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Il massacro del bungalow 28

Il massacro del bungalow 28

Nel 1981, nel bungalow 28 del Keddie Resort in California, vengono massacrati una donna, due adolescenti e una bambina viene rapita. A 40 anni dal massacro, il caso del bungalow 28 è ancora insoluto

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Il massacro del bungalow 28. Quando Glenna Susan Sharp lascia il marito nel 1979, un despota violento, ha soltanto trentaquattro anni. Malgrado l’età è già madre di cinque figli. John, il maggiore, ha tredici anni, poi vengono Sheila di undici, Tina di nove, Rick di sette e Greg di due. L’unica fonte di reddito della donna, che tutti chiamano Sue dal suo secondo nome, è una modesta cifra mensile assegnatale dopo il divorzio di $ 250 — corrispondenti a circa $ 800 di oggi, insufficiente per vivere. La donna quindi lascia la Carolina del Nord per trasferirsi in California, dove ha un fratello che potrebbe aiutarla.

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Sue Sharp con i suoi figli

Dapprima la famiglia vive in una roulotte a Quincy, dove abita il fratello di Sue, ma in seguito si trasferiscono a Keddie, un paesino sulla Sierra Nevada a cinque miglia di distanza.

Un posto tranquillo

Il paese di Keddie era stata tempo addietro un trafficato terminal ferroviario, ma quando la ferrovia viene soppressa la gran parte della popolazione si trasferisce altrove. Un imprenditore locale costruisce quindi un villaggio turistico, il Keddie Resort, edificato per gli escursionisti. L’iniziativa però non ha seguito e i bungalow vengono trasformati in alloggi da affittare a basso costo.

Sue trova un lavoro part time all’albergo Quincy Elks Lodge e nell’autunno del 1981 riesce ad affittare il bungalow 28 del Keddie Resort. Ambiziosa e intraprendente, la giovane donna si iscrive anche ad un corso di dattilografia per migliorare la sua situazione. Non è un tipo particolarmente socievole, ma sembra che la famiglia si stia integrando bene nella comunità locale, tant’è che i suoi figli frequentando la scuola a Quincy si fanno molte amicizie.

Il bungalow è molto spartano, ma Sue riesce a renderlo abbastanza confortevole. Nel modesto modulo abitativo c’è un soggiorno, una cucina e due camere da letto. In una dorme Sue con Sheila e Tina, nell’altra i due bambini più piccoli. Il figlio maggiore ha per sé tutto il seminterrato, collegato al soggiorno da una rampa di scale.

Sabato 11 aprile: giorno del massacro nel bungalow 28

L’11 aprile 1981 sembra un sabato come tutti gli altri. Rick e Greg, i figli piccoli, passano il pomeriggio in casa con l’amico Justin Eason che dormirà poi con loro. John e il suo migliore amico Dana Wingate invece partecipano a una festa a Quincy; Sue e Sheila vanno a prenderli in macchina verso le 13.30. Dopo aver pranzato i ragazzi escono di nuovo, avvisando che torneranno a casa in autostop e probabilmente faranno tardi.

Sheila e Tina, infine, passano la serata dai vicini, la famiglia Seabolt, che vive nel bungalow 27 del Keddie Resort a pochi metri di distanza. I Seabolt hanno due figlie con cui le ragazze della Sharp sono diventate amiche. Sheila passa la notte con l’amica Alysa Seabolt, e questo probabilmente le salva la vita. Tina, al contrario, torna a casa verso le 21.30 e va a letto.

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John Sharp, Tina Sharp, Dana Wingate, Sue Sharp

Terribile scoperta

La mattina dopo, domenica 12 aprile, Sheila torna a casa. Non appena apre la porta d’ingresso vede il massacro. La stanza è piena di sangue, nel caos più completo. Sul pavimento giacciono morti Sue, John e Dana. Sono legati e imbavagliati. Sconvolta, Sheila corre dai Seabolt a chiedere aiuto mentre Jamie, il loro figlio adolescente, corre al bungalow 28 per vedere se c’è qualche sopravvissuto a quel massacro. Incredibilmente, i tre ragazzi più giovani, Rick, Greg e Justin, sono nella loro camera da letto. Dormono tranquillamente, ignari di ciò che è successo.

Jamie li fa uscire di casa attraverso la finestra, allo scopo di non mostrar loro l’orribile scena del crimine. La polizia arriva intorno alle otto. Sue e John sono stati accoltellati e colpiti alla testa con un corpo contundente e hanno la gola tagliata. Dana invece è stato strangolato. Sue è imbavagliata con una bandana e la sua biancheria intima è stata strappata: è nuda dalla vita in giù ma non mostra segni di violenza sessuale. Stranamente è stata coperta con un plaid giallo.

