Le bufale su Silvia Romano

Le bufale su Silvia Romano

Dopo la sua liberazione sui social è iniziata una gogna ingiustificata contro la volontaria milanese Silvia Romano, rapita in Kenya

Che una persona diventi induista, milanista o crudista non sta di certo a noi criticarne la scelta o il motivo del perché si prediliga un credo rispetto ad un altro. Senza dover per forza citare la frase di James Russell Lowell, ovvero: “solo gli stolti e i morti non cambiano mai le loro opinioni”. Ognuno crede in ciò che vuole, dal momento che la fede è una cosa intima e come tale va rispettata. A quanto pare però, non tutti la pensano allo stesso modo e le bufale su Silvia Romano, la cooperante milanese di Africa Milele Onlus, rapita in Kenya il 19 novembre del 2018, si stanno moltiplicando.

Pare che a detta di alcuni non sia tollerabile che una cattolica si converta all’islam, soprattutto dopo aver pagato un possibile riscatto. Ad alimentare lo scandalo però non è solo il “salto della quaglia”, come molti hanno reputato la sua conversione. Perfino il suo abbigliamento è stato ritenuto provocatorio al suo arrivo all’aeroporto di Roma.

Qualunque sia la motivazione non spetta a noi giudicare la sua scelta, e non ci compete nemmeno un’analisi clinica del suo stato psichico o emotivo. Solitudine, paura, sindrome di Stoccolma o altre diagnosi sinceramente non le riteniamo rilevanti. Quello che ci interessa invece e fare chiarezza sulle fake news che riguardano la giovane volontaria.

«È incinta, non è deperita e si è pure sposata. Non se la passava tanto male»

Kenya, 2018: Silvia Romano durante il progetto “Ludoteca nella Savana”

Come sempre alcuni sociologi comportamentisti di Facebook, esperti in negoziazione degli ostaggi e islamismo, hanno iniziato a intasare i social con commenti a dir poco sgradevoli. Sembra che il tema di maggio siano le bufale su Silvia Romano. Gli haters si sono sfogati su Instagram, tempestandola di commenti di odio, peccato che il profilo di Silvia Romano fosse quello di una sua omonima.

Già questo la dice lunga. La cosa che darebbe più fastidio agli odiatori seriali sarebbe il suo matrimonio, avvenuto con un sequestratore il quale l’avrebbe messa pure incinta. Per alcuni il riscatto pagato sarebbe una specie di «regalo di matrimonio» dal momento che lei «si sarebbe rifatta una vita felice». Anche alcuni quotidiani ci hanno messo del loro, scrivendo articoli in cui l’apostata designata del 2020 si sarebbe convertita per compiacere a suo marito.

«Se la Somalia non è sicura, perché è partita? Perché non si è informata prima?»

bufale su Silvia Romano
Roma, 2020, Silvia Romano all’aeroporto di Ciampino

Sul sito “Viaggiare sicuri” della Farnesina la Somalia è sconsigliata. Vero! Tuttavia non stiamo parlando di una vacanziera rapita per la sua poca accortezza, bensì di una volontaria operante con un’organizzazione umanitaria il cui scopo è di prestare aiuto. Sapeva benissimo il rischio che correva, ma proprio per questo motivo la scelta di Silvia Romano va ammirata e non criticata. La cosa però che a molti sfugge è che lei operava in Kenya. Anche questo Paese è poco consigliato, ma più sicuro della Somalia. Per rispondere alla seconda domanda: non è partita da sola, ma bensì con altri volontari per il progetto “una ludoteca nella Savana”. Nel momento del suo rapimento era sola, ma cosa cambia? Se con lei ci fossero stati altri volontari, armati di libri e medicinali, l’avrebbero potuta difendere da tre terroristi armati di AK47?

Cosa c’è di vero?

Per fare chiarezza, Silvia Romano non è incinta. Non si è mai sposata e non è nemmeno stata obbligata a convertirsi all’islam. Non lo diciamo noi, bensì l’ha confermato lei stessa durante l’interrogatorio con il pm della procura di Roma, Sergio Colaiocco. La ragazza ha espressamente detto di non avere subito alcun tipo di pressioni affinché lasciasse la fede cattolica per quella islamica. Ha pure aggiunto di non essersi mai sposata e di non essere in dolce attesa. Sono i copia incolla e le condivisioni maldestre ad alimentare le bufale su Silvia Romano, con conseguente odio.

Oltretutto non si sa nemmeno a quanto ammonti il riscatto, ma c’è già chi sostiene che con i 4 milioni di euro pagati ai terroristi il governo avrebbe potuto aiutare migliaia di famiglie e aziende italiane in questo periodo. Vero! Se è per questo anche le decine di milioni di euro che lo Stato sovvenziona ad alcuni quotidiani farebbero comodo, ma che centra? Per finanziare la manovra di aiuto alle famiglie e alle aziende servono circa 15 miliardi, non 4 milioni. Sarebbe come cercare di combattere la fame nel mondo con un quintale di carbonara.

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