Crea sito

La bufala del chupacabras

La bufala del chupacabras

Un animale leggendario che molti credono in grado di “succhiare le capre”. Sono molte le persone ad aver creduto nella bufala del chupacabras

Correva l’anno 1995 e nell’isola caraibica di Portorico si cominciò a parlare di drammatici ritrovamenti. Pecore e capre misteriosamente uccise e completamente dissanguate, con strane ferite rotonde da cui sembrava che un animale avesse succhiato il sangue. Probabilmente proprio da questi ritrovamenti che la bufala del chupacabras ha inizio.

Un avvistamento spaventoso

Il mistero del Chupacabras
Il chupacabras descritto dalla Tolentino

Dapprima gli abitanti diedero la colpa a cani selvatici o all’immancabile culto satanico (poteva mancare?). Nell’agosto di quell’anno una signora della cittadina di Canòvanas, Madelyne Tolentino, riferì di aver avvistato una creatura mai vista prima. Un bipede con sottili arti anteriori e posteriori, dotato di grandi occhi rossi, privo di naso e orecchie, e con una cresta di spine sulla schiena. Roba da far accapponare la pelle.

Giornali e radio locali cominciarono a parlarne, e fu proprio durante una trasmissione radiofonica che l’attore portoricano Silverio Pérez si riferì all’animale chiamandolo chupacabras (succhia capre).

Gli avvistamenti del chupacabras si moltiplicano

Gli avvistamenti del misterioso essere cominciarono a moltiplicarsi in tutta l’America Latina, dalla lontana Argentina fino alla Repubblica Dominicana, dalla Bolivia al Messico. Infine il chupacabras arrivò negli Stati Uniti e precisamente in Texas. Qui però, forse stanco per il viaggio, subì una profonda trasformazione diventando una specie di canide senza pelo, di cui alcuni dissero di aver trovato delle carcasse.

Il più famoso fu il ritrovamenti di Cuero, in Texas. Nel 2007 la signora Phyllis Canlon rinvenne il misterioso animale morto a lato di una strada. La donna conservò la testa del predatore in freezer per poi farla analizzare e divenne una star dei notiziari. Aveva un’indubbia capacità di suscitare l’interesse del pubblico; dichiarava, infatti, di aver già visto nella sua vita “una moltitudine di cose orribili”, ma “mai come questa”. La signora si spingeva anche a ipotizzare che il mostriciattolo fosse “un incrocio di diversi animali”, una specie di Frankenstein nato chissà come.

Il mistero del Chupacabras
Una delle carcasse ritrovate negli USA

Spinto dal desiderio di capirci qualcosa, soprattutto incuriosito dalle grandi differenze nell’aspetto, lo scrittore e investigatore del paranormale Benjamin Radford condusse un’indagine durata ben cinque anni, che si concluse nel 2011 con la pubblicazione del suo libro Tracking the chupacabra.

Com’era da immaginare, la conclusione fu che si trattasse di una leggenda metropolitana.

Chupacabra, bufala o realtà?

Tanto per cominciare Radford trovò che la descrizione fatta nel 1995 da Tolentino corrispondesse perfettamente a quella della creatura Sil, protagonista del film Species (in italiano Specie mortale, vedi trailer). E’ un film horror girato proprio in quell’anno in varie location tra cui l’osservatorio di Arecibo a Portorico, per la regia di R. Donaldson. Un esperimento produce la nascita di una bambina, appunto Sil, che in breve si trasforma in un orrendo alieno (creato dal famosissimo H. Giger, l’autore degli Xenomorfi di Alien).

Il mistero del Chupacabras
L’aliena Sil

Tolentino disse di avere visto il film e di aver notato come la creatura Sil somigliasse al chupacabras avvistato da lei stessa. Secondo Radford invece successe proprio il contrario. La donna, impressionata dalla pellicola, diede inconsciamente l’orrendo aspetto di Sil ad un’ombra o un animale che aveva intravisto.

Radford divise i rapporti sui chupacabra in due categorie. Nei rapporti da Portorico e America Latina veniva riferito il ritrovamento di animali morti e dissanguati,  invece in quelli provenienti dagli Stati Uniti risultava l’avvistamento di mammiferi simili a cani.

Arrivano le analisi

Alla fine di ottobre 2010, Barry O’Connor, biologo dell’Università del Michigan che si era occupato di analizzare i reperti americani, concluse che tutti i cosiddetti chupacabras trovati negli Stati Uniti erano semplicemente dei coyote infetti dal parassita Sarcoptes scabiei, portatore della malattia chiamata scabbia. I sintomi di questa malattia spiegavano la maggior parte delle caratteristiche del chupacabras: perdita della pelliccia, pelle ispessita e odore di putrefazione. Secondo O’Connor questi coyote ammalati attaccavano le capre perché:

“Questi animali sono molto indeboliti, hanno difficoltà a cacciare. Quindi sono costretti ad attaccare il bestiame perché è più facile che inseguire un coniglio o un cervo”.

Cit. Barry O’Connors

La bufala del chupacabras e specie aliena?

Uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del chupacabras come specie aliena era che gli attacchi non potevano essere opera di cani o coyote perché non le vittime non erano state divorate. Radford dimostrò che questo non era corretto, perché sia i cani che i coyote possono uccidere e non consumare la preda.  

La vittima può sopravvivere all’attacco e morire in seguito a emorragia interna o shock circolatorio. È naturale la presenza di due buchi nel collo, corrispondenti ai denti canini, poiché questo è il modo in cui la maggior parte dei carnivori terrestri cattura e trasporta le prede.

Anche il dissanguamento delle prede può essere facilmente spiegato. Per stabilire se un animale è stato dissanguato è necessaria un’autopsia condotta da un esperto. L’assenza di sangue sul luogo dell’uccisione che i testimoni riferiscono non ha valore, inoltre se dopo diverse ore si provasse a incidere le carni di una animale ucciso in un punto qualunque, sarebbe facile trovare tessuti esangui.

Questo perché il sangue, per gravità, si è raccolto nelle parti più basse del cadavere. In nessun caso, né a Portorico, né altrove, nei (rarissimi) casi in cui sono state eseguite autopsie sulle presunte vittime, è stato riscontrato un dissanguamento. La descrizione della scena del crimine è quindi semplicemente quella di un attacco da parte un predatore.

E’ la stampa, bellezza

Il mistero del Chupacabras
Una copia del giornale El Vocero

C’è da dire anche che nel 1995 sull’isola di Porto Rico un giornale in particolare aveva preso a cuore la causa del chupacabras: si trattava del quotidiano El Vocero, tabloid scandalistico simile al nostro Cronaca Vera. Non c’è quindi da stupirsi che abbia sfruttato la vicenda calcando, forse, un po’ troppo la mano, presentando ogni razzia di pollaio come un orribile mistero.

Insomma, finchè non si troveranno prove (vere e non inventate) dell’esistenza di questo misterioso animale, si può tranquillamente continuare a considerare il chupacabras come un parto della fantasia di chi vuole ad ogni costo vedere il mistero in una bufala.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: