Il negazionismo dei vigliacchi

Il negazionismo dei vigliacchi

I due negazionisti arrestati a Brescia per aver cercato di dare fuoco alla hub vaccini con delle Molotov si pentono: «Siamo disperati, abbiamo fatto una sciocchezza» Ennesimo esempio di come il negazionismo sfoci in violenza, con atti vigliacchi compiuti da fanatici

Pensare che sino a febbraio 2020 avevamo solo un vago sospetto di quanti probabili delinquenti popolavano alcuni gruppi Facebook. Quando lo si diceva tuttavia si veniva zittiti da chi non percepiva il pericolo, con la classica risposta: «Sono confinati sui social, che male vuoi che facciano?». Poi è arrivato il Covid e le cose sono peggiorate. Dalla pozza complottista è emerso un impasto marrone fatto di odio, frustrazione e ignoranza. Persone pericolose che motivano i loro reati nel nome di una giustizia errata compiono atti criminali, sentendosi dalla parte dei giusti. Una volta presi però, i responsabili di questi ignobili atti vigliacchi chiedono scusa facendoci percepire quanto disagio ci sia nelle file del negazionismo Covid.

negazionismo vigliacchi
Parte bruciata del centro vaccinale di Brescia

Non è solo il gesto in sé a tacciare come vigliacchi Paolo Pluda e Nicola Zanardelli — i due “pentiti” di negazionismo —, ma il redimersi disperati dopo il loro gesto di rivolta. Ennesima dimostrazione di come l’esaltazione made in social abbia forgiato incoscienti pronti a tutto pur di contrastare una «dittatura» immaginaria. Il pentimento dei due Novax però odora di rancido, non di sana conversione. Premeditare un attacco contro le odiate istituzioni solo per il cosiddetto «l’ho letto su Facebook» non porta mai nulla di buono. In effetti Paolo e Nicola hanno agito con l’astuzia di un rastrello, al solo scopo di incutere terrore e generare caos in un periodo così delicato. Così i due, senza sapere che nel 2021 esistono telecamere ovunque, sono stati ripresi durante l’esplosione delle Molotov e sia durante il riempimento delle bottiglie, al benzinaio.

Chi innesca l’odio?

Paolo e Nicola di certo non brillano di iniziativa: chi segue gruppi negazionisti e Novax sa bene che la parola «rivolta» è all’ordine del giorno. Loro, come molti altri adoratori dell’insurrezione popolana, copiano dai social le deliranti omelie del capo branco e le incollano nella vita reale, partorendo pensieri pericolosi. Ad innescare questo odio sono personaggi ambigui, come ad esempio ex venditori di auto accusati di truffa, ora in lontane isole spagnole; ingegneri del centro Italia, fondatori di movimenti politici mai partiti; infami scrutatori dei cieli liguri e da richiedenti collette in “quel di Londra”.

Sono questi procacciatori di consensi su paypal che quotidianamente iniettano veleno in rete, consapevoli che prima o poi l’esaltato di turno passa da un thread a impugnare una bottiglia incendiaria e distruggere un bene comune. Non dimentichiamoci di chi inseguiva le ambulanze per insultare e malmenare il personale medico a bordo. O di chi minaccia medici e infermieri di morte, rompendo loro le auto nei parcheggi degli ospedali, oppure di chi incita a sparare al dottore provax.

Da eroi sui social a vigliacchi del negazionismo

Dopo l’attentato del 3 aprile alla hub vaccinale di Brescia, i due bombaroli Novax sono rinchiusi in carcere con l’accusa di terrorismo. Qui, tramite i loro avvocati, fanno sapere di essersi ‘amaramente pentiti per il loro insano gesto’. Strano per chi inneggiava a rivolte armate, postando sul proprio profilo Facebook post chiaramente audaci. Adesso anche Paolo e Nicola — proprio come chi ha minacciato il Presidente della Repubblica o altre cariche istituzionali — chiedono scusa. Il loro giustificato timore sono le patrie galere, oltre le inevitabili sanzioni. È il solito copione, trito e ritrito.

Adesso i due Novax potranno davvero dire che manca loro la libertà, quella vera però, contenuta da mura e da sbarre. Chissà se questo patetico teatrino di volere a tutti i costi apparire eroi servirà da monito a dei futuri vigliacchi, che del negazionismo ne hanno fatto una ragione di vita. E pensare che nessuno vieta di fare domande intelligenti e curiose sui vaccini a chi ne sa più di noi, non di certo all’amico tuttologo. È come quando al ristorante domandiamo ad un cuoco poco zelante la ricetta di un piatto.

È normale persino avere qualche timore, vista la campagna martellante fatta da alcune quotidiani i quali imputavano alle vaccinazioni ogni causa di malessere. Malgrado ciò, da porsi delle domande ad arrivare a commettere gravi reati la cosa è differente. Adesso la tanto menzionata «dittatura» citata dai complottisti darà a Paolo e a Nicola tre pasti al giorno, la possibilità di visite mediche, un processo degno di uno Stato di diritto, il rispetto della dignità e la possibilità di incontri mensili con i parenti. Il tutto a carico della collettività, di cui fanno parte moltissimi vaccinati.

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