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Atlantropa: il folle progetto per abbassare il mar Mediterraneo

Atlantropa: il folle progetto per abbassare il mar Mediterraneo

Herman Sörgel dedicò la sua vita a un sogno utopistico, quanto mai folle. Il progetto prese il nome di Atlantropa, ovvero abbassare il livello del Mediterraneo per aumentare lo spazio vitale dei popoli europei

progetto atlantropa

Chiudere lo Stretto di Gibilterra, quello dei Dardanelli e il canale di Suez. Era questo il progetto Atlantropa per abbassare il livello del Mediterraneo di circa duecento metri, portando allo scoperto grandi estensioni di terre. Non è la trama di un romanzo di Jules Verne o di un film hollywoodiano, bensì il sogno utopistico di Herman Sörgel, un architetto tedesco che presentò ufficialmente questo progetto all’attenzione internazionale nel 1928.

Progetto Atlantropa

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Herman Sörgel

Sörgel vide il suo progetto — chiamato da lui Atlantropa —, come una pacifica alternativa paneuropea al concetto nazista del Lebensraum, cioè lo spazio vitale del popolo germanico che in seguito diverrà uno dei cavalli di battaglia della Germania nazista.

Il progetto Atlantropa aveva anche lo scopo di raggruppare in modo positivo le forze creative dei popoli europei, evitando nuovi conflitti armati in Europa. Nel 1940, dopo una lunga pianificazione, fondò l’associazione Atlantropa-Institut, volta soprattutto alla raccolta di fondi per la realizzazione del suo folle sogno.

Energia pulita

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I laghi africani

L’abbassamento del livello del mar Mediterraneo avrebbe consentito la produzione di immense quantità di energia elettrica. Le centrali idroelettriche avrebbero sfruttato il dislivello con l’Oceano Atlantico, garantendo la crescita dell’industria. A differenza dei combustibili fossili, la fonte di energia non sarebbe stata soggetta a esaurimento. Vasti tratti di terra sarebbero stati liberati per l’agricoltura, compreso il Sahara, irrigato con l’aiuto di laghi artificiali in Africa.

Tali immensi lavori pubblici avrebbero ridotto la disoccupazione. Secondo il sogno dell’architetto, l’acquisizione di nuove terre avrebbe alleviato la pressione della sovrappopolazione che — sempre secondo Sörgel — era la causa dei disordini politici in Europa. Era convinto che il progetto avrebbe avuto dei benefici sul clima.

Atlantropa, un progetto colonialista

Il progetto si basava su quattro costanti:

  • Pacifismo: la promessa di utilizzare la tecnologia in modo pacifico.
  • Sentimento paneuropeo: Europa unita senza guerre
  • Atteggiamenti eurocentrici verso l’Africa, che doveva essere unita all’Europa
  • Divisione del mondo in tre blocchi: America, Asia e Atlantropa.

Si trattava chiaramente di un’idea colonialista, oltre che folle. L’espansione dell’habitat della “razza padrona” avrebbe inoltre portato un allargamento dell’Asse Roma-Berlino, rendendolo un Asse Berlino-Roma-Città del Capo.

Il Führer però non è d’accordo

Nonostante ciò, il progetto incontrò un ostacolo proprio in Adolf Hitler. Al dittatore l’idea di maggior spazio vitale per il Reich piacque molto, ma la collaborazione con altri Stati non gli fu certo gradita. Sörgel (probabilmente per opportunismo n.d.r.) si spostò verso posizioni sempre più razziste, asserendo che:

“Se la razza bianca vuole che la sua supremazia sull’Africa rimanga immutata, deve provvedere affinché la superiorità numerica dei negri si mantenga entro certi limiti”.

Ma nemmeno affermazioni come queste servirono a far cambiare idea a Hitler. L’architetto pensò allora di conquistare l’appoggio di Mussolini. quando nacqua il “Patto d’Acciaio” tra Italia e Germania, così pubblicò un opuscolo in cui dichiarava che:

“La Grande Germania e l’Impero Italiano rappresentano logicamente i piloni portanti di Atlantropa”.

Questa dichiarazione però non servì ad affascinare Mussolini al suo progetto. Anzi il Duce pensò che con la riduzione del mare, città storiche come Venezia sarebbero sparite. Oltretutto porti come Genova e Trieste non avrebbero più potuto competere con quelli tedeschi, recando un enorme danno di immagine, Addirittura gli fu proibito di recarsi a New York per esporre il suo progetto alla Fiera Internazionale, quasi come se il Führer provasse imbarazzo verso Sörgel e il suo assurdo piano.

Fine del sogno

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale inevitabilmente il sogno del bizzarro architetto si arrestò, tuttavia nel dopoguerra Sörgel ripropose il progetto Atlantropa ma trovò un blando interesse da parte dell’Europa. Espose il suo piano dicendo che gli Alleati avrebbero avuto necessità di creare legami più stretti con le loro colonie in Africa, questo per combattere la crescente influenza marxista nel continente. Tuttavia la scoperta dell’energia nucleare, il costo della ricostruzione di intere città e la fine del colonialismo resero Atlantropa tecnologicamente inutile e politicamente irrealizzabile. La morte di Sörgel per un incidente stradale nel 1952 mise la parola «fine» al suo sogno utopistico. Malgrado questo, l’Atlantropa Institut da lui creato restò in funzione sino al 1960.

Conseguenze inimmaginabili

Ci siamo però posti una domanda: sono realizzabili le ardite idee di Sörgel? In teoria sì, ma oltre all’immenso impegno di uomini e mezzi che sarebbero necessari, bisogna tener presente le non indifferenti conseguenze ambientali. Le terre emerse sarebbero coperte di sale, rendendo le stesse quasi impossibili da coltivare. Non solo. Le porzioni di Mediterraneo rimaste, a causa dell’evaporazione, probabilmente si trasformerebbero in enormi laghi salati come il Mar Morto o il Lago Lonar. Per non parlare della distruzione dell’habitat di migliaia di specie animali e vegetali, oltre all’inevitabile e imprevedibile cambiamento del clima di numerosi Paesi del bacino Mediterraneo.

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