No vax: la radice dell’odio

No vax: la radice dell’odio

Dopo le minacce di morte e l’odio dimostrato nei confronti di chi è favorevole al vaccino, adesso i no vax si rallegrano quando muore una persona vaccinata. Per loro ogni morte è imputabile al vaccino, non ad altre cause

Lo squadrismo che popola i social non è un fenomeno nuovo, purtroppo. Tempo fa a contrastare le affermazioni «pro regime», incendiando i thread di odio e minacce, non erano solo i no vax. A shitstormare i profili dei maledetti “carnivori” c’erano gruppi nazi-vegan paladini della cicoria e geopolitici da pianerottolo, riluttanti nel credere che le Twin Towers fossero crollate a causa di al-Qaida. Tra questi c’erano anche gli sciachimisti, convinti che degli aerei misteriosi irrorassero i cieli di sostanze nocive allo scopo di estinguere la razza umana. Negli ultimi due anni però l’asticella si è alzata e il livore è cresciuto, così quando una persona vaccinata muore i no vax festeggiano, facendo emergere l’antico odio del mediocre.

Dire la propria non è scienza, ma presunzione

Tempo addietro ne parlammo in diversi articoli della pericolosità di chi si crede un leone e del suo modo di sentirsi migliore della «pecora sacrificata al sistema». Sino a pochi mesi fa, tuttavia, erano le minacce di morte e gli insulti a prevalere su chi aveva scelto di vaccinarsi. Adesso invece, spalleggiati da chi ad esempio fa un tampone al kiwi, o da scienziati con la sindrome dello spogliatoio, oppure da cialtroni senza competenze, il popolo no vax si sente pronto a diffondere diagnosi cliniche di morte, oltre al diritto di esternare la parte peggiore che c’è in ognuno di noi.

E così dalle minacce, sempre attuali, ora lo squadrismo no vax brinda virtualmente —come ha fatto Nicola Franzoni — quando una persona vaccinata schiatta. Non importa se la morte è causata da un incidente, un infarto o un tumore. L’importante è che si stata inoculata. Ed ecco che la mangiatoia si riempie del solito pastone avvelenato per poi essere vomitato tra emoticons sorridenti e brindisi di flute. Solo quando il capobranco avrà strappato i like dalle fauci del contendente, etichettando ogni decesso come morte da vaccino, il virus del disagio inonderà pagine e gruppi tra battute volgari e verdetti medici al sugo d’arrosto.

No vax: l’odio nei social

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Uno tra i tanti commenti social, riguardo la morte di David Sassoli

Purtroppo è di questi giorni la speculazione che molti no vax stanno facendo con la morte del politico David Sassoli. A detta loro il presidente del Parlamento europeo sarebbe morto a causa del booster. Poco importa se il signor Sassoli una decina di anni fa ebbe un trapianto di midollo a causa di un mieloma e da diverso tempo lottava con la malattia. Ai mediocri tutto questo non interessa. Perché informarsi? Per chi dell’intelligenza ne ha fatto un portachiavi è di gran lunga più piacevole insultare una persona deceduta dopo il vaccino invece di capire com’è morta. Quindi, secondo il protocollo del perdente, senza alcun rispetto moltissimi no vax hanno iniziato ad offendere un pover uomo passato a miglior vita, strappando a morsi il rispetto riservato ai defunti.

Chiamarla violenza è il termine più appropriato. Accanirsi su chi era malato, solo per dire la propria e sentirsi sveglio, è la medaglia di chi ha fallito. Il rispetto per chi ci ha lasciati non ha colori ne ideali. Che un vaccinato sia identificato come un complice del sistema non autorizza nessuno a ballare sul ventre del proprio nemico. Questa clemenza si chiama rispetto. È inutile citare frasi del Vangelo sui propri commenti, quando a trasparire è tutt’altro che la pietà cristiana.

C’è addirittura chi ha dato del parassita a Sassoli: per rispetto preferiamo non mostrarvi i commenti e non dare visibilità al sito. Altri personaggi invece lanciano messaggi tendenziosi riguardo la morte di Sassoli, come ad esempio il prof. Paolo Becchi il quale scrive di «rispettare il defunto», subito dopo però si interroga di cosa sia realmente morto e del perché l’autopsia non sia stata resa pubblica. Non guardiamo troppo lontano per capire come l’odio in una guerra sia potuto sfociare in chi si sentiva migliore di altri. Basta aprire i social.

Tutta la redazione si stringe al dolore della famiglia Sassoli, per la prematura scomparsa di uno tra i politici più seri del nostro Paese. R.I.P. presidente.

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