Prime indagini

Gli investigatori trovano due coltelli insanguinati, un martello e un pezzo di plastica staccato da una pistola ad aria compressa. Il sangue è dappertutto, ma appartiene solamente alle vittime. L’autore, o gli autori dell’omicidio, non ha evidentemente subito lesioni durante il massacro. L’unica traccia estranea è un’impronta digitale sullo stipite della porta d’ingresso, ma non risulta negli archivi della polizia.

La sccena del crimine

A causa del caos generale, la polizia impiega alcune ore prima di accorgersi che Tina non è da nessuna parte. Sul suo letto si vedono alcune macchie di sangue. Alcuni vicini del Keddie Resort riferiscono di essere stati svegliati durante la notte da grida soffocate e che gli animali domestici, cani e gatti, erano stranamente irrequieti. Tuttavia nessuno ci ha fatto particolarmente caso.

I tre ragazzi sopravvissuti dicono di aver dormito durante il massacro, ma questo sembra impossibile. Gli inquirenti suppongono che i colpevoli siano stati disturbati da qualcuno o da qualcosa, prima di uccidere anche loro. Sue mostra ferite da difesa sulle braccia, mentre John e Dana non ne hanno. L’autopsia conferma che i colpi alla testa sono stati inferti con due diversi martelli e, per la donna, con il calcio di una pistola Daisy 880 BB, da cui si è evidentemente staccato il pezzo di plastica che è stato ritrovato.

Incapacità o connivenza?

Non è chiaro il movente della strage. Non si è trattato di una rapina, dal momento che i pochi soldi di Sue sono rimasti in casa. Oltretutto la donna non ha subito violenza sessuale. Tutto ciò sembra un regolamento di conti, ma nessuno in famiglia ha mai avuto a che fare con la criminalità organizzata. Molti però pensano che la polizia abbia agito in modo incompetente. È pur vero che l’ufficio dello sceriffo della contea di Plumas non ha mai affrontato un evento di tale portata e gli investigatori tralasciano numerosi indizi e probabili piste. L’opinione pubblica sospetta che si tenti di nascondere la responsabilità di qualcuno.

John e Dana, ad esempio, sono stati visti a Quincy verso le ventidue mentre fanno autostop. Dato che nessuno si presenta dallo sceriffo, confermando di aver dato ai due ragazzi un passaggio, si suppone che sia stato l’assassino stesso ad accompagnarli a casa. Inoltre i due ragazzi, il pomeriggio dell’11 aprile, sono stati ad una festa. Qualcuno sostiene che abbiano consumato droga o che addirittura fossero coinvolti in un giro di spaccio. Di questo sospetto però non si ha riscontro. Non manca nemmeno l’ipotesi della setta satanica o dell’omicidio rituale.

L’ipnosi

Circa un mese dopo gli omicidi, il giovane Justin Eason, uno dei sopravvissuti, parlando con lo psicologo che lo segue gli racconta di aver sognato l’omicidio. Nel sogno cercava di fermare l’emorragia dal petto di Sue con degli asciugamani, coprendola con un plaid. Dato che la donna è stata ritrovata coperta, si pensa che Justin possa essere stato testimone degli omicidi o che si sia svegliato durante la notte e quindi abbia rimosso il ricordo. Il ragazzo viene interrogato sotto ipnosi nel tentativo di fargli ricordare altri dettagli sul massacro. Justin racconta di aver sentito rumori nel soggiorno quando si stava addormentando e di aver visto Sue con due uomini: uno alto con capelli e baffi biondi, l’altro più basso coi capelli scuri.

Entrambi portavano gli occhiali. John e Dana erano rientrati in casa mentre Sue stava parlando con i due e per qualche motivo era improvvisamente esplosa la violenza. Justin dice anche di aver visto Tina uscire correndo dalla porta sul retro e di essere stata rapita da uno dei due uomini misteriosi.

L’identikit

Sebbene la storia sia intrigante, bisogna considerare che erano passate quattro settimane nelle quali i media si erano abbondantemente occupati del massacro del bungalow 28, avanzando ogni genere di ipotesi. Justin potrebbe essere stato suggestionato da articoli di giornale o da trasmissioni TV. Inoltre, secondo il sito unresolved.me, sembra che Justin sia stato pesantemente suggestionato durante la seduta di ipnosi.

Marty Smartt

Vengono diffusi gli identikit dei due uomini descritti da Justin. Salta subito all’occhio che uno dei due somiglia stranamente a Martin Smartt, il patrigno di Justin, detto anche “Marty”. Questo, con sua moglie Marilyn e i due figli, vive nel bungalow 26 del Keddie Resort. proprio di fronte a quello degli Sharp. Entrambi frequentano lo stesso corso di dattilografia a cui era iscritta Sue.

