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Il complottismo immune al Covid-19

Il complottismo immune al Covid-19

Le incessanti prediche dei negazionisti del coronavirus impazzano da quasi due mesi sui social. Ma è di ieri la lettera di sfogo di un’infermiera, in risposta al complottismo immune al Covid-19

Dire che il coronavirus non esiste, sarebbe come affermare che i complottisti godono di spiccato intelletto. Noi per rispetto non lo diciamo, tuttavia lo pensiamo. Il motivo per il quale i negazionisti ne negano l’esistenza è semplice: perché — fortuna loro — non hanno avuto una persona cara malata, oppure deceduta. Sino a quando sostenevano che la Terra è piatta, che prima di noi esistevano i giganti o che lo sbarco sulla Luna non è mai avvenuto, potevano anche risultare simpatici. Quella specie di tenerezza che si prova con i più deboli, ammansiti con una carezza sulla testa. Il complottismo immune al covid-19 invece fa incazzare.

Sciacalli, nulla più

Chi dice che sono tutte bugie «progettate dal governo» ha due problemi. Il primo è la totale mancanza di rispetto verso le persone decedute, lasciandosi andare in commenti privi di logica allo scopo di mostrarsi più furbo degli altri. Quindi sciacalli. La seconda, è una gara a chi ne sa di più del suo collega di gruppo: anche lui virologo di fama internazionale. Una sorta di esorciccio per allontanare un pericolo inesistente, che forse c’è ma non è come ci hanno detto i «medici del regime». Anche in questo caso i commenti che ne scaturiscono alimentano un disprezzo inutile, mancando di riguardo alle vittime e ai loro familiari. Quindi sciacalli.

Perché crederci e non porsi domande?

In effetti le domande sono lecite. Nessuno impedisce la libertà di espressione, se così vogliamo chiamare le migliaia di scemenze che quotidianamente riempiono i social. Però le domande pertinenti richiedono un minimo di sforzo intellettivo. Chiedere come il virus sia arrivato in Italia, in che maniera si è diffuso e come mai è stato sottovalutato inizialmente. Questi sono interrogativi che ci chiediamo tutti. Domande che probabilmente nemmeno gli esperti sapranno rispondere, almeno in parte. Ma domandare è lecito e non rientra nel fanatismo di quel complottismo immune al Covid.

Affermare invece che migliaia di morti non sono mai esistiti, che i camion dell’esercito erano una messinscena, che questa pandemia è stata progettata dal governo per tenerci al guinzaglio e che i medici hanno volontariamente ammazzato centinai di persone, beh… queste non sono domande. Queste sono ingiurie contro i defunti e la loro memoria. C’è anche chi da Sanremo sostiene che nei letti di ospedale «ci sono dei manichini». Un suffragio universale virtuale in cui ognuno elegge la propria ragione, senza prove, accanendosi contro le disgrazie altrui.

La lettera dell’infermiera, in risposta a quel dannato complottismo immune al Covid

il complottismo malato di covid-19

Lei si chiama Giulia Orlani, è un’infermiera di 30anni, milanese. Ieri su Facebook ha pubblicato una lettera, dedicata ai complottisti. Purtroppo dopo essere stata aggredita verbalmente sul suo profilo, proprio da quel complottismo immune al covid-19, l’ha condivisa solo con i suoi contatti più stretti. Per questo motivo abbiamo dovuto reperire la lettera dai quotidiani. (Per rispetto nei suoi confronti non ce la siamo sentita di pubblicare gli insulti n.d.r.) Giulia, dopo quasi 80 giorni di calvario, ha trovato la forza di scrivere.

Il testo

Mi chiamo Giulia, ho 30 anni e sono un’infermiera. Nel mese di marzo mi sono ammalata di Covid-19. Inizialmente, nella sfortuna, ho pensato di essere stata fortunata, di averla “sfangata” con pochi sintomi, senza che fosse necessario il ricovero in ospedale.. un po’ di febbre, qualche dolore muscolare, difficoltà respiratorie lievi e risolte in pochi giorni, un solo accesso in ospedale per broncospasmo. Niente di che, insomma.

I problemi sono iniziati circa dieci giorni dopo la mia negativizzazione al tampone. Uno strano dolore alla gamba, un esame al volo e la diagnosi di Trombosi Venosa Profonda. Il che significa che in una vena della mia gamba (dopo qualche giorno, in due vene diverse) si era formato un coagulo così grosso da non far passare più il sangue. Ho 30 anni, e il mio sangue coagula come quello di un vecchietto allettato. Da lì, il mio calvario.

Sono stata vista da: chirurgo vascolare, chirurgo generale, ematologo, psichiatra, medico d’urgenza e cardiologo. Ho eseguito 5 eco-doppler alla gamba, un’ecografia della parete muscolare dell’addome, una lastra del torace, una TAC torace e arto inferiore con mezzo di contrasto, un ECG-holter delle 24h, un ecocardio e un’infinità di esami del sangue. Mi sono sentita diagnosticare una doppia trombosi venosa profonda con riduzione del flusso persistente dopo due mesi di terapia e parziale dilatazione della vena, una tachicardia sinusale con battiti ectopici ventricolari e sopraventricolari, un disturbo post-traumatico da stress con insonnia, una vasculite post covid-19.

Ho avuto spesso, troppo spesso, paura. Tanta. Paura di non poter mai più tornare a svolgere il mio lavoro come prima, paura di morire. Mi hanno imbottita di psicofarmaci prima di capire che non era l’ansia la causa della tachicardia, ma mi hanno detto di continuare a prenderli, per dormire. Peccato che io non dorma da settimane. Ogni notte mi sveglio a causa degli incubi che faccio. Dormirò sì e no 4 ore. Convivo con un fantasma, quello della malattia. Sono arrivata ad odiare la mia casa, diventata una prigione da ormai 79 giorni. Questo post l’ho scritto in realtà per fare una dedica speciale.

Lo dedico a voi maledetti complottisti, che sostenete che il virus non esista, che sia stato creato per far guadagnare soldi a Bill Gates, che vi stiano mentendo e la situazione non sia così grave come sembra, che non volete mettervi la mascherina perché vi farà morire di ipercapnia (che manco sapete cosa sia), che vi ammassate nelle piazze perché non avete paura di un virus che uccide solo i vecchi, che sostenete che il virus sia un problema solo per chi ha malattie gravi e invalidanti…. e tante altre puttanate.

A voi che pensate che tanto non vi capiterà mai niente, dedico la foto (rimossa) della terapia che ho dovuto prendere negli ultimi due mesi e che continuerò a prendere non so per quanto tempo. E ho SOLO trent’anni. A voi dedico ogni singola iniezione che mi sono dovuta fare, ogni ematoma distribuito sul mio corpo, ogni pastiglia che devo mandare giù tutti i giorni, ogni minuto di veglia al buio, ogni sfarfallio che avverto nel petto.

Con affetto, Giulia

Con l’augurio di una buona guarigione, la redazione di Dossier due Punto Uno ti fa un “in bocca al lupo”.

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