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No paura day, l’accozzaglia del disagio

No paura day, l’accozzaglia del disagio

In molte città italiane centinaia di persone protestano contro quella che loro definiscono «dittatura», chiedendo risposte al Governo. Nei No paura day si percepisce un forte disagio, caratterizzato da argomenti confusi e noiosi

È con una punta di inglesismo nel nome delle loro proteste che il popolo dei No paura day da mesi si ritrova in alcune città italiane. Imprenditori, massaie, personale ospedaliero, dipendenti e commercianti si danno appuntamento con l’obiettivo di migliorare il Paese dalla mal gestione del Governo riguardo la pandemia. Almeno questo sembra essere il pensiero unico, a tratti sensato. Quando però iniziano a strillare «libertà, libertà» capiamo subito che il fanatismo che pervade la piazza è lo stesso di sempre. Per chi non lo sapesse il No paura day nasce a Cesena con lo scopo di far sentire la voce di migliaia di persone scontente, ben presto però si trasforma in un raduno del disagio. Un festival di chi grida più forte, portando in piazza la meglio carne complottista del nostro Paese.

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In questi raduni la parola d’ordine è contrastare le forze dell’ordine, il Governo, offendere i media e contro tutti quelli che secondo i partecipanti non sono in linea con la loro rivolta in panciolle. Ed è proprio il sindaco di Cesana, Enzo Lattuca, che in un video si scaglia contro il No paura day e il disagio negazionista. Il primo cittadino spiega che il malcontento non è solo di chi protesta, ma soprattutto di chi segue le regole ed è preoccupato da questi assembramenti in cui il più delle volte sfociano risse verbali con i passanti “mascherati”.

Chi partecipa a questi raduni?

Il motivo di questi raduni non ha per tutti lo stesso significato. C’è chi protesta contro i DPCM e contro il ministro della Salute. I Nocovid negano l’esistenza del virus, i Novax affermano che i vaccini uccidono, mentre i complottisti puri traggono conclusioni al gusto Zyprexa. Il tutto servito in una salsa contraddittoria che sa di aria fritta. Il loro credo è quello di non credere a nulla di ufficiale, semplificando temi complicati come quello della salute. Il No paura day si può comodamente definire “una protesta contro il nulla”, dal momento che i partecipanti contestano le modalità con cui il Governo ha gestito l’emergenza Covid, senza però portare alternativa valide e sensate.

Il mattatoio del buongusto

Come abbiamo già detto in articoli precedenti: la democrazia 2.0 ha fallito! Grazie ai social chiunque può liberamente parlare di medicina e di decreti, diffamare professori di caratura internazionale o minacciare di morte politici e medici. Questo eccesso di linguaggio viene quasi sempre scambiato per libertà di espressione. Ulteriore prova di contraddizione è quella di gridare «libertà», visto che secondo i covidioti saremo in terribile dittatura. Tuttavia chi afferma questa idiozia può dire cosa vuole. Ed è proprio in questi No paura day che le più grandi autorità nel campo della virologia e del costituzionalismo, come ad esempio Rosanna Spatari, pasticcera di professione, accusano e danno consigli su come affrontare la finta pandemia e le relative norme anti Covid.

Nelle proteste, ripetitive come la pubblicità di un profumo nel periodo natalizio, non c’è nulla di nuovo. Le parole sono sempre le solite, dette migliaia di volte a un popolo addomesticato che senza porsi domande esulta come in una finale di coppa. I personaggi, anche in questo caso, sono sempre loro: rappresentanti di una ideologia che nella pandemia hanno visto un’opportunità per instaurare un pensiero differente dal comune. I partecipanti ai No paura day sono solo un rimpasto di quell’enorme carrozzone complottista, dove il disagio fa perdere pezzi e buonsenso. Anche qui ci sono le solite voci strillate in cerca di acclamazioni. Tesi impossibili rovesciate sulla piazza dalle plance di camioncini adibiti a palchi al proprio pubblico. Una carneficina della logica, tra slogan e rutti parlati.

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