Julia Olga Calzoni, una morte inutile

Julia Olga Calzoni, una morte inutile

Due giovani di buona famiglia attirano in una trappola una loro amica, uccidendola barbaramente. Una morte inutile quella di Julia

Quando si pensa a questo delitto, non può non tornare alla mente la famosa frase di Hannah Arendt: «La banalità del male». Una morte feroce, inutile e senza senso quello di Olga Julia Calzoni, la sedicenne ammazzata da due giovanotti della Milano bene. Per quale motivo è stata massacrata la ragazza che si fidava ciecamente dei suo assassini?

Stagno nel Bosco del Carengione

È il 27 marzo del 1976. Un uomo sta portando il cane a passeggio in un viottolo di Mezzate, tra l’Idroscalo di Milano e Peschiera Borromeo. In mezzo a un mucchio di rifiuti al margine del Bosco del Carengione, nota quello che sembra un fagotto di vestiti abbandonato sul terreno. Si avvicina e con orrore si rende conto che si tratta del cadavere di una donna con il volto ridotto a una maschera di sangue. Arriva la polizia. Il corpo viene portato all’Istituto di medicina legale. Ci si rende conto che si tratta di una ragazzina uccisa a bastonate e finita con quattro colpi di pistola.

Chi è Olga Julia Calzoni?

Si tratta di una ragazza dell’alta società milanese, Olga Julia Calzoni. Da tutti però è chiamata semplicemente Julia. La sera prima del suo ritrovamento era stata denunciata la sua scomparsa dai familiari. Julia è nata nel 1959, a Milano. È la nipote del conte Carlo Sforza, diplomatico e ministro degli Esteri dal 1947 al 1951. Si tratta di una giovane tranquilla, dal carattere dolce, studiosa e senza grilli per la testa tant’è che viene definita da tutti: «una ragazza d’altri tempi».

Julia Calzoni

I genitori sono divorziati e Julia vive con la madre e il nuovo marito di lei, il conte Andreoli Paglierano, in un palazzo aristocratico di Corso Venezia. La ragazza frequenta il liceo scientifico Alessandro Volta: istituto preferito dalle famiglie altoborghesi per i loro figli. Julia non ha mai dato ai suoi genitori la minima preoccupazione. Ad appena quattordici anni si è innamorata di Giorgio Invernizzi, un giovanotto, anche lui di buona famiglia, figlio di un commercialista e di una professoressa.

Il primo amore di Julia

Giorgio ha cinque anni più di lei. L’aspetto è quello di un bravo ragazzo e attualmente studia medicina. Si è diplomato in un istituto di recupero anni scolastici, lo Studium, frequentato soprattutto da studenti di famiglie benestanti i quali hanno collezionato bocciatura su bocciatura. Studenti quasi tutti militanti o simpatizzanti dell’estrema destra, conosciuti a quei tempi come “sanbabilini” per la frequentazione della centralissima piazza San Babila.

Per Julia, Giorgio è il primo amore. Lui è un tipo freddo e distante che la mette sempre in secondo piano rispetto al suo amico inseparabile, Fabrizio De Michelis. I due amici vanno al poligono di tiro, in una palestra di arti marziali o nei ritrovi dell’estrema destra. Dopo un paio d’anni di alti e bassi, Giorgio lascia Julia. È stufo di quella ragazzina romantica che trova troppo appiccicosa. Lei ci rimane malissimo, non riesce a farsene una ragione, e quando lui dopo qualche tempo le telefona di nuovo lei va al settimo cielo. Non fa caso a qualcosa di strano, cioè che Giorgio le dà appuntamento alla condizione che lei non parli assolutamente con nessuno della cosa.

