Don Curzio Nitoglia, il «sacerdote indipendente» di fede no vax

Don Curzio Nitoglia, il «sacerdote indipendente» di fede no vax

Don Curzio Nitoglia, prete no vax che si definisce «sacerdote indipendente». Oltre a chiedere le dimissioni del papa ed essere putiniano accarezza concetti antisemiti. Nel 2013 intervistò Erich Priebke e nei post cita il negazionista della shoah Robert Faurisson

Spiegare chi è don Curzio Nitoglia non è semplice, poiché vive in un sottobosco variegato tra religione, negazionismi vari e politica filosofica. Come se non bastasse è no vax, non riconosce la figura di papa Bergoglio, accarezza teorie e diffonde disinformazione con quel detestabile antisemitismo spacciato per cultura. In poche parole: non è uno qualsiasi. Lo si evince dai suoi toni e dai molti scritti, quasi tutti sopra le righe. Malgrado questo suo modo di approcciarsi alla “carità” cristiana, è seguito da migliaia di seguaci i quali gli danno fiducia cieca. Come sovente succede in questi casi, nessuno si pone domande in merito alle sue affermazioni ormai fuori controllo.

Don Curzio Nitoglia, la Resistenza cattolica e i feti abortiti nei vaccini

don curzio nitoglia
Pezzo dell’articolo in cui don Curzio Nitoglia disinforma con la
bufala dei feti nei vaccini

Quello che dice don Curzio Nitoglia è verità assoluta ― per i suoi fedelissimi. Ed è per questo suo fare anticonformista (da sacerdote) che è considerato una persona dotata di persuasione e spiritualità, soprattutto fuori della sua parrocchia. È sovente invitato a conferenze e dibattiti in salsa complottista in cui si parla di morale e di etica. Contrariamente alla filosofica morale, i dibattiti vertono sui vaccini.

Ed è proprio la diretta del 27 febbraio del 2021, su Triarii Web Tv, a consacrare don Curzio come un leader no vax. In quel frangente il sacerdote parlò della «moralità dei feti abortiti usati nei vaccini». Oltretutto gode di ottima credibilità nella “Resistenza cattolica” tanto da essere citato nella lista dei 102 che ne fanno parte, tra vescovi e sacerdoti della Fraternità di San Pio X.

Il don, Marcel Lefebvre e Morris San

La lista della Fraternità di San Pio X è composta dai “resistenti” che in nome della dottrina tradizionale della Chiesa si battono contro la modernità, il secolarismo, l’edonismo e l’immoralità. Ed è proprio da una spaccatura all’interno dei cattolici conservatori della Fraternità San Pio X che è nata la “Resistenza cattolica”: una società di vita apostolica conservatrice fondata dal vescovo Marcel Lefebvre nel 1970. Monsignor Lefebvre, per essersi opposto al Concilio vaticano II, fu addirittura soprannominato “il vescovo di ferro”.

don curzio nitoglia
La presenza come autore di don Curzio Nitoglia sul sito di Morris San

Con tutta probabilità don Curzio esprime il suo palese complottismo visto che nella “Resistenza cattolica” vige una totale diffidenza nelle istituzioni, una sfiducia nella scienza, l’ossessione per l’aborto e una perenne ribellione nei confronti dello Stato. Sarà questo suo modo di contestare ogni cosa se don Curzio è diventato uno tra gli autori della piattaforma Numero6, ovvero il sito di Morris Sam. E così dopo aver girato tra siti online e chiese di marmo, come un vizio siamo di nuovo ritornati nell’occhio del ciclone del cospirazionismo. Incredibile: i nomi che emergono nel panorama della disinformazione del fake in Italy sono sempre i soliti. L’importante è monetizzare.

Quell’antisemitismo spacciato per cultura

Chissà perché ogni volta che qualcuno pubblica qualcosa di forte, come in questo caso articoli e post riguardo il potere ebraico, bisogna sempre spacciarli per cultura. Se poi si fa notare l’odio o la mal celata propaganda l’autore si giustifica con la classica frase: «È solo una considerazione personale». Purtroppo non funziona così. Per chi non lo sapesse don Curzio ha intervistato Erich Priebke (come si può vedere nell’immagine qui sotto) ma poi, visto il vespaio sollevato da chi lo accusava di essere un antisemita, il sacerdote ha pensato bene di correre ai ripari e cancellare l’intervista sul suo blog. Le immagini tuttavia, come se fosse affezionato ad un criminale di guerra, sono tuttora presenti sul suo sito.

