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Donne e Nobel, storie di pregiudizi e successi

Donne e Nobel, storie di pregiudizi e successi

Le donne sono state a lungo considerate inadatte alle discipline scientifiche e le scienziate sono state spesso discriminate solo per il loro genere

Il mondo della scienza è tradizionalmente maschilista. Prova ne è lo scalpore provocato dalla recente assegnazione del premio Nobel per la chimica a due donne, Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna (foto). Il loro merito è la scoperta di una tecnica per modificare il DNA con estrema precisione.

La prima volta di due donne premiate insieme, per la medicina, fu nel 2009. Elizabeth Blackburn e Carol Greider furono premiate per i loro studi sui telomeri. Le due biologhe dovettero però condividere il prestigioso premio con un collega maschio, Jack Szostak.

Donne e Nobel

É invece la prima volta che due donne non sono affiancate da un uomo nel ricevere il premio. Sembra strano che nel 2020 ci si meravigli di una cosa del genere, ma tradizionalmente la scienza è sempre stata saldamente in mani maschili. In passato alle donne raramente è stato concesso di ricevere un’istruzione pari a quella degli uomini.

Fino a pochi decenni fa, esistevano istituti femminili in cui si apprendeva cucina e ricamo, attività considerate utili per una futura moglie. Anche le fortunate cui veniva dato accesso a un’istruzione superiore, erano scoraggiate dall’intraprendere studi scientifici. Le donne erano considerate troppo emotive e irrazionali per discipline rigorose e precise.

Marie Curie

La prima donna a vincere un Nobel fu Maria Sklodowska, la quale dovette lasciare la Polonia — dove frequentare l’università era consentito solo agli uomini — per laurearsi in fisica. Si trasferì a Parigi, dove frequentò la Sorbona e conobbe il marito, con il cui cognome è passata alla storia, infatti tutti la conoscono come Marie Curie.

donne e nobel
Marie Curie

Probabilmente il fatto di lavorare con suo marito le diede la possibilità di essere accettata nella comunità scientifica. Nel 1903 i coniugi Curie, assieme a Becquerel, ricevettero il premio Nobel per la fisica per aver scoperto il polonio. Pochi anni dopo Pierre Curie rimase ucciso in un incidente e la sua vedova, che continuò gli studi sulla radioattività, dovette subire sulla propria pelle i pregiudizi maschilisti.

Infatti, qualche anno dopo la morte del marito, Marie si innamorò di un giovane dottorando separato dalla moglie. Quando la relazione divenne di pubblico dominio, la scienziata subì un vero linciaggio mediatico. Le furono perfino fatte pressioni affinché rifiutasse il Nobel per la chimica, che intanto le era stato attribuito nel 1911, per aver scoperto il radio.

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Marie Curie con le due figlie

Gli attacchi subiti dalla scienziata per la sua vita privata furono talmente violenti da indurre Albert Einstein a scriverle una lettera in cui le dichiarava la propria stima e la incitava a continuare il proprio lavoro senza prestare attenzione ai suoi detrattori.

Marie Curie tutt’oggi è l’unico scienziato — senza distinzione di genere — ad aver vinto due volte il Nobel per due discipline scientifiche diverse. Sua figlia Irène aveva evidentemente preso tutto dalla mamma, poiché proseguì gli studi sulla radioattività con suo marito e con lui si aggiudicò il Nobel per la chimica nel 1935.

La fisica e il “gentil sesso”

Anche Gerty Cori condivise il Nobel per la medicina nel 1947 con suo marito. Dobbiamo arrivare al 1963 per avere una donna, Maria Goeppert-Mayer, che non debba condividere il Nobel con il coniuge. La Goeppert fu anche la seconda donna ad aggiudicarsi il premio per la fisica, che fra tutte le discipline scientifiche, viene considerata la meno adatta a quello che un tempo veniva definito “gentil sesso”.

Ai giorni nostri

Ci sono però donne che riescono ad essere più tenaci dei pregiudizi, infatti negli ultimi anni abbiamo avuto altre due fisiche ad aggiudicarselo: Donna Strickland nel 2018 e Andrea Ghez nel 2020 che, pur essendo stato un anno nefasto, ha dato molte soddisfazioni alle donne nella scienza.

Sembra dunque che negli ultimi anni i pregiudizi maschilisti nel mondo delle scienze si stiano indebolendo, ma io voglio ricordare delle donne che pur avendo contribuito a scoperte importanti, non sono mai state premiate.

Donne e Nobel mancati

Rosalind Franklin diede un contributo fondamentale alla scoperta della struttura del DNA, ma i risultati dei suoi studi furono rubati dai colleghi Wilkins, Watson e Crick, che la citarono con una nota a margine, quando ricevettero il Nobel nel 1962 . La Franklin era già morta, a soli 38 anni, di cancro, sviluppato proprio a causa dei suoi studi con i raggi X.

Jocelyn Bell-Burnell scoprì, quando era ancora studentessa di astronomia, i pulsar. Il Nobel fu assegnato nel 1974 al relatore della sua tesi, Anthony Hewish.

Lise Meitner fu la prima donna ad ottenere la cattedra di fisica presso un’università tedesca. Fece importanti scoperte sulla fissione nucleare, ma il Nobel fu assegnato, nel 1944, solo al suo collega Otto Hahn.

Esther Zimmer Lederberg, microbiologa, scoprì il fago lambda, un virus che infetta i batteri, e mise a punto, con suo marito, una tecnica per trasferire i batteri da una capsula Petri all’altra. Il Nobel fu assegnato nel 1958 solo a suo marito.

Sicuramente sono molte di più le donne che non hanno visto riconosciuti i loro successi, solo perché appartenenti al genere sbagliato. Sebbene ancora oggi facciano molta più fatica dei loro colleghi maschi ad affermarsi, sembra che finalmente il mondo si sia accorto che anche loro sono capaci di dare un importante contributo alla ricerca scientifica.

Il Nobel, un messaggio positivo

Voglio chiudere questo excursus su donne e Nobel con la dichiarazione che Emmanuelle Charpentier ha rilasciato in collegamento con la sede dell’Accademia svedese delle Scienze a Stoccolma, dopo aver saputo di aver vinto il Nobel:

Le donne possono lasciare un segno importante nella scienza ed è importante che lo sappiano le ragazze che vogliono lavorare nella ricerca. Spero che questo riconoscimento sia un messaggio positivo per le ragazze che vorrebbero seguire la strada della ricerca. La speranza è che questo Nobel dimostri alle più giovani che le donne possono avere un impatto attraverso le ricerche che svolgono.

Citazione di Emmanuelle Charpentier
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