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Pene di marmo in piazza San Marco

Pene di marmo in piazza San Marco

A Venezia un artista ha messo un pene di marmo in Piazza San Marco, davanti a Palazzo Ducale. Immediata la bufala sui social: “quello lo abbiamo messo noi attivisti del “no lockdown”

Chi passeggiando per Piazza San Marco si è trovato un pene di marmo nel bel mezzo del «salotto d’Europa», avrà sicuramente riso. In effetti non ci si imbatte tutti i giorni in totem virili messi in bella vista, soprattutto in una piazza famosa come quella di Venezia. La notizia però è stata strumentalizzata dai capi tribù delle varie fazioni “no lockdown”, i quali hanno preso la palla al balzo per rivendicarne il gesto. Sembra impossibile pensare che chi è dedito alla pigrizia della contestazione web abbia tanta fantasia, e in effetti non è opera loro!

Chi è il responsabile?

Il gesto è in parte anonimo, ovvero il responsabile non ha voluto comparire sulle testate giornalistiche. Ha preferito lanciare la provocazione senza riflettori mediatici. Si sa che è un artista, il quale sfidando l’opinione pubblica ha esposto la sua scultura nella piazza simbolo della città lagunare. L’opera è alta circa un metro e pesa 200 kg.

Qual’è il messaggio?

Venezia, Piazza San Marco: il pene di cemento

L’artista ha spiegato che il pene di marmo in Piazza San Marco, messo davanti a Palazzo Ducale «è un simbolo di vita» e che Venezia necessita di vivere. Ha aggiunto che «bisogna essere duri, non mollare e rialzarsi nei momenti di difficoltà». Al membro gli è stata pure messa una mascherina, anche questa di marmo, che a detta dello scultore «rappresenta le restrizioni imposte dal coronavirus, la paura di eventuali untori e la distanza tra le persone».

Sul pene l’artista ― con un pennarello indelebile ― ha scritto “Fase 3” e “covid-19”. Un chiaro messaggio del periodo difficile che il Paese sta attraversando. Ma c’è anche scritto “ciapaipaebae” (“prendili per le palle”, tutto attaccato). Mentre la scritta “prostituzione” è una profonda riflessione su come Venezia sia stata mercificata in questi anni dal turismo, definendo il capoluogo veneto come una meretrice. Ci dispiace per le tribù complottiste 2.0, ma l’arte non è un’attività umana a cui siete inclini.

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