Marty Smartt viene descritto come un individuo sgradevole, con precedenti penali, veterano del Vietnam affetto da PTSD (Disturbo da stress post-traumatico). Interrogato dalla polizia, racconta di aver passato il pomeriggio dell’11 aprile al bar locale, con il suo amico John Boubede (detto Bo) e di aver notato due personaggi sospetti. Questi personaggi, casualmente, somigliavano proprio a lui e a Bo. Per combinazione, qualche giorno prima aveva anche perso un martello compatibile con uno di quelli usati per il massacro al bungalow 28.

Smartt e Boubede

Bo, dal canto suo, è un pregiudicato che passa la vita ad entrare e uscire di prigione per vari reati, tra cui il traffico di droga. È sospettato inoltre di far parte di una gang di Chicago. Da qualche settimana vive in casa di Marty e si dice che abbia preso una cotta per Sue Sharp.

Alibi

I due passano il pomeriggio dell’11 aprile nel bar del paese, rientrano a casa per cena e quindi, verso le ventuno, tornano al bar vestiti con giacca e cravatta: cosa che suscita la curiosità degli altri avventori. Forse può essere un espediente per farsi notare e crearsi un alibi. La moglie di Marty, Marilyn, riferisce di essersi svegliata verso le due di notte e di aver visto suo marito e Bo che bruciavano qualcosa nella stufa, ma non sa dire che cosa. Anni dopo, la donna racconta di aver trovato una giacca insanguinata nel seminterrato di casa sua e di averla consegnata alla polizia, ma non ci sono riscontri di questo.

Più tardi viene alla luce che Marty è un amico personale dello sceriffo locale e che Bo, oltre ad agire come sicario per la mafia di Chicago, è un probabile informatore della polizia. Questo spiegherebbe perché il Dipartimento di Giustizia di Sacramento non lo abbia preso particolarmente in considerazione. Dopo questi fatti Marty Smartt lascia Keddie e si trasferisce a Reno, nel Nevada, dove confida ad uno psicologo della Veterans Administration di aver ucciso Sue e Tina.

La prima per punirla, colpevole di aver convinto sua moglie Marilyn a lasciarlo, la seconda perché aveva visto tutto e non poteva lasciarla in vita. Lo psicologo riferisce queste dichiarazioni alla polizia ma la cosa non ha seguito. Smartt manda anche una lettera alla ex-moglie dicendo:

“Ho comprato il tuo amore con le vite di quattro persone e tu mi rispondi che fra noi è finita. Bene! Cosa altro vuoi da me?”.

Marilyn consegna la lettera alla polizia ma neanche questo viene preso in considerazione. Marty Smartt si stabilisce quindi in Oregon dove muore di cancro nel 2000. Bo torna a Chicago dove muore negli anni ’80.

La sorte di Tina Sharp

È soltanto tre anni dopo i fatti, il 22 aprile 1984, che un certo Ronald Pedrini trova durante un’escursione nei boschi un teschio umano e una mandibola. Dapprima si ritiene che i resti appartengano ad un nativo americano, ma una telefonata anonima all’ufficio dello sceriffo mette sulla buona strada. I resti vengono analizzati e si verifica che appartengono a Tina Sharp.

Il caso del massacro del bungalow 28 viene riaperto

Nel 2013 lo sceriffo della contea di Plumas, Greg Hagwood, assume un nuovo investigatore e lo incarica di indagare sugli omicidi di Keddie. Viene ritrovata la registrazione della telefonata anonima del 1984, conservata misteriosamente in fondo ad una scatola di prove non ancora aperta. Il nastro viene inviato al laboratorio per l’analisi. A tutt’oggi non si hanno riscontri.

Nell’aprile 2018 il DNA ritrovato nell’impronta digitale sulla scena del crimine viene abbinato ad una persona sospetta, ma nessun arresto è stato effettuato finora e il nome non è stato reso noto. L’investigatore Mike Gamberg afferma che potrebbero essere state coinvolte nel massacro sei persone: due di loro, Marty e Bo, sono morti, ma per quanto riguarda gli altri Gamberg afferma durante un’intervista con la Reno Gazette: “È meglio che si chiudano in casa perché stiamo arrivando. Stiamo continuando con le indagini, stiamo facendo interrogatori e abbiamo diverse persone sospette”.

Gli altri figli di Sue

I figli sopravvissuti di Sue Sharp lasciano la California per vivere con una zia. Sfortunatamente, in seguito sono dati in affidamento poiché la zia ha già una famiglia numerosa e non può occuparsi di loro.

Sheila ha parlato dell’orribile incidente con i media diverse volte, ma dice di non averne più accennato con i suoi fratelli per proteggerli. Continua a collaborare con le forze dell’ordine e con i media per non far cadere nel dimenticatoio la terribile storia della sua famiglia.

Nel corso degli anni, il Keddie Resort cade in rovina e nel 2004 il bungalow 28 viene demolito. Da allora l’intero sito è stato abbandonato.

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