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L’aereo della morte

L’aereo della morte

Una tragedia aerea avvenuta in Canada nel 1949 si rivela in realtà una diabolica macchinazione, passando alla cronaca come l’aereo della morte

aereo della morte

La mattina del 9 settembre 1949 un uomo di nome Albert Guay, gioielliere, si presenta alla biglietteria dell’aeroporto di Quebec City, nel Canada orientale. Chiede un biglietto di sola andata per Baie Comeau, una località sull’estuario del fiume San Lorenzo, a circa cinquecento chilometri a nord-est. Stipula anche un’assicurazione sulla vita a nome di sua moglie, per diecimila dollari. Inizia così la storia de: l’aereo della morte.

Pochi minuti dopo arriva proprio la moglie, Rita, una ragazza di ventotto anni, che quando viene a sapere del biglietto di sola andata si irrita: non vuole dormire fuori casa, va a Baie Comeau solamente per consegnare un pacchetto ad un cliente di suo marito, ma lui la rassicura dicendole che l’avrebbe raggiunta il giorno dopo, sabato, per passare il weekend insieme. La donna non può sapere che il sabato e la domenica non ci sono aerei da Quebec per Baie Comeau, e si lascia convincere.

Un pacco imbarcato all’ultimo momento

L’aereo, che proviene da Montreal fa un breve scalo a Quebec, ha già acceso i motori quando arriva in tutta fretta un taxi dal quale scende una donna vestita di nero. Porta un pacco molto pesante, da spedire a un certo M. Laroche, a Baie Comeau. Il pacco viene imbarcato nel bagagliaio e il velivolo decolla.

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Sedici minuti dopo l’aereo esplode mentre sorvola una località remota chiamata Sault-Au-Cochon, vicino al grande fiume San Lorenzo. Non ci sono superstiti: tutti i passeggeri e l’equipaggio restano uccisi. Con difficoltà il relitto viene raggiunto dalle squadre di soccorso che trovano una scena terribile. I corpi delle persone morte giacciono a terra vicino alla carcassa metallica dell’aereo che non ha preso fuoco al momento dell’impatto.

Le eliche sono contorte, cosa che dimostra che avevano continuato a girare fino al momento dell’impatto, indicando che non c’è stato nessun malfunzionamento meccanico.

La disperazione del marito

Nel pomeriggio di quello stesso 9 settembre Albert Guay arriva all’aeroporto agitatissimo, tenendo per mano la sua bambina di quattro anni. Chiede: “Sono morti tutti?” e quando ebbe risposta affermativa, cade a sedere su una seggiola cominciando a piangere e gridando, con gli occhi spiritati: “Andate a fondo, andate a fondo di questa faccenda!” e a un sacerdote che cerca di confortarlo mormora tra le lacrime: “Dio ha voluto provarmi. Sia fatta la sua volontà”.

Comincia l’inchiesta

L’inchiesta inizia immediatamente. Stabilito che la causa dell’incidente era un ordigno esploso nel bagagliaio, la polizia interroga tutte le persone che il giorno della disgrazia avevano fatto spedizioni sul tragico aereo della Canadian Pacific. Gli spedizionieri sono tutti gente nota, clienti abituali, funzionari di ditte conosciute a Quebec City. L’unica persona ignota è soltanto la donna che all’ultimo momento aveva portato quello strano pacco così’ pesante.

Rintracciato l’autista del taxi si può giungere alla donna, tale Marie Pitre, di quarantotto anni, che fa l’affittacamere. Appena sa che la polizia la cerca, la donna tenta di uccidersi inghiottendo un tubetto di sonnifero, ma viene portata all’ospedale e salvata. Appena è in grado di essere interrogata racconta di essere stata incaricata di portare quel pacco all’aereo da un suo conoscente: Albert Guay.

L’indagine è compiuta e la polizia è andata davvero “a fondo”, come aveva chiesto il gioielliere. Ma guardando sul fondo aveva letto proprio il suo nome.

Chi era Albert Guay?

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Albert Guay ha trentadue anni, considerato da tutti, oltre che un commerciante onesto, una brava persona. Ma basta scavare un po’ di più nella sua vita per scoprire che l’uomo in realtà è un violento, sempre in lite con la moglie, amante di una cameriera di diciannove anni, Marie-Ange Robitaille, della quale è morbosamente innamorato tanto da essere disposto ad affrontare qualsiasi rischio pur di sposarla.

Il piano che Guay ha architettato è, almeno nelle sue intenzioni, geniale. Non solo si sarebbe tolto di mezzo la moglie, ma avrebbe anche guadagnato i diecimila dollari dell’assicurazione per tenere a bada i creditori che cominciavano ad assillarlo. Che poi, oltre alla moglie, su quell’aereo siano morte altre ventidue persone che non gli avevano fatto nulla di male, per lui non ha nessuna importanza.

Il processo e la condanna

Il processo, cominciato il 28 febbraio e finito il 14 marzo 1950, svela tutta la triste vicenda. Albert Guay aveva conosciuto Rita Morel durante la guerra e l’aveva sposata nel 1942. Il loro era stato un matrimonio sbagliato, che neanche la nascita di una bambina aveva salvato.

Nel 1947 Guay aveva incontrato Marie-Ange Robitaille, una ragazza di sedici anni venuta da Montreal, che era diventata la sua amante. Al processo la giovane racconta di una relazione tossica con un uomo violento, che prima la picchia e la ingiuria e poi, un momento dopo, la bacia lasciandole il segno sulle guance.

Un giorno Marie-Ange si fa prestare cinquanta dollari da un’amica per pagarsi il viaggio e andare a trovare i suoi a Montreal; Albert viene a saperlo, la raggiunge sul treno e le punta contro una pistola, minacciando di ucciderla se lei lo avesse lasciato. poi la porta in una pensione e perché non possa fuggire le nasconde scarpe e calze.

“Ogni tanto”, dice Marie-Ange nella sua deposizione, “giurava che mi avrebbe sposato quando fosse riuscito a separarsi dalla moglie. Ma non c’erano motivi per una separazione, e la cosa andava per le lunghe”.

Visto che non riesce a separarsi dalla moglie Albert Guay architetta il suo piano diabolico. Si rivolge ad un orologiaio di sua conoscenza, Généreux Ruest, fratello di Marie Pitre, per farsi costruire un marchingegno a orologeria che avrebbe fatto esplodere l’ordigno mentre l’aereo sorvolava il fiume San Lorenzo. Se l’aereo fosse decollato in orario e fosse sprofondato nel fiume, sarebbe stato molto più difficile per i soccorritori risalire alle cause della tragedia. Il Dakota, però, era partito con qualche minuto di ritardo e il velivolo era precipitato sulla terraferma.

Tutti e tre i protagonisti del dramma vengono impiccati. L’unica a salvarsi è Marie-Ange. Albert Guay sale al patibolo il 12 gennaio 1951 e le sue ultime parole sono: “Au moins, je meurs fameux”, Almeno muoio famoso.

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