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L’avvistamento di Corio, un caso aperto.

L’avvistamento di Corio, un caso aperto.

Nel 2018 centinaia di persone videro un oggetto volante sui cieli lanzesi. Altri udirono un rumore anomalo. Questo avvenimento è passato alla cronaca come l’avvistamento di Corio.

Per affrontare questo episodio, occorre una breve premessa sull’ufologia: una materia derisa e bistrattata, spesso a gran torto. Tuttavia sono innegabili le prove raccolte nel corso dei secoli, compreso l’avvistamento di Corio, attraverso le testimonianze. Indizi, diretti e indiretti, di fenomeni inspiegabili occorsi nei cieli — ma non solo — di tutto il mondo. A tutt’oggi, nonostante i progressi scientifici e tecnologici immensi compiuti negli ultimi decenni, una buona percentuale degli avvistamenti resta senza una spiegazione logica e razionale.

Art di Yuri Cordero

Una materia, quella dell’ufologia, che invece viene trattata in maniera serissima e con competenza, da molti enti e istituti. Tra cui le aeronautiche militari di tutte le nazioni più soggette al fenomeno. Ma soprattutto dotate degli strumenti più adatti per occuparsene adeguatamente. È indubbia l’attenzione che questi fenomeni possono rappresentare per la sicurezza aerea, civile e militare. Inclusa quella italiana.

Scienziati di fama internazionale negli ultimi anni hanno preso posizioni estremamente “possibiliste” anche sull’origine non propriamente terrestre di alcuni fenomeni. Ovvero: quelli che si rivelano privi di ogni spiegazione naturale. Tra tutti spicca il nome di Michio Kaku. Il quale addirittura si spinge a predire un contatto con una civiltà aliena entro questo secolo.

Michio Kanu al the Global Challengers Forum Foundation nel 2011

6 giugno 2018, l’avvistamento di Corio

È la sera del 6 giugno 2018, una di quelle contraddistinte da condizioni meteo avverse. Il cielo è plumbeo sopra le vallate prealpine della zona. Sono circa le 22:50 quando si sente nel raggio di km dall’epicentro — individuato sopra la frazione Case Macario, presso Corio (TO) — un boato sordo e inquietante. Un fragore veramente insolito. Assomiglia vagamente al rumore generato da un motore a reazione in panne, per una durata di 10-15 secondi. A seguire si avverte distintamente il suono generato, questa volta sì, da motori a reazione.

Non si può dire lo stesso per i testimoni diretti, e cioè i residenti della frazione e del paese pedemontano. Saranno in 140 a presentarsi la mattina seguente presso la locale stazione dei Carabinieri per presentare una denuncia dei fatti ai quali hanno assistito. Alcuni riportano soltanto l’avvistamento netto degli aerei, privi di luci di navigazione inserite, ma di cui si sono viste nettamente le tracce infuocate provocate dall’inserimento dei postbruciatori.

Molti altri residenti di Case Macario e zone limitrofe, invece, raccontano qualcosa che ha del fantascientifico: «l’avvistamento chiaro e inequivocabile di un oggetto volante non identificato». Descritto come una sfera dalla luminosità accecante, la luce emessa è di una tonalità bianco bluastra. I testimoni hanno avuto modo di osservarlo bene, a una quota di circa 100 metri sopra le loro teste. Le dimensioni dell’oggetto — a detta dei testimoni — sono di circa una cinquantina di metri.

L’eco sui media e le (molte) versioni dell’A.M.

La vicenda, a partire dal giorno seguente, viene subito trattata dalle più importanti testate giornalistiche locali e nazionali, tra cui l’ANSA e La Stampa (vedi art). Anche La Sentinella del Canavese, il più importante giornale canavesane scrive dell’avvistamento di Corio. Si avanzano le più svariate ipotesi sull’accaduto. Mentre si attendono riscontri in merito sia da parte dell’Aeronautica Militare che dell’ENAV.

Riscontri che non tardano ad arrivare. E qui viene il bello: la faccenda assume i contorni di un giallo in piena regola. Da subito l’Aeronautica Militare smentisce categoricamente la presenza di qualsivoglia velivolo di propria appartenenza in zona. Soprattutto a bassa quota, sia per voli di routine che di esercitazioni specifiche. In seguito, a pochi giorni di distanza, ritratterà totalmente la sua versione, più volte.

In un primo momento confermando la presenza di un velivolo Tornado, ma a una quota superiore ai 5.000 m. Infine dirà che il velivolo era in avvicinamento all’aeroporto di Torino-Caselle. Cosa da escludere, in quanto risibile come ipotesi per chi ha soltanto una conoscenza a grandi linee di come avvengano certe procedure. Per di più tutte le testimonianze riportano la rotta di questi aerei all’inseguimento dell’oggetto nettamente in direzione opposta, verso l’alta montagna.

