuito al fatto che la notizia del passaggio di proprietà dell’eredità trapelò a Wall Street. Quando il presidente Roosevelt fu eletto, alcune frasi del suo discorso inaugurale furono interpretate come un chiaro segno di contrarietà all’eredità. Anche quando il presidente andò alle Bahamas con il suo yacht, per una partita di pesca, i complottisti dell’epoca dissero che quel viaggio era solo un pretesto per incontrarsi segretamente con gli “alti papaveri” della finanza inglese per cercare una via d’uscita dalla crisi.

Nel 1930 il celebre economista John Maynard Keynes, in un suo articolo su come alleviare la depressione economica, citò il fatto che la regina Elisabetta I investì a beneficio del Paese il bottino di Drake, donato alla corona dal corsaro. A quel punto Hartzell colse la palla al balzo, prendendo le parole dell’economista come prova delle sue affermazioni. Per rendere più credibile la truffa fece stampare copie dell’articolo e le inviò ai suoi agenti negli Stati Uniti, affinché diffondessero la notizia ai suoi seguaci.

La fine della truffa dell’eredità di Francis Drake

Finalmente, nel 1933, l’FBI chiese e ottenne l’estradizione di Hartzell. Le sue vittime, però, dimostrarono una commovente lealtà verso il loro truffatore. Videro infatti nel suo arresto una prova lampante della sinistra alleanza ai loro danni. Proprio per questo motivo, in pochi giorni sborsarono ben 350.000 dollari come fondo di difesa e per i bisogni personali dello stesso. Centinaia di essi testimoniarono sotto giuramento che Hartzell era un galantuomo.

Quando il procuratore dello Iowa osò chiamarlo truffatore, venne sommerso da una valanga di lettere piene di insulti. Finalmente Hartzell fu condannato a dieci anni di carcere, in seguito chiuso in manicomio. I suoi seguaci continuarono però ad inviare denaro al suo agente. Erano convinti che Hartzell non si trovasse in carcere, bensì in un luogo fortificato dove la polizia l’avrebbe tenuto nascosto per proteggerlo dai sicari inglesi.

L’illusione è dura a morire

Hartzell morì in manicomio nel 1943, ma i suoi fedelissimi gli credettero ancora. Negli anni ’50 quando a Galveston, nel Texas, arrivò un mercantile inglese, tra i seguaci si sparse la voce che l’imbarcazione fosse carica d’oro. Si sarebbe trattato della prima rata dell’eredità, così centinaia di persone si recarono al porto. La polizia invitò la gente a salire a bordo, per verificare che si trattava semplicemente di un carico di tubi metallici. Neanche questo bastò. Sicuramente, pensarono i gonzi dell’epoca, l’oro era stato scaricato la notte precedente e inviato in qualche località segreta.

Così finì la truffa più incredibile della storia. Molti dei donatori credettero fino all’ultimo giorno della loro vita che la storia dell’erede fosse vera. Chissà che un giorno o l’altro non arrivi finalmente l’eredità che aspettano da tanto tempo.

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