Lo strano appuntamento per la morte di Julia

Julia accetta di vedersi con Giorgio. La sua felicità è tale che non può fare a meno di dirlo alla mamma, alla quale chiede in prestito un bel vestito mentre la domestica le fa la messa in piega. Julia indossa un completo di velluto nero, un orologio d’oro Baume et Mercier, orecchini con brillantini, scarpe nere a tacco alto. La mamma quel giorno deve andare a Lugano, e le dà appuntamento telefonico per le 20: vuole che la figlia le racconti com’è andato l’incontro. Giorgio va a prendere Julia in automobile., ma per non farsi vedere si ferma in una strada laterale. In auto con lui c’è anche Fabrizio De Michelis. Probabilmente la ragazza rimane meravigliata: “perché portarsi dietro l’amico?” — pensa Julia. Comunque si fida e sale in macchina.

Piano diabolico

Giorgio e Fabrizio, in realtà, hanno l’intenzione di sequestrarla. Dapprima pensano di richiedere più di un miliardo di lire, poi riducono la cifra a 400 milioni. Un sequestro di persona, però, è un’operazione complicata e difficile. Allora i due con la massima disinvoltura programmano di ucciderla con un’iniezione di aria in vena. Come hanno letto in qualche libro giallo, questo le procurerà un’embolia mortale. In seguito getteranno il corpo nel Ticino. I due hanno anche preparato un piano alternativo, nel caso la Polizia li rintracci. Diranno che è stato un gioco stupido finito male la morte accidentale di Julia e che loro, presi dal panico, nascosero il cadavere anziché chiamare i soccorsi.

Quello che segue è quanto Invernizzi e De Michelis raccontano al processo. Non si può quindi essere sicuri che le cose si siano svolte effettivamente così.

La morte di Julia, un feroce delitto

julia morte

L’auto arriva fino alle vicinanze dell’Idroscalo. I due si fermano, prendono un registratore portatile a cassette e chiedono a Julia di registrare un messaggio. Servirà come prova della sua esistenza in vita.  Lei è esterrefatta e si rifiuta. I due la buttano sul ridere e le dicono che è solo un gioco, uno scherzo. La convincono a registrare il messaggio.

Julia lo fa. Subito dopo però se ne pente e chiede che la cassetta venga cancellata. I due tirano fuori le pistole e la minacciano. Lei riesce ad aprire la portiera e fuggire, ma impacciata dai tacchi alti cade. Loro la raggiungono e la colpiscono con una spranga, non riescono a ucciderla, infine le sparano quattro colpi di pistola e lei muore.

Menzogne sfacciate

Dopo la morte di Julia i due tornano tranquillamente a Milano, a casa di Fabrizio. Più tardi si presenta la mamma della ragazza, al quale come d’accordo alle 20 ha telefonato a casa per sentirsi rispondere dalla domestica che Julia non era ancora ritornata. A questo punto la donna torna più rapidamente che può da Lugano e va a cercare Giorgio: sa che sua figlia doveva uscire con lui.

Il ragazzo risponde che lui non aveva nessun appuntamento con Julia, e Fabrizio conferma. Appena la madre della ragazza lascia l’appartamento di Giorgio, i due vanno a gettare nel Naviglio le pistole e il bastone. Si ripromettono anche di andare a riprendere il cadavere l’indomani mattina per buttarlo nel Ticino, ma non faranno in tempo.

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Il memoriale di Julia nel Bosco del Carengione

Il cerchio si stringe sui due colpevoli

I due, in qualità di amici di Julia, vengono convocati come testimoni. Cadono in tante contraddizioni da diventare ben presto i principali sospetti e durante gli interrogatori cominciano ad accusarsi l’un l’altro. Non solo, ma rilasciano dichiarazioni sempre più strampalate e deliranti, tanto da far pensare che cerchino di farsi passare per pazzi. Prima dicono di non aver mai fatto uso di droga. In seguito invece si dichiarano consumatori abituali di marijuana, anfetamine e LSD in quantità industriali.

Peccato che le analisi smentiscano puntualmente. Gli estremisti di destra milanesi, i cosiddetti “sanbabilini”, prendono le distanze da Giorgio Invernizzi e Fabrizio De Michelis. Dicono che non li hanno mai conosciuti e non sanno neanche chi sono. Il processo per la morte di Julia si conclude con la condanna in primo grado all’ergastolo per entrambi gli imputati. La condanna è confermata in Appello e diventa definitiva in Cassazione nel 1983.

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