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La follia dei negazionisti contro gli operatori sanitari

La follia dei negazionisti contro gli operatori sanitari

Continuano le minacce dei negazionisti contro gli operatori sanitari. Un atteggiamento preoccupante questa nuova tendenza, tra insulti, atti di vandalismo e avvertimenti intimidatori

Solo due settimane fa, a Rimini, nel piazzale dell’ospedale Infermi, sono state danneggiate una settantina di auto. Si potrebbe pensare a un atto di vandalismo in piena regola, peccato che a farne le spese sono state solo le auto del personale ospedaliero. Altre invece, ovvero quelle degli accompagnatori, sono state risparmiate. Caso strano, non c’è che dire, vista la precisione chirurgica con cui sono state scelte le auto. I sospetti sono ricaduti sui negazionisti Covid, i quali da tempo minacciano gli operatori sanitari.

Quando iniziano le minacce?

È servito questo dannato virus per farci capire quanti disagiati ci sono nel nostro Paese. Persone che tutt’oggi si possono ritenere pericolose, in grado di compiere qualsiasi gesto pur di portare avanti il loro ideale no sense. Privi di qualsiasi conoscenza medica, i negazionisti giudicano l’operato di stimati professori, dottori e infermiere, accusandoli addirittura di essere degli assassini. Uno tra i primi casi è quello di Giulia, infermiera milanese, che il 6 giugno, dopo 80 giorni di minacce e insulti, ha trovato la forza di scrivere una lettera ai negazionisti.

Ma le minacce non finisco qui. Agli inizi di ottobre, a Roseto degli Abruzzi, un padre ha minacciato di morte la pediatra della figlia: «adesso vengo nel suo studio, prima la trito come il sale fino e poi l’ammazzo. Il coronavirus non esiste. Idiota». Oppure quello che recentemente è successo ad Adele, dottoressa trevigiana che lavora a Vicenza, ricoverata per Covid. Anche lei è stata insultata e minacciata, dopo che ha reso pubblica la sua storia sui social.

A minacciare sono sempre loro: persone che non credono all’esistenza della pandemia, sostenendo che è tutta una farsa per «imbavagliarci» in questa «dittatura sanitaria». Solo l’altro giorno, in un post poi rimosso, una ragazza su Facebook lanciava una chiara minacciava intimidatoria dal sapore mafioso: «i medici stiano attenti perché li aspettiamo fuori dagli ospedali».

Come il Covid ci ha cambiati

Indubbiamente questa maledetta pandemia ha stravolto le nostre abitudini. Niente più abbracci, strette di mano e convivi. Tutto questo è triste, ma doveroso. Ma il virus ha cambiato perfino il nostro modo di essere, rendendoci in alcuni casi più prudenti, in altri casi degli arroganti e improvvisati virologi pronti a contraddire chi realmente ha studiato. Era un bolla che prima o poi sarebbe esplosa, lo si percepiva dall’odore di bile nell’aria, ma sino ad ora non c’era stata occasione per sfoggiare tutto questo frustrante rancore.

Un esempio è il professor Burioni — stimato professore ordinario di Microbiologia e Virologia, nonché dottore di Ricerca in Scienze Microbiologiche e specialista in Immunologia Clinica e Allergologia —, il quale dopo essere stato accusato di apparire troppo in tv, sottraendo tempo al suo lavoro, ha preferito defilarsi dai riflettori. Peccato che le apparizioni televisive di Burioni erano serali e al limite sottraeva tempo alla famiglia. A sostituirlo però ci ha pensato Barbara D’Urso, dando spazio a personaggi insignificanti come Angela da Mondello e al suo «non ce n’è di coviddi».

Vi lasciamo, “cari” negazionisti, con una frase del dott. Polycarpe Majoro, medico burundese — ex bambino soldato — laureatosi a Varese, di servizio a Milano: «questa non è una dittatura sanitaria, come qualcuno dice. Questa è una maledetta tirannia del virus. Ma prima o poi ogni dittatore trova la sua fine». Al contrario dei negazionisti, noi oggi vogliamo ricordare tutti e 7mila gli operatori sanitari morti nel mondo, tra cui 188 solo in Italia.

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