Per chi non crede: «Il coronavirus esiste ed è stato isolato»

Per chi non crede: «Il coronavirus esiste ed è stato isolato»

I negazionisti affermano che il coronavirus non è mai stato isolato. Questo è un modo per negarne l’esistenza e mettere in dubbio l’affidabilità dei tamponi e l’utilità dei vaccini

È decisamente surreale che qualcuno possa negare l’esistenza di SARS-CoV-2. Chi sostiene questa assurda teoria non si informa minimamente, per cui non è a conoscenza che molti gruppi di ricerca indipendenti hanno isolato e caratterizzato ripetutamente il coronavirus. Sempre gli stessi negazionisti non sanno che gli scienziati hanno eseguito questa procedura in tutto il mondo, come ad esempio in Cina, in Corea, in India, in Italia, negli USA e in Canada. Per visualizzare il virus, gli scienziati si sono serviti della microscopia elettronica e ne hanno sequenziato l’intero genoma migliaia di volte (vedi esempio 1, 2 e 3). Nonostante la drammatica evidenza dei fatti, c’è ancora chi nega l’attuale pandemia, l’esistenza del virus che l’ha provocata e che il coronavirus sia stato isolato.

I geni sono spesso eccentrici, ma non tutti gli eccentrici sono geni.

C’è bisogno di molto impegno per riuscire ad essere così ciechi da non vedere la realtà. Eppure c’è ancora chi nega l’esistenza del virus e gli oltre 4 milioni di morti che questo ha provocato. Questi “personaggi eccentrici”, diventati diversamente scienziati, per sostenere le proprie strampalate tesi abusano dei “postulati di Koch”. In questo modo però riescono solo a dimostrare la propria incompetenza in materia, cadendo nel ridicolo. I postulati sono infatti quattro semplici regole che dovevano servire per stabilire se un certo microrganismo fosse la causa di una certa malattia e non per dimostrarne l’esistenza. I postulati furono formulati da Robert Koch alla fine del 1800, quando si ignorava persino l’esistenza dei virus. Da allora il mondo è andato avanti.

coronavirus isolato

Il dogma centrale del negazionismo

Da quando è iniziata la pandemia i negazionisti continuano a ripetere, come fosse un mantra, che: «Il coronavirus non è mai stato isolato!». Questa affermazione è un esplicito riferimento ai postulati di Koch che serve per negare l’esistenza del virus, mettere in dubbio l’affidabilità dei tamponi e contestare l’utilità dei vaccini. Si tratta comunque di un’affermazione decisamente strana, visto che l’isolamento del coronavirus è avvenuto tantissime volte. Il problema, tuttavia, è legato ad una cultura raffazzonata la quale ha consigliato a questi “personaggi folkloristici” di cercare letteralmente la parola “isolamento” nel vocabolario. Ovviamente ne è nata una lettura differente da quella intesa dalla scienza, ovvero:

“Separazione di un qualsiasi materiale, molecola o organismo dall’intero complesso di cui fa parte”.

Oppure:

“Separare da un’altra sostanza in modo da ottenere un elemento puro o in uno stato libero.”

Non vorremo fare la solita figura dei polemici — detestiamo i “signorsotuttoio” —, tuttavia per fornire un’informazione corretta dobbiamo calarci nei panni dei guastafeste e rompere le uova nel paniere di qualcuno. Così, per etica, abbiamo scoperto che hanno realmente fatto un copia e incolla dal dizionario e diffuso il verbo. Per dirla tutta non volevamo pubblicare il link che lo dimostra , per non dare visibilità a certi personaggi, ma purtroppo siamo costretti affinché sia chiaro a tutti di cosa stiamo parlando.

I negazionisti hanno molestato le autorità americane con le loro assurde richieste.

Quello che emerge non solo dal video, ma persino dai molteplici post in cui si parla di negazionismo, è che la stragrande maggioranza dei nocovid sono convinti che per isolare e dimostrare l’esistenza del coronavirus sia indispensabile purificarlo. Non è così che funziona la scienza! Viviamo nell’era della genomica e questa purificazione non è necessaria.

Coronavirus: cosa vuol dire isolare un virus

Quando in microbiologia si parla di isolamento di un virus — in questo specifico caso il coronavirus —, si intende molto semplicemente che è stato separato dall’ospite infetto. Lo scopo dell’isolamento è quello di produrne grandi quantità per poterlo studiare, mettere a punto tecniche diagnostiche, testare farmaci o produrre vaccini. La procedura ovviamente è delicata, ma possiamo descriverla in maniera piuttosto semplice:

  1. I ricercatori prelevano dal paziente un campione biologico (sangue, saliva o altro).
  2. Lo “puliscono” da funghi, batteri o cellule dell’ospite.
  3. Inoculano il preparato in un terreno di coltura.

I virus sono parassiti obbligati i quali hanno bisogno di un ospite da infettare per replicarsi. Per coltivarli è quindi necessario usare delle colture cellulari. In effetti non è nulla di straordinario e di per sé non implica nulla.

Quanto dovrebbe essere puro il virus?

Se al punto in cui siamo c’è ancora qualcuno che crede che il virus non sia reale, allora dubito che esista un’argomentazione che possa convincere i nocovid del contrario. Viene comunque da chiedersi quanto dovrebbe essere purificato il virus per far cambiare loro idea. Dubitiamo che esista un grado di purezza che possa soddisfare i “medici nocovid”: a spostare in alto l’asticella si fa sempre in tempo. In qualsiasi caso siamo riusciti a trovare un lavoro in cui i ricercatori hanno realizzato un preparato estremamente puro del virus: praticamente una soluzione salina con dentro solo particelle virali.

Sucrose centrifugation

Per chi volesse saperne di più, la squadra di ricerca di Beata Turoňová ha usato una tecnica chiamata crio-tomografia elettronica per ottenere delle immagini molto accurate del virus. Il campione da cui la squadra di ricercatori è partita era ricavato da un paziente ricoverato in Germania in cui il genoma virale è stato sequenziato direttamente, senza coltivazione. Questo paziente e tutti quelli che facevano parte del cluster sono stati testati per tutti i principali virus respiratori, tra cui:

HCoV-HKU1, HCoV-OC43, HCoV-NL63 e HCoV-229E, virus influenzale A, virus influenzale B, phinovirus, enterovirus, virus respiratorio sinciziale, virus parainfluenzali umani 1-4, metapneumovirus umano, adenovirus e bocavirus umano.

Non si è trovata traccia di infezioni concomitanti. Gli scienziati erano quindi sicuri di lavorare sul nuovo coronavirus. I ricercatori hanno sottoposto questo campione noto e caratterizzato ha diversi cicli di coltivazione e centrifugazione, eliminando in questo modo le impurità più grossolane. Alla fine hanno usato la tecnica della centrifugazione in gradiente di saccarosio. Questa tecnica permette di eliminare qualsiasi cosa sia meno densa del virus, come ad esempio i detriti cellulari. Quello che restava è stato messo in decimo di un millilitro di soluzione fisiologica, ottenendo un preparato composto da sola acqua, sale e particelle virali. Non so se sia possibile ottenere qualcosa di più puro.

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