La piscina di Auschwitz

La piscina di Auschwitz

Continuano ad animare i social le incessanti affermazioni riguardo la piscina di Auschwitz. I negazionisti della shoah ritengono che all’interno del lager i prigionieri svolgevano gare di pallanuoto, con tanto di pubblico festoso

È sempre antipatico dover chiarire alcuni equivoci, che molto spesso “equivoci” non sono. In alcuni casi si passa per «amici della causa». Tuttavia riteniamo giusto chiarire le origini della bufala riguardo la piscina di Auschwitz, all’interno del campo di sterminio. Iniziamo col dire che chi afferma che «i prigionieri si godevano il sole in piscina» è intollerante alla logica. Asserire che in un lager i prigionieri potessero svagarsi allegramente non è solo ridicolo, bensì offende milioni di vittime, migliaia di testimoni e con essi la memoria della storia.

Sui social è facile condividere meme fatti da qualche maniscalco della cultura, seminando odio. Il difficile è reputare quali notizie sono attendibili e quali false, evitando di diffondere mala informazione convinti di avere uno scoop da Premio Pulitzer. Poco tempo fa la neonazista Antonella Pavin, soprannominata la sergente di Hitler, ha detto alla senatrice Lilliana Segre che ad Auschwitz «c’era il teatro, il cinema e la piscina» . Chi ha visto la planimetria del campo sa che non c’era ne cinema ne tanto meno il teatro. Gli spettacoli che andavano in scena erano ben altri! Ma vediamo di fare chiarezza sul perché è stata costruita la piscina e chi sono stati gli ideatori di questa detestabile fake.

Da chi nasce la bufala?

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Rockford, Illinois: Ernst Zundel in un convegno di neonazisti

I primi ad avvalorare la teoria che «i prigionieri usufruivano della piscina per svago», sono stati Ditlieb Felderer, Ernst Zundel e Gerald Frederick Toben, tutti e tre negazionisti della shoah. Affermavano di aver letto il libro di Mark Klein ― un ebreo sopravvissuto ad Auschwitz ―. Il titolo del libro sarebbe “Mark Klein ad Auschwitz”. Già il titolo ci dà un indizio. Ci siamo presi la briga di indagare su chi fosse questo scrittore, ed è emerso che Mark Klein non ha mai scritto questo libro.

Non solo. L’estrapolato a cui fanno riferimento i tre negazionisti è un introvabile romanzo biografico che a prima vista può risultare attendibile, peccato che non si sa chi sia l’autore. La cosa assurda è che il “romanzo” è inserito nelle pagine della PHDN (pratique de l’histoire et devoinement negationniste). Un blog francese, gestito da neonazisti, sul quale ci sono pagine farneticanti che giustificano le scelte di purificazione razziale.

Il racconto del fantomatico autore

…(…)…“Le ore di lavoro sono state modificate la domenica e nei giorni festivi, quando la maggior parte del commando erano in tempo libero. L’appello era intorno a mezzogiorno. Le serate erano dedicate al riposo e ad una scelta d’attività culturali e sportive di calcio, basket e partite di pallanuoto (in una piscina all’aperto costruita all’interno del perimetro dai detenuti) ha attirato folle di curiosi, va notato che erano molto in forma e ben nutriti, esentati dai lavori duri, potevano indulgere in questi giochi che hanno attirato l’applauso più vivace dalle masse d’altri detenuti “…(…)…

Nella prima versione, Felderer, Zundel e Toben sostenevano che l’estratto era del libro originale. In altre dichiarazioni dissero che il pezzo in questione non erano le momorie di Klein ma l’estrapolato di un’intervista (fatta da non si sa chi e in quale emittente) nel 1947, intitolata “Auschwitz I Stammlager”. Anche di questa intervista non c’è traccia alcuna. Toben addirittura cita un altro sopravvissuto, un certo R.Weil: anche questo un probabile ebreo il quale avrebbe visto centinaia di prigionieri nuotare allegramente senza kapò ne guardie. Persino di questo R. Weil non c’è traccia.

Il cartello della polemica

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Auschitwz campo I: il cartello in questione

Come se non bastasse i tre negazionisti gettarono fango anche contro l’Auschwitz-Birkenau State Museum, colpevole a loro dire di avere mentito sul cartello adiacente alla piscina. Accusarono i responsabili del campo di «complotto giudaico», sostenendo che “chiunque avrebbe potuto mettere quel cartello.” Scritto in polacco, inglese ed ebraico, la targa spiega che la vasca antincendio fu costruita a forma di piscina, probabilmente nel 1944. I tre furono arrestati per reati razziali e condannati ad alcuni mesi di carcere.

Ma era una piscina?

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Auschwitz campo I: la piscina utilizzata dalla propaganda nazista.

Ebbene sì, era una piscina! Se è per questo all’interno del campo c’era anche un bordello e una palestra, ovviamente utilizzati dalle SS e non da “numeri”. La piscina ― costruita agli inizi del 1943 ― serviva per dimostrare agli osservatori della Croce Rossa che i detenuti godevano di ogni svago. Agli occhi del mondo tutto doveva apparire “umano”. Tuttavia dopo l’incendio divampato a Treblinka nel 1943, per mano dei prigionieri, e il tentato incendio di Sobibor, durante la rivolta, nel 1944 la piscina diventò una vasca antincendio.

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