La moda delle fotografie post-mortem

La moda delle fotografie post-mortem

Fino a qualche decennio fa capitava che l’unica foto del defunto disponibile per i parenti, fosse quella del matrimonio. Ecco perché nacque la moda delle fotografie post-mortem.

Sarà capitato anche a voi, visitando un cimitero, di vedere su qualche lapide la foto di un baldo giovanotto dai capelli neri e dai baffi a manubrio. Impettito nell’abito della festa. Poi accorgersi dalle date di nascita e di morte che lo stesso signore era morto più che ottuagenario. Un altro Dorian Gray? Certo che no! È che nella sua vita, con tutta probabilità, non gli hanno più fatto delle foto. Ecco perché nacque la moda di fare le fotografie post-mortem.

Perché nasce la moda delle fotografie post-mortem

A noi sembra strano, ma fino a qualche decennio fa poteva capitare che l’unica foto del defunto disponibile per i parenti fosse quella del matrimonio, avvenuto magari cinquant’anni prima del decesso. Specialmente per chi viveva nelle campagne, andare dal fotografo non era cosa di tutto riposo. Bisognava recarsi in città, con un vestito elegante o almeno decente, posare, soprattutto pagare una cifra che poteva essere abbastanza alta per le proprie finanze.

Per fare un esempio, di un artista come Vincent Van Gogh: non esiste nessuna fotografia riconosciuta, a parte una la cui autenticità è però controversa. Il desiderio di avere un ricordo dei propri cari defunti fu quindi alla base di un fenomeno che a noi sembra orribile e macabro. Tuttavia la diversa sensibilità del periodo vittoriano considerò normale e accettabile quello della moda delle fotografie post-mortem.

L’ultimo sonno

Si conservano ancora moltissime di queste immagini, e la gran parte rappresentano bambini. La mortalità infantile a fine ‘800 era ancora molto elevata, e quasi ogni famiglia aveva perso uno o più figli nell’infanzia. Divenne quindi abbastanza usuale farsi scattare una fotografia tenendo in braccio il bimbo prima del funerale, in modo da averne un’immagine da conservare negli anni a venire.

Metà del 1800 circa. Una bimba morta tra le bambole, sembra dormire.

All’inizio la posa più popolare fu quella chiamata Ultimo sonno. Con il defunto a letto o già nella bara. Composto con gli occhi chiusi. Più tardi invece fu introdotto l’uso di fotografare il cadavere seduto in poltrona. Magari circondato dai suoi cari. Oppure tra le braccia dei genitori nel caso di un bambino. In questi casi venivano ritoccati gli occhi in post-produzione per farli sembrare vivi. Risultati che a noi sembrano estremamente macabri e inquietanti.

Le fotografie post-mortem, una moda anglosassone

Una leggenda vuole che si usassero cavalletti o altri marchingegni per tenere il corpo in piedi o fargli prendere pose più naturali. In realtà tali apparecchi esistevano, ma per i vivi (vedi art)! Le lunghe pose necessarie per le fotografie dell’epoca rendevano molto difficile per i modelli stare perfettamente fermi. Quindi furono creati dei sostegni ai quali ci si poteva appoggiare.

La moda delle fotografie post-mortem, per quanto possa sembrare strano, durò molto a lungo. Soprattutto nelle aree rurali degli Stati Uniti e dell’Inghilterra. Ne esistono esempi fino al periodo tra le due guerre mondiali. Affini alle fotografie post-mortem sono le “fotografie paranormali” che presagirebbero la morte violenta dei soggetti riprodotti. Sono quelle di cui parlano a volte certi blog e siti dediti a diffondere notizie sensazionali. Tempo fa c’era stata segnalata una galleria di “foto del passato che rivelano la morte violenta dei soggetti ritratti“, che ci aveva incuriosito molto. Purtroppo è bastata una ricerca su Internet per renderci conto che le stesse foto non rivelavano un bel niente.

I fratelli Olms

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I “fratelli” Olms, un falso.

Ad esempio questa foto raffigurava i Fratelli Olms. A detta dell’autore erano morti pochi giorni dopo, a causa dei vestiti nuovi impregnati di una sostanza tossica (perché? Mah!). In realtà non si trattava affatto di fratelli bensì di una famiglia composta da padre, madre e un figlio. Tutti e tre albini. P.T. Barnum li incontrò in Olanda nel 1857, scritturandoli per esibirli come «autentici indigeni del Madagascar».

I tre diventarono una delle sue principali attrazioni finché il loro comportamento indusse il famoso impresario a licenziarli. Cosa gli sia successo dopo non lo sappiamo, ma dubitiamo che abbiano fatto la fine di cui sopra.

Le due sorelle e il padre assassinato

I soggetti di queste due foto sarebbero due sorelle, morte per avvelenamento da funghi (probabilmente indispettiti dal loro travestimento). Il padre invece sarebbe stato ucciso 10 anni dopo dal figlio, con la stessa lancia che nella foto teneva in mano. A parte che non si sa se le due ragazze della foto siano o meno sorelle.

la moda delle fotografie post-mortem

L’immagine si trova solamente su pagine internet dedicate ai bizzarri travestimenti di Carnevale e Halloween d’altri tempi, senza nessuna allusione alla loro triste sorte. Il signore in abiti regali (?) tanto amante del biliardo da camuffare i suoi figli da palle, non tiene in mano una lancia ma una stecca. Non si sa nemmeno chi sia e quindi sembra ben difficile sapere se il figlio lo abbia realmente ucciso

La famiglia nazionalsocialista, le sei donne

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Le sei donne mostrano la loro acconciatura.

Ed ecco la chicca. L’ultima immagine che ha una descrizione veramente spassosa! Si tratterebbe di una famiglia nazionalsocialista, ritratta nel 1939. Secondo la leggenda furono fucilate alla schiena, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1939 la gente si vestiva in modo molto diverso.

Gli abiti delle sei donne sono di fine Ottocento-primissimi del Novecento al massimo, come dimostra il figurino di moda (foto sotto). Le ricerche su Google hanno trovato la foto delle sei donne in molte pagine dedicate alla moda delle fotografie post-mortem. Ma con tutta probabilità volevano solo mostrare le loro acconciature.

la moda delle fotografie post-mortem
Figurini di moda degli anni 40

Forse è così che nascono le leggende metropolitane

Uno vede una foto stramba su Internet e ne parla con amici e colleghi. Loro fanno lo stesso e pian piano la “famiglia nazionalsocialista fucilata” chissà dove diventa vera e reale

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