EFA in volo

In seguito — siamo già al 28 luglio — l’A.M. riferì genericamente che effettivamente ci furono due Tornado impegnati in un’esercitazione nell’area. I Tornado sono caccia-bombardieri, capaci di prestazioni come quelle descritte, ma inadatti all’intercettazione pura. (Pratica che, invece, viene svolta dai Typhoon, ndr).

L’interrogazione parlamentare

In ogni caso, il 18 giugno, viene proposta un’interrogazione parlamentare da parte degli Onorevoli PD, Francesca Bonomo e Davide Gariglio nei confronti del Ministero della Difesa. L’epilogo si avrà solo il 2 agosto successivo.

In questa data, il Sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi ha dato lettura del seguente testo al Parlamento:

«Lo Stato Maggiore dell’Aeronautica, a seguito dei dovuti accertamenti, ha escluso la presenza di velivoli all’orario e nell’area indicata. Tuttavia, ha comunicato che lo scorso 6 giugno, intorno alle 23 locali, nell’area del Comune di Corio è transitato un velivolo Tornado, in missione addestrativa notturna regolarmente pianificata che prevedeva un avvicinamento all’aeroporto di Torino-Caselle.

Il bagliore e il boato percepiti dalla popolazione potrebbero ricondursi alla manovra di normale avvicinamento alla pista eseguita dal velivolo e, più in particolare, alla “ri-partenza” che prevede, per poter effettuare la salita in totale sicurezza, l’uso della massima potenza del motore, incluso l’impiego del postbruciatore.

È il caso di sottolineare che tali manovre sono state condotte nel totale rispetto della normativa vigente e delle limitazioni in materia. Così come tutte le attività addestrative ed esercitative sono compiutamente disciplinate e regolamentate da specifiche direttive di Forza armata, finalizzate a minimizzare i disagi agli abitanti. L’utilizzo degli spazi aerei è programmato dall’Aeronautica militare giornalmente. Ogni pianificazione è comunicata anche alle competenti autorità dell’aviazione civile che devono conoscere l’entità del traffico aereo militare e i dettagli del piano di volo. Sia per esigenze organizzative che di sicurezza.

Quanto all’informazione preventiva, da parte delle autorità militari, nei confronti della popolazione in occasione dello svolgimento di attività addestrative con velivoli, è già prassi di Forza armata dare pubblico preavviso di ogni esercitazione di rilievo. Così come di ogni evento che preveda la contestuale partecipazione di più aeromobili. Nel caso in esame, si è trattato di una missione addestrativa di un singolo velivolo che ha utilizzato le normali traiettorie di volo che non ricade nelle casistiche sopra esposte.

Sugli aspetti legali alla sicurezza e al rispetto delle norme vi è la massima attenzione, affinché l’indispensabile esigenza addestrativa riduca al minimo l’impatto sui residenti nelle aree interessate da esercitazioni di volo. Proprio per questo motivo, oltre che per evitare interferenze con il traffico civile, sono previsti stringenti limiti procedurali, temporali, geografici e di quota per tutte le attività sia addestrative che esercitative».

Testo parlamentare del Sottosegretario alla Difesa, Raffaele Volpi.

Tradotto: «si riconferma la contraddizione delle varie smentite susseguitesi espressamente già dal 7 giugno. Un comunicato che non spiega nulla di definitivo, ma anzi, fortifica i dubbi più che leciti sull’intera vicenda».

L’avvistamento di Corio, un caso ancora aperto

Alla luce di tutti i fatti esposti, bollare la vicenda come un’allucinazione di massa pare quantomeno inverosimile. Ad oggi non sono giunte risposte esaurienti, ma soprattutto definitive e univoche, da parte delle Autorità competenti. Qualsiasi cosa sia avvenuta quella sera di tarda primavera sopra i cieli delle vallate piemontesi, a ovest di Torino, resta avvolta nel mistero più fitto.

L'avvistamento di Corio, un caso aperto.
Foto di Dario Giacoletto

Quasi un anno dopo l’avvistamento di Corio un utente inviò al ricercatore Dario Giacoletto una testimonianza fotografica dell’oggetto osservato sopra Corio. Qui riprese da un altro giornale locale, Il Risveglio. Non resta che congedare il lettore a una congettura sulle possibili spiegazioni. Come sovente accade in questi casi, speculare sulle ipotesi è l’unica opzione consentita.

Una risposta a “L’avvistamento di Corio, un caso aperto.”

  1. Un lettore mi segnala la mancanza di sottotitoli per ciò che concerne il video di Michio Kaku. Per facilitare la comprensione a chi non ha dimestichezza con l’inglese ho stilato la traduzione (nulla vieta di segnalare imprecisioni o miglioramenti).

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