La guerra dei vaccini, l’arroganza contro la scienza

La guerra dei vaccini, l’arroganza contro la scienza

Da mesi sui social si affrontano novax e provax in violentissimi scontri verbali. Arroganza contro scienza. Ecco come si combatte la guerra dei vaccini al tempo del coronavirus, tra insulti, minacce, shitstorm e denunce.

È ufficiale: la guerra dei vaccini è scoppiata. La violenta disputa tra novax e provax da mesi sta mietendo centinaia di vittime tra denunce, ban e shitstorm. Nessuno aveva previsto che questa disputa di opinioni avrebbe portato conseguenze simili. Credevamo fosse una semplice scazzottata tra scienziati e studioti alternativi, invece si è trasformata in qualcosa di più. Due fazioni completamente differenti tra di loro. L’idioma è identico ma la lingua, come gli ideali, è totalmente differente. Entrambi però parlavano di scienza.

I provax ne esaltavano i prodigi, le scoperte e la perseveranza, mentre i novax usavano parole che richiamavano alla «Dittatura», alla «Shoah» e all’immancabile «Libertà». Speravamo che l’oggettività dei fatti (i morti) e le conoscenze scientifiche (i virologi) ammorbidissero il rigoroso scetticismo di moltissimi laureati nel bar sotto casa. Ma non è stato così. L’assurda guerra dei vaccini è continuata, spingendosi sino alle periferie dei social, diffondendo tra i condivisori compulsivi un pericoloso messaggio di rivolta. Ed ecco che poco alla volta, sottovalutando il problema, alcuni gruppi novax si stanno organizzando per delle ipotetiche e per nulla remote azioni di rappresaglia.

  • la guerra dei vaccini

L’arroganza contro la scienza

Così, mentre questa pandemia mieteva vittime e piegava l’economia, i provax si sono lasciati consigliare da provetti ricercatori, esperti scienziati, personale medico e da tante prove riguardo i benefici dei vaccini. L’altra parte invece, quella dei novax, ha preferito le dirette streaming, ascoltando docenti dell’assurdo, rinchiusi in un ateneo di vetro. Ed ecco che fiutando fama e guadagni facili, alcuni avvocati sono divenuti di colpo virologi, qualche ingegnere si è specializzato in immunologia, mentre schiere di falliti in cerca di fama con a seguito truffatori in esilio sono diventati dei cattedratici a tempo pieno.

Ed è così che la maggior parte dei novax ha preso per scientifico quello che veniva detto loro da ex venditori di auto o da immobiliaristi, diventando portatori di verità. Per queste lezioni — tutt’ora impartite tramite webinar — la “retta” cambia a secondo delle prestazioni. Ascoltare profeti senza competenze, sparati dai like sul palcoscenico dell’orrore, tra contributi e parcelle, è divenuta una pratica comune. A questo punto, orgogliosi del loro mestiere, i docenti dell’assurdo hanno mostrato le loro dita medie dai finestroni dell'”Università della Strada”, al motto insurrezionalista: «Fanculo i vaccini, fanculo chi li ha prodotti e fanculo perfino i vaccinati».

La guerra dei vaccini, dalle parole ai fatti

Silente, lenta e nascosta agli occhi di chi non è addetto ai lavori, la guerra vaccinale è passata dal web alle strade. I social si sono dimostrati per l’ennesima volta il campo di battaglia ideale per ferire brutalmente il proprio odiato avversario. Facebook e Telegram sono diventate delle vere e proprie fucine per incitare al disprezzo oppure per coordinare attacchi reali a strutture vaccinali, come a Brescia. Gli atti di questo sottile terrorismo 2.0 hanno colpito anche l’Istituto Superiore di Sanità e l’ufficio per l’impiego di Avellino.

Altri atti vandalici di impronta novax si sono compiuti anche a Mantova, Cesena, Firenze e Imperia. La storia ci ha insegnato che dall’odio scritto si è passati alla pratica. E come dimenticare l’assedio sotto casa del sindaco di Pesaro, l’attacco a Bassetti durante la presentazione del suo libro e le minacce di morte alla ristoratrice di Palermo? L’ultimo folle gesto di questa assurda guerra dei vaccini è stata la sparatoria di un novax contro una guardia giurata, colpevole quest’ultimo di averlo allontanato dal supermercato perché privo di mascherina. Oppure le minacce di morte fatte ad alcuni medici di base per l’esenzione del vaccino.

la strana guerra dei vaccini
L’ingresso degli uffici del centro per l’impiego di Avellino; sventrata la parte sinistra dall’esplosione

La guerra dei vaccini nata dal benessere

Possiamo dire che la dichiarazione di guerra è iniziata il 27 dicembre 2020, giorno del “Vaccine Day” — ovvero quando si diede ufficialmente il via alla campagna di vaccinazione nel nostro Paese. Non che prima di questa data gli animi fossero calmi tra le due fazioni, anzi. Tuttavia come ogni guerra anche questa ha bisogno di una data per poterla ricordare e forse un domani verrà pure studiata come fenomeno sociale. Chissà. Sembra impossibile che in un Paese in cui regna il benessere, la democrazia e la civiltà, ci sia chi incita alla rivolta — alcune volte armata.

Ma sono proprio il consumismo e l’agiatezza a generare ideali oltranzisti. Delle vere e proprie tendenze, motivate dalla sicurezza che tanto, male che vada, non ci si rimette nulla. Un chiaro esempio è stata l’esaltazione vegan di qualche anno fa. Chi seguiva alla lettera la dottrina poteva scegliere se mangiare il seitan oppure una cotoletta. Se abbuffarsi di pizza al platano o fare ricoverare il proprio figlio per malnutrizione. Ma poteva anche scegliere se indossare capi di seta, scarpe in cuoio e maglioni in lana. Infine tra un germe di grano e un hamburger di soia inveivano contro l’odiato mondo, additando gli onnivori come: «Assassini mangia carogne!». Un fanatismo che ha portato in piazza un sentimento nobile, purtroppo espresso con violenza e volgarità nei confronti di chi non la pensava come loro.

Troppo facile non vaccinarsi

Anche per i novax è successa la stessa identica cosa: messi in condizione di poter scegliere se vaccinarsi oppure no, hanno preferito ergersi esperti di tutto. Sicuri del fatto che, mala che vada, basta scendere dalla giostra del rivoltoso e farsi ricoverare per cure immediate. E pensare che nei Paesi in cui i vaccini hanno salvato milioni di vite da morte certa, oppure da malattie come la difterite, il tetano e la pertosse, mai nessuno ha manifestato contro l’odiato sistema al grido: «Giù le mani dai bambini!». Nel nostro Paese invece è troppo semplice non vaccinarsi, dopotutto il vaiolo o la polio sono state sconfitte, grazie ai vaccini, e per l’immunità di gregge comunque ci pensa l’odiato provax.

Non si rischia nulla. Prima si chiede consulto a degli sconosciuti su Facebook, poi alle brutte si autocertifica la propria imbecillità e con pentimento si corre in ospedale sgomitando tra i provax per avere un posto assicurato. Ed è ancor più facile denunciare di vivere in dittatura, quando il Paese in cui lo denunci è tra i più democratici del pianeta. In Paesi come l’Afghanistan o la Corea del Nord nessuno ha la possibilità di scendere in piazza e manifestare contro la dittatura.

Effetto Dunning-Kruger e frustrazione: una miscela esplosiva

Negli anni sono nati parecchi gruppi novax, il cui obiettivo è sconfiggere un terribile potere destituito, annientare la scienza, accanirsi contro l’informazione e denigrare chiunque abbia conseguito una laurea scientifica. Un odio partecipativo in cui chiunque può facilmente controbattere — senza prove attendibili — il lavoro di esimi scienziati. Un disprezzo emerso grazie ai social e alla pandemia, dando così modo a molti di emergere dalla propria mediocrità ed ergersi santoni del nuovo millennio.

Ma non è solo l’effetto Dunning-Kruger ad aver generato mostri antiscientifici, convinti che basti leggere alcuni post per sentirsi dei cattedratici di fama nazionale. Ad alimentare il disagio, l’invidia e l’ignoranza, è una rabbia antica. Un livore probabilmente sfuggita alle mura domestiche e riversatosi sui social con l’effetto del mercurio liquido. La scienza, come alcuni dicono, non è democratica, per cui le formule e i concetti diventano incontestabile da chi non conosce un determinato argomento. Bisogna studiare!

Alcune terapie mediche probabilmente non sono efficaci al 100%, ma per controbattere l’utilizzo delle stesse ci vuole un medico competente in quella determinata specializzazione. Non si possono obiettare anni di studi e di successi solo perché su Facebook, Palombino48 afferma che il tecnezio essendo un protettore della ruggine può sconfiggere anche i virus dal momento che questi sono più piccoli e meno duri del ferro.

L’intelligenza non è in vendita

Purtroppo l’intelligenza non è vendibile in compresse, sennò ce l’avremo tutti. Però comprendere i propri risicati limiti dovrebbe essere istintivo, come chiedersi se si è in grado di saltare un burrone largo dieci metri senza caderci dentro. Diffondere post, ad esempio, in cui si afferma che Big Pharma vuole farsi i soldi con i vaccini non è da persone sveglie. Il motivo lo spiega Matteo Bassetti:

“Qualcuno pensa che la risposta al virus siano le fantomatiche cure domiciliari o le bacche ed è un errore farne argomento politico. I no-vax non hanno capito, però, che Big Pharma guadagna di più sui ricoveri. Un cinquantenne in rianimazione costa tra i 50 e i 70mila euro, una dose di vaccino 15 euro”.

Citazione di Matteo Bassetti

Insultare e minacciare, mentre con il dito medio ci si gratta lo scroto e con l’altra mano si vomitano minacce in caps lock, non migliora il prepotente tanto meno il minacciato. In questa strana guerra dei vaccini non ci saranno né vinti né vincitori, questo è sicuro. Il perdente non capirà cos’è successo, mentre il vincitore danzerà sulle carcasse dei nemici senza la dignità del trionfatore. L’unica cosa che vincerà senza aspettare nessuno è proprio la scienza: di questo suo “egoismo” gliene dobbiamo essere grati, almeno lei non fa la guerra a nessuno.

Una risposta a “La guerra dei vaccini, l’arroganza contro la scienza”

  1. Un articolo colmo di falsità, fra i pro-vax e i no-vax ci sta anche un mondo di mezzo, con i suoi legittimi dubbi e le sue ragioni, fate pietà…

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