Crea sito

I segreti di cascina Longhinore

I segreti di cascina Longhinore
mistero della cascina

Nel 1952, in una cascina della bassa cremonese, si sarebbe consumato un orrendo delitto. Sarà vero?

È un giorno di gennaio del 1961 quando una ragazza bionda entra nel comando dei carabinieri di Casalmaggiore, provincia di Cremona. La donna sporge formale denuncia contro il patrigno, dicendo che nove anni prima, nel 1952, avrebbe soppresso una figlia appena nata e uccisa una bambina di nome Graziella: una zingarella che aveva ospitato in casa sua.

mistero della cascina
Cesare Zambroni

La ragazza che sporge denuncia si chiama Giuseppina. Ha ventun anni ed è la prima figlia di Andreina Rossi; una sbandata che nel 1946 ha sposato Cesare Zambroni, un uomo che sbarca il lunario suonando l’organino nelle osterie. I due, in cerca di una vita più sedentaria, girano varie cascine del cremonese, impiegandosi come braccianti.

Cosa è successo alla cascina Longhinore?

Nel 1952, epoca in cui sarebbero accaduti i delitti, avevano trovato da impiegarsi alla cascina Longhinore, una grande tenuta dove vivono altre quattordici famiglie, situata tra Casalsigone e Villanova Alghisi, in provincia di Cremona. Cesare Zambroni fa il bergamino, cioè l’addetto alla mungitura e in generale alla cura delle vacche. La casa è misera e sporca, ci abitano in sei: Cesare, Andreina, la dodicenne Giuseppina e altri tre bambini nati dal matrimonio (una quarta figlia nascerà nel 1958). La promiscuità è inevitabile, inoltre da qualche mese in casa vive una zingarella, Graziella, di dieci anni, raccolta da Cesare per strada.

Il racconto di Giuseppina è tragico e cupo. Una notte di luglio del 1952 Cesare Zambroni torna a casa dall’osteria, ubriaco come al solito, e trova la moglie che, da sola, sta partorendo. Nella stessa stanza, in un altro letto, dormono Graziella e Giuseppina: questa però è ancora sveglia. Incurante delle condizioni della moglie Zambroni le si accosta per avere un rapporto sessuale, lei lo caccia, l’uomo allora si rivolge alla figliastra e la violenta: quindi si getta sull’altra bambina, lei cerca di difendersi e viene colpita da una coltellata. Giuseppina grida e il patrigno ferisce anche lei con lo stesso coltello.

Nello stesso concitato momento Andreina partorisce una bambina: lo Zambroni, folle di rabbia, la prende, la uccide e la getta nel letamaio.

Graziella, ferita, non ricevendo soccorsi muore poco dopo: i due coniugi la avvolgono in un sacco e la seppelliscono nell’orto.

mistero della cascina
Andreina Zambroni

La confessione

Si tratta di accuse gravissime e i carabinieri aprono subito un’inchiesta.

Cesare e Andreina Zambroni vengono interrogati: l’uomo, dopo una breve resistenza, confessa e conferma in sostanza il racconto di Giuseppina; la donna, invece, confessa subito per poi ritrattare, sostenendo che si tratta di cose inventate e che Graziella non è mai esistita.

Chi dice la verità?

Indagini e ricerche

Le quattordici famiglie che vivevano e lavoravano alla Longhinore vengono rintracciate e interrogate. Subito appare chiaro che gli Zambroni non hanno lasciato un buon ricordo, specialmente Cesare, che viene descritto da tutti come un tipo strano, violento e brutale, capace di bere un litro di vino in poche sorsate alle cinque di mattina; nessuno però ricorda una zingarella ospitata in casa dalla famiglia nove anni prima.

Ai carabinieri Giuseppina dà l’impressione di essere sincera ma molto vaga. Dice di non aver visto il cadavere di Graziella né di sapere dove sia stata sepolta.

Ai primi di aprile 1961 i coniugi Zambroni vengono accompagnati alla Longhinore per riesumare la salma della zingarella. Sono le quattro e mezza del mattino, orario che è stato scelto per dare la minore pubblicità possibile al fatto. Cesare Zambroni prende una zappa e comincia a zappare in un punto, poi si allontana di qualche metro, poi torna sui suoi passi: insomma la mattinata passa inutilmente. Al pomeriggio viene fatta intervenire una pattuglia di carabinieri e quindi addirittura una ruspa. L’orto viene completamente rivoltato da capo a fondo senza risultato. Finalmente dal terreno smosso esce qualche ossicino: il corpo di Graziella? No, si tratta di ossa di animale, probabilmente un vitellino nato morto e subito seppellito.

Graziella è esistita davvero?

Il mistero sembra in parte dissolversi quando una ragazza, Caterina Pedrazzani, cugina e coetanea di Giuseppina, afferma che nel 1952, recandosi in visita presso gli zii alla Longhinore, avrebbe conosciuto la zingarella, che descrive in modo del tutto coerente con il racconto dell’accusatrice. La cosa però non ha seguito; si scopre inoltre una grave contraddizione nella deposizione di Giuseppina Rossi, che aveva raccontato di essere stata ferita dal patrigno la sera del delitto, di cui non sapeva specificare la data precisa ma che era comunque nel mese di luglio. Risulterà invece che la ragazza era stata violentata e ferita da Zambroni (che per questo era stato in seguito condannato a tre anni di prigione) ma diversi mesi dopo.

Processo a porte chiuse

Il processo inizia il ventun novembre 1961. Dato che l’esistenza della zingarella non è stata provata Cesare Zambroni viene rinviato a giudizio con l’accusa di infanticidio e soppressione di cadavere, nonché di violenza carnale e di atti osceni. La moglie è accusata di complicità.

Il processo avviene a porte chiuse e dura solamente due ore. I coniugi Zambroni, interrogati, si proclamano innocenti ma non sanno spiegare perché pochi mesi prima, invece, si erano autoaccusati; Giuseppina ribadisce le sue accuse ma, alle domande degli avvocati, dà risposte che fanno seriamente dubitare del suo stato mentale. Ad esempio, durante il confronto con Cesare e Andreina, alla domanda del presidente dottor De Blasi: “Lei sa cosa vuol dire ‘parto’?” la ragazza risponde candidamente: “Credo di sì… vuol dire prete.

Conclusione

Andreina e Cesare vengono assolti dall’accusa di infanticidio e soppressione di cadavere per insufficienza di prove: l’uomo però, in relazione agli atti osceni e alla violenza carnale, viene considerato incapace di intendere e di volere e condannato a due anni di manicomio criminale.

Perché Giuseppina ha accusato il patrigno di simili orrendi delitti? Forse voleva vendicarsi della violenza subita (per la quale, comunque, l’uomo aveva già scontato diversi anni di prigione) ma perchè inventare una favola così nera, e soprattutto: esisteva veramente la piccola Graziella? A questi interrogativi, ormai, non c’è risposta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: