Trollmann, il pugile ribelle

Trollmann, il pugile ribelle

Johann Trollmann, il pugile ribelle del nazismo. Promessa della boxe tedesca, campione dei mediomassimi, deportato nei lager per la colpa di “non essere ariano”

Spesso lo sport ci lega in un’unica famiglia, facendoci sentire tutti quanti degli umili campioni. Altre volte invece ci divide con scaramucce da bar, proclamandoci allenatori di fama internazionale, fini strateghi esperti di tattiche improbabili. Sia in caso sia nell’altro, non si può negare che lo sport in molte occasioni si è reso protagonista nella storia. Purtroppo, però, non sempre i finali sono quelli che spettano ai grandi campioni, proprio come in questo caso. Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di Johann Trollmann, il pugile ribelle del nazismo.

La tecnica e la fama di Trollmann

Berlino, 1932: Trollmann posa per la foto dei manifesti

Chiamato anche “Rukeli” (Alberello) per via della sua chioma riccioluta, ma conosciuto ai più come “Gipsy” per la sua origine Sinti, Johann Wilhelm Trollmann fu uno dei migliori pugili tedeschi. Agile, astuto, singolare nei suoi brevi scatti, tant’è che negli anni avvenire la sua tecnica caratterizzò i movimenti di Cassius Clay.

La carriera di Rukeli inizia a metà degli anni Trenta, in una Germania in preda al delirio di «razza». Benché la propaganda nazista declamava la propria superiorità morale e fisica, Trollman vinse tredici incontri consecutivi; da Amburgo a Monaco, da Berlino a Colonia.

Una cintura vacante

Iniziò a battersi contro i più grandi pugili tedeschi dei pesi medi, in un susseguirsi di vittorie. Visti i risultati passò nella categoria mediomassimi, con risultati talmente straordinari i quali lo fecero diventare un importante personaggio nella compagine pugilistica dell’epoca. Come tutti gli sport al tempo del nazismo, anche il pugilato fu arianizzato.

La boxe era un nome inglese, così la chiamarono con l’appellativo di Deutscher Faustkampf e per tutti i non ariani iniziò una tragica emarginazione. Non fu solo Trollmann a subire gravi ripercussioni. Il campione dei mediomassimi Erich Seelig, ad esempio, colpevole di essere ebreo, ricevette minacce di morte e scappò in Francia lasciando la cintura dei mediomassimi “abbandonata”.

Una sconfitta umiliante

A contendersela rimasero Rukeli e il pugile tedesco Witt, in un incontro fissato nella birreria Bock di Berlino il 9 giugno del 1933. Dopo la «no decision» dei giudici di gara nazisti, nel quale Trollmann risultava nettamente vincitore, gli scommettitori insorsero contro l’ingiusta decisione al ché i giudici dovettero dichiararlo vincitore. Uno smacco ritrovarsi come campione dei mediomassimi uno «zigeuner», così alcuni giorni dopo gli levarono il titolo.

L’accusa inventata nei suoi confronti fu di aver tenuto un comportamento antisportivo, durante la gara. Alcune settimane dopo, prima del suo ultimo incontro, degli scommettitori senza scrupoli lo minacciarono di ammazzargli la figlia se solo non avesse perso, e così fece. Per provocazione, ma soprattutto risentito da quella grave minaccia nei suoi confronti, prima di salire sul ring si cosparse di farina bianca e si tinse i capelli di biondo, sbeffeggiando l’ideologia ariana.

La clandestinità di Trollmann

Bandito dal mondo del pugilato, l’agguerrito Gipsy dovette combattere clandestinamente per sopravvivere. Per racimolare qualche soldo iniziò combattendo dietro i tendoni dei circhi per poi finire nelle soste interne dei luna park. A metà del 1937 si nascose nei boschi per evitare la sterilizzazione, imposta a tutti quelli ritenuti «non di razza tedesca». Si diede alla macchia per alcuni mesi, e solo quando la Gestapo minacciò di ammazzargli la famiglia Trollmann si fece sterilizzare.

Per salvare la moglie e la figlia dalla deportazione divorzi, affinché potessero cambiare cognome. Lo obbligarono ad arruolarsi per combattere sul fronte occidentale, tra i ranghi della Wehrmacht. A causa di una brutta ferita alla spalla, dopo tre mesi lo congedarono. I medici nazisti si dissero perplessi, convinti che quel colpo se lo fosse inferto da solo, e così lo deportarono nel campo di concentramento di Neuengamme.

La prigionia e la morte

trollmann il pugile ribelle
Berlino, 2010, parco Vittoria Kreuzbergg: Il ring dedicato a Johann Trollmann

Nel campo di Neuengamme si occupò della fabbricazione di laterizi, sino a quando le sue condizioni fisiche lo portarono in uno stato di deperimento da non riuscire più a camminare. Malato, emaciato e pesante 40 kg, Trollmann arrivò ad un passo dalla morte quando una sera Albert Lutkemer, ex arbitro di boxe nazista, lo riconobbe e lo fece rifocillare in cambio di quotidiani incontri con altri soldati.

La sua alimentazione in quel periodo fu di cetriolini sottaceto, grappa e tozzi di pane. La ragione del perché la sua morte sia stata depistata nel 1943 rimane un mistero. Quello che è sicuro, tramite gli Archive mit einem Konzentrationsfeld, è che gli diedero il numero di un altro prigioniero morto di polmonite (numero 9841). In seguito fu trasferito a Wittenberge, un sotto campo alle dipendenze di Neuengamme, dove visse per un altro anno.

L’ultimo incontro con la vita

La fama di Rukeli era così nota nel mondo della boxe che anche in questo campo Emil Cornelius, un kapò ed ex pugile dilettante, lo riconobbe e a tutti i costi volle battersi con lui. Benché stremato e fuori forma, a Gimpsy non gli ci volle molto per stendere il suo avversario alla seconda ripresa. Questa però fu l’ultima vittoria di Trollmann.

Sentendosi umiliato, Cornelius pochi giorni dopo lo uccise con una pala (alcuni affermano con una pistola, datagli da un sergente delle SS di Wittenberge). La morte di Johann Trollmann, il pugile ribelle del nazismo, campione senza rivali dei mediomassimi, avvenne alla fine di marzo del 1944. La notizia fu resa nota solo dopo la guerra, dal suo amico Robert Landsberger.

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