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Il mistero di Kate von Kluge

Il mistero di Kate von Kluge

A metà degli anni ’50 le cronache dei giornali si occuparono per parecchi mesi del mistero di Kate von Kluge: la strana donna che dice di essere figlia di un feldmaresciallo tedesco

Il 26 settembre 1951 il commissariato di Sanremo denuncia una giovane di ventidue anni. Per lei si ordina l’arresto e la traduzione a Milano, al carcere di San Vittore con una motivazione singolare: “La sedicente suddita tedesca Kate von Kluge è stata identificata come la cittadina italiana Egidia Pàstine fu Luigi, nata a Genova il 4 ottobre 1914, domiciliata a Sanremo in viale Magnolia n. 15“. L’ordine di traduzione è stato richiesto perché risulta notificata quale cittadina straniera alle competenti autorità milanesi.

Processo per falso

Il 7 luglio 1953, nella terza Aula della pretura milanese, comincia il processo contro la ragazza che è accusata di vari reati. I crimini sono: sostituzione di persona, falsa attestazione davanti a pubblico ufficiale, false dichiarazioni sull’identità propria e di altri. È nota come una persona sospetta la quale, in pochi anni, ha cambiato parecchi travestimenti. Ha ingannato istituti religiosi e, a seconda di chi avvicinava, cambiava gli elementi essenziali della sua biografia per evitare possibili collegamenti.

La giovane ha un aspetto abbastanza insignificante. È di media statura, robusta, capelli biondissimi e occhi azzurri inespressivi piuttosto piccoli. Indossa un abito rosa di vent’anni prima, con le maniche a sbuffo. Parla con un fortissimo accento tedesco, persino eccessivo per una persona che da quattordici anni vive nel nostro Paese.

Una storia avventurosa

Kate von Kluge
Kate/Egidia nel 1953

Interrogata dal pretore sottoscrive questa dichiarazione:

“Mi chiamo Kate von Kluge. Sono nata il 13 giugno 1929, dall’ufficiale prussiano Gunther von Kluge e dalla viennese Maria von Hubner. Sono settimina e mia madre morì nel darmi alla luce, quindi mio padre, non potendo personalmente badare alla mia crescita, mi affidò alle cure del dottor Wolfgang Muller, il quale in seguito decise, d’accordo con papà, di farmi accogliere dal collegio Froebeliano di Altschonbeck, in Prussia”.

Macchinazioni di Adolf Hitler

Fin qui, secondo le dichiarazioni della ragazza, la sua vita si era svolta in modo pressoché normale. In Germania tuttavia succedono avvenimenti eccezionali riguardo la politica. Hitler sale al potere e crea il mito del Terzo Reich. Tra i numerosi consensi però si guadagna anche le diffidenze e le riserve di una parte dello Stato Maggiore tedesco. Tra gli alti ufficiali “resistenti”, c’è anche il Feldmaresciallo von Kluge.

Per colpire von Kluge, Hitler si serve del diabolico Martin Bormann, il quale pensa bene di usare l’arma del ricatto. A tale scopo la figlia del feldmaresciallo verrà rapita e tenuta in ostaggio. Questo servirà per mitigare il fiero atteggiamento prussiano di von Kluge il quale, nel 1944, sospettato di aver preso parte al fallito attentato di Hitler denominato Operazione Valchiria, doveva essere costretto al suicidio.

Una gita imprudente

Kate von Kluge
Il Feldmaresciallo von Kluge

Nel 1939 il dottor Muller ha l’enorme imprudenza di portare delle allieve in gita in Francia, proprio nelle settimane precedenti lo scoppio del conflitto. In molte città europee sono sempre più frequenti i tumulti contro la Germania nazista. Il dottor Muller con il piccolo gruppo di ragazze è a Marsiglia. Dopo poco alcune ragazze si disperdono e Kate, suo malgrado, si trova ospite del consolato germanico nella città francese. La sua presenza, come ovvio, è segnalata subito alle alte gerarchie del nazismo.

Da Berlino giunge l’ordine di far sparire immediatamente la ragazza e di nasconderla in un paese dell’Alto Adige. A questo punto il piano prevede di far trapelare la notizia della sparizione della figlia al feldmaresciallo, sperando in un suo colpo di testa come ad esempio l’abdicazione del comando. In questo modo lo si potrà incolpare di abbandono del comando — reato che nella Germania nazista era punito anche con la fucilazione. L’alto ufficiale, però, stranamente non mostra alcuna reazione apparente. Tuttavia, in maniera segreta, manda dalla figlia due amici affinché la controllino da vicino. Scoperta però la presenza dei due, Martin Bormann fa trasferire la figlia del feldmaresciallo a Genova e di lì a La Spezia, nella villa del prof. Luigi Pàstine, un provveditore agli studi.

La famiglia Pàstine

Pàstine ha due figlie. La prima si chiama Emiliana, e si è fatta suora prendendo il nome di Suor Natalia. La seconda, Egidia, vive in famiglia. Il giudizio su Luigi Pàstine che Kate von Kluge esprime è durissimo. Lo ritrae come un confidente dei tedeschi, nonché uomo violento che la sottoponeva a ogni sorta di angherie. L’unico amico della ragazza è padre Amedeo da Varazze, un frate cappuccino.

La forzata coabitazione di Kate con la famiglia Pàstine, prima a Genova poi a La Spezia, dura all’incirca fino al 1943, quando Egidia muore sotto un bombardamento navale. Anche la moglie del professore soccombe e per Kate cominciano una serie di peregrinazioni in varie località della Riviera ligure, fino al termine del conflitto.

Nel 1945 muore anche il prof. Pàstine, dopo aver steso un testamento consegnato poi a padre Amedeo. Il testamento porta la data del 28 giugno 1945 e in esso è scritto testualmente:

“Chiedo perdono se non ho dichiarato il decesso di mia figlia Egidia, avvenuto tragicamente senza che se ne potesse recuperare il cadavere. Domando perdono alla piccola von Kluge di ogni amarezza che il suo forzato soggiorno in casa mia le abbia potuto procurare”.

Il professore lascia quasi tutti i suoi beni, due appartamenti e parecchi terreni, a Kate

Dal 1945 al 1951 la ragazza frequenta le scuole magistrali presso vari istituti religiosi della Riviera e si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università Cattolica di Milano. Vive ospitata dagli stessi istituti, promettendo che in seguito entrerà come suora nelle diverse congregazioni, senza però prendere mai i voti.

“È mia sorella!”

Il processo è sospeso e riprende a settembre. Arriva la testimonianza della sorella di Egidia, suor Natalia. La religiosa racconta di aver assistito alla lettura del testamento del professore da parte di padre Amedeo. Quando il religioso era arrivato al punto citato sopra, suor Natalia sconvolta aveva voluto vedere il foglio notando che la scrittura non era quella di suo padre e lo aveva fatto subito presente. A questo punto il cappuccino le aveva strappato sgarbatamente il testamento di mano senza renderglielo.

Si procede a un confronto tra le due donne. Suor Natalia dichiara:

“Non ho alcun dubbio che la persona che ho di fronte sia mia sorella Egidia”.

L’imputata non risponde, sembra assente, mentre la suora continua:

“Mia sorella aveva una cicatrice al polso destro, per un incidente da bambina”.

Si controlla e sul braccio dell’imputata c’è la cicatrice.

Viene chiamata a testimoniare anche la zia di Emiliana e di Egidia. La donna racconta vari episodi della vita di sua nipote, definendola come:

“Una ragazza molto intelligente, ma di fantasia sfrenata, che ad un certo punto si era fissata di essere tedesca”. Alle contestazioni dei difensori ribatte: “E’ inutile, non mi confondo, quella è mia nipote. Non mi contraddico!” al che il pretore risponde: “Ci sono milioni di contraddizioni in questo processo, non ci faccia caso, signora: una più, una meno…”

I von Kluge seguono il processo

Cosa ne dicono intanto i von Kluge? Informati della cosa da parte del Consolato Germanico di Milano, seguono attentamente il processo. Sia Kate che Maria von Hubner, che avrebbe dovuto essere sua madre, sono loro assolutamente sconosciute. La vedova del feldmaresciallo, ancora vivente, si chiama Mathilde von Brigen; i figli sono Gunther, Esther e Marie Luise. Ammesso che la ragazza sia sua figlia, si tratterebbe comunque di una figlia naturale non riconosciuta, che quindi non potrebbe avanzare alcuna pretesa sull’eredità del generale.

Il 18 settembre 1953 il pretore emette un’ordinanza che non conclude nulla. Si legge:

“Prima di condannare o assolvere un qualsiasi imputato è indispensabile che il magistrato non nutra dubbi almeno sulle generalità dell’imputato”.

Il processo viene rinviato al Tribunale Civile di Milano, ma non ha luogo per sopraggiunta amnistia.

Kate von Kluge, Egidia o… Hildegarde?

Kate/Egidia sparisce dalla scena. Lascia l’appartamento che aveva affittato a Milano e non si fa più vedere né sentire; nel 1956 i quotidiani tornano a parlare di lei e del suo matrimonio, celebrato a Ventimiglia col solo rito religioso esibendo un documento rilasciato da un ufficio postale di Savona nel quale la donna cambia di nuovo nome: adesso si chiama Hildegarde Korner e dichiara di essere nata nel 1923.

Cala di nuovo il silenzio fino all’agosto 1969 quando Kate/Egidia/Hildegarde cade da un muretto in campagna e finisce in coma all’ospedale di Sanremo. Del suo caso si interessa l’Ufficio stranieri che convoca suo marito, l’ex ufficiale della Guardia di Finanza Mario Raimondi. L’uomo dichiara:

“Non so neppure io quale sia il vero nome di mia moglie. Io l’ho sposata sotto il nome di Korner. Lasciatemi in pace”.

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