Per chi avesse voglia di leggere l’intervista integrale vi diciamo che è ancora presente in un solo sito: non diciamo quale per non dare visual a chi diffonde odio e cattiva informazione. Sul blog di don Curzio, invece, se si prova a cercarla ciò che ci appare nella pagina è la triste scritta: “errore 404 not found”. Ma oltre all’intervista del capitano nazista, il don pubblica anche post sul potere occulto degli ebrei i quali, secondo lui, governerebbero il mondo.

“Gli ebrei non piacciono a dio”: facciamo chiarezza a don Curzio

Un post pubblicato sul profilo Facebook di don Curzio Nitoglia

Benché non brilliamo di fervida devozione, la frase di don Curzio ci ha insospettiti e così siamo andati a scovare ciò che Paolo diceva riguardo gli ebrei. Il problema oltre alla disinformazione antisemita spacciata per erudizione è data da chi ha prestato giuramento verso Dio e a tal proposito dovrebbe rispettare l’ottavo comandamento il quale dice di “non dire falsa testimonianza”, per cui non falsare la verità. Questo non è etico, don. Il passo qua sotto è preso dalla Pontificia Commissione Biblica:

Qual era l’atteggiamento dell’apostolo Paolo nei riguardi degli ebrei? In linea di massima era un atteggiamento positivo. Li chiama: «Miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne»

Don Curzio, non ci siamo…

È evidente che don Curzio Nitoglia ha strumentalizzato le parole di Paolo, dando in questo modo ai suoi seguaci la scusa di alzare ulteriormente il livello di odio. Purtroppo non è un errore di interpretazione, in fin dei conti è un sacerdote, ma è una disonestà intellettuale classica di chi istiga contro il nemico. Il testo continua:

In 1 Ts 2,14-16: …[…]… «Essi non piacciono a Dio e sono ostili a tutti gli uomini, ci impediscono di predicare ai Gentili perché possano essere salvati ». È evidente che agli occhi di Paolo quest’ultimo rimprovero è quello più importante e che è alla base dei due giudizi negativi che lo precedono. Siccome i Giudei ostacolano la predicazione cristiana rivolta ai Gentili, sono « ostili a tutti gli uomini », 336 e « non piacciono a Dio ».

…[…]… Le formule di Paolo hanno l’apparenza di essere globalizzanti e di attribuire la colpa della morte di Gesù a tutti gli ebrei senza distinzione; l’antigiudaismo le prende in questo senso. Ma, collocate nel loro contesto, esse riguardano esclusivamente coloro che si oppongono alla predicazione ai pagani e quindi alla salvezza di questi ultimi. Venendo meno questa opposizione, cessa anche l’accusa.

Tratto da: Gli ebrei nelle lettere di Paolo 

Elogio al negazionista dell’olocausto Robert Faurisson

Come abbiamo visto, don Curzio strumentalizza gli scritti aizzando odio e diffidenza verso gli ebrei. Ma andiamo avanti. Non basta al sacerdote spargere disinformazione cristiana, giocando un ruolo importante come uomo di fede, ma mette perfino in discussione lo sterminio degli ebrei. Probabilmente la vicinanza al capitano Priebke, seppur breve, lo ha forse condizionato? Ed ecco l’ennesimo capolavoro: per chi non lo conoscesse Robert Faurisson, il professore di cui don Curzio cita la memoria, è stato più volte segnalato come negazionista dell’olocausto.

Fu anche quello che nel 1978 pubblicò un articolo affermando che il Diario di Anna Frank era un falso. Nelle tesi antisemite di Faurisson spicca tra tutte quella più infamante, e cioè che l’olocausto sarebbe stata un’invenzione della propaganda alleata, dello Stato di Israele e delle lobby ebraiche.

Don Curzio: «La guerra in Ucraina? Non è tutta colpa di Putin»

Nello sconvolgente scenario complottista di don Curzio, non poteva di certo mancare la guerra in Ucraina. “Per gli esperti di geopolitica ― precisa il sacerdote in un suo articolo ― la colpa non è tutta di Putin”. Ovviamente anche lui cerca di giustificare l’aggressore: dopotutto l’importante è predicare. In fin dei conti segue la linea dei no vax ed estremismi vari per cui non può manifestare altri pensieri! Ed è proprio di crisi Ucraina che si parlerà il 2 giugno, alla giornata culturale di Radio Spada, intitolata: “Fatima, la Russia e noi, quali prospettive”.

Locandina dell’evento di Radio Spada

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