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Motore Italia: «basta dittatura!»

Motore Italia: «basta dittatura!»

Dall’«Agenzia delle Uscite» al «Garante del Libero Pensiero», ecco le proposte di Motore Italia, il nuovo partito fondato dall’ing. Carlo Negri contro la tirannia

L’anima di Motore Italia è sempre lui, l’ing. Carlo Negri. Lo stesso che a inizio luglio si spacciò come operatore sanitario del 118, tramite un video su Liberamente.com. Ed è lo stesso che in uno sketch minacciò con una pistola finta (ce lo auguriamo), un medico pronto a vaccinarlo. Tuttavia anche le promesse sono sempre le solite. Stessa retorica tutt’altro che aristotelica, stesse speranze di vittoria sui tiranni di governo e stesse gerarchie da caserma.

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Il logo del neonato partito, Motore Italia

Insomma, l’ingegnere Carlo Negri non ha di certo scoperto l’acqua calda. Non ha fondato nulla di così innovativo nello scenario spectaculaire-politique da potersi ergere come primo rivoluzionario contro il sistema. Per citarne alcuni contemporanei, prima di lui ci sono stati Danilo Calvani, leader dei Forconi, Beppe Grillo e i suoi Vaffa Day e l’arancione generale Pappalardo. Tutti, allo stesso modo, con toni differenti, volevano la stessa cosa: «libertà!». Cambiava solo la retorica, ma l’invidia sociale, la rabbia e la frustrazione era identica.

Il nome è importante

Su questo tema così poco ideologico, originale come una spaghettata a mezzanotte, si concentra la linea politica dell’ing. Carlo Negri. Ne è una prova, ad esempio, il nome del suo partito politico, Motore Italia, il quale ha già annoiato ancor prima di partire. Basti pensare a nomi come Forza Italia, Fratelli d’Italia e Italia Viva. Senza scordaci di Italia dei Valori, Alleanza per l’Italia, Direzione Italia, Energie per l’Italia, Italia Futura, Futuro e Libertà per l’Italia.

Sembra che per evocare e ribadire l’amor di patria sia necessario utilizzare il nome “Italia”, e il gioco è fatto. Dall’ing. Carlo Negri però ci aspettavamo di più della solita pillola bianca per il mal di pancia. Perché diciamocelo: il nome è importante. Se avesse scelto un nome meno ferroso, magari latino, avrebbe incendiato la memoria con rivolte romantiche, senza necessariamente insorgere usando pistole nei suoi video. Probabilmente il suo progetto avrebbe incuriosito di più di un semplice nome nato per difendere gli automobilisti dalla tirannia dello Stato.

Motore Italia, il primo congresso e lettura statuto

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L’ing. Carlo Negri durante il primo congresso di Motore Italia

Il 18/10/2020, nelle Marche, si è tenuto il primo consiglio nazionale di Motore Italia. Ed è proprio poche ore fa — tra un beffeggio e l’altro a esponenti politici, come le storpiature dei cognomi allo scopo di fare ridere si e no una cinquantina di persone, tutte senza mascherina e seduti spalla a spalla — che si è costituito ufficialmente il partito politico M.I. Per chi avesse 2 ore di tempo, qui il video integrale del congresso.

Motore Italia è un partito politico che ha per finalità la tutela dell’indipendenza e autodeterminazione e libertà dell’individuo, attraverso metodi democratici e partecipativi. I suoi iscritti, mediante l’adesione, si impegnano ad accettare e rispettare i dettami di principi contenuti nel presente statuto che verrà identificato come Patto di Libertà.

Avv. Vassallo, prefazione alla lettura dello statuto.

Motore Italia si prodiga nella promozione e nell’informativa dei diritti e della libertà delle persone. Sia come singoli, sia nelle formazioni sociali, secondo valori liberisti e secondo il principio di valorizzazione e focalizzazione sulle determinazioni dell’individuo cittadino rispetto alle impostazioni e imposizioni stataliste.

Uno tra i punti dello statuto di Motore Italia

La politica

Da come dicono loro stessi: «Motore Italia attraverso l’ing. Carlo Negri è stato il primo a denunciare la compressione delle libertà costituzionalmente garantite durante l’emergenza Covid-19». All’interno del variopinto programma politico c’è la costituzione di un Comitato Etico Nazionale, il quale guidi l’operato delle Forze dell’ordine affinché il governo non le strumentalizzi per scopi liberticidi.

Motore Italia prevede anche la creazione di un Garante del Libero Pensiero, ma non solo. C’è anche l’istituzione del Nuovo Istituto di Ricostruzione Italiano (NIRI). Tra i progetti c’è persino la fondazione dell’Agenzia delle Uscite: un organo preposto nel rendere pubblico e in maniera trasparente le spese dello Stato. Tuttavia Motore Italia nasce, come dicevamo prima, per tutelare gli automobilisti dal pagamento del bollo e delle tasse legate alla compravendita dell’auto. Un «fuori campo» si direbbe in ambito sportivo.

Facile dire “dittatura”

Da alcuni mesi, per chi non lo sapesse, Motore Italia oltre al gruppo “madre” su Facebook ne ha aperto uno per per ogni regione. Su questi gruppi ci sono i responsabili regionali e quelli provinciali di M.I. L’obiettivo politico è di «demolire il sistema» e «abbattere la dittatura». La stessa dittatura che consente a queste persone di offendere il capo dello Stato, di dire quello che vogliono e negare i morti da covid. Poi la stessa dittatura permette loro di pubblicare i video sui social e, quando ritenuti troppi offensivi, rimossi. Ricordiamo loro però che in altri Paesi, ovvero quelli in cui c’è una vera dittatura, voi verreste arrestati, non bannati da un social.


6 Risposte a “Motore Italia: «basta dittatura!»”

  1. Chi ha scritto questo pseudo articolo dovrebbe solo vergognarsi. Motore Italia non nega nessun morto ma chiede la verità su numeri e statistiche che il governo distorce deliberatamente. Non c’è dittatura? Calpestare la costituzione e limitare la libe2di circolare cos’è? Vergognatevi… Fate davvero schifoooooo

    1. Gentile lettore, le consigliamo di farsi un giro in Paesi in cui vige realmente la dittatura. Ecco, la ad esempio, non ci sono i social e non potrebbe dire la sua. Dev’essere felice di vivere in questa “dittatura”, come la chiamate voi, in cui anche gli stolti hanno una voce.

    1. Gli editoriali sono discussi e dibattuti ogni settimana in riunioni a cui partecipano tutti i membri dello staff editoriale. Gli autori spesso collaborano sugli articoli. E alcuni articoli sono aggiornati e corretti estesamente. Il risultato è che gli articoli sono spesso l’opera della coscienza collettiva, piuttosto che di un singolo autore. Ma la ragione maggiore per l’anonimato è la convinzione che quello che viene scritto sia più importante di chi lo scrive.

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