Crea sito

Quando blog e pagine fanno disinformazione e diffamare diventa mestiere

Quando blog e pagine fanno disinformazione e diffamare diventa mestiere

Sono numerosi i blog e le pagine Facebook che pur di farsi un nome usano la disinformazione per diffamare la concorrenza. Per accedere alle live o alle informazioni più “segrete”, invece, bisogna pagare

È sempre antipatico scrivere della concorrenza. Sempre. Sarebbe più semplice scrivere di un collega probo al proprio mestiere di sbufalatore il quale, dopo avere verificato i fatti li espone con oggettività senza cadere nel tendenzioso. Purtroppo però il variegato mondo delle pagine social e dei blog, molte volte è gestito da personaggi discutibili. Mandanti ed esecutori di una pericolosa disinformazione sovente preceduta da una campagna calunniosa. Una campagna fatta allo scopo di diffamare il nemico prezzolato dal sistema corrotto, al soldo di Soros e l’immancabile Bill Gates.

Non basta scrivere per essere autore

Non è semplice rimanere imparziali (non lo siamo nemmeno noi ndr). C’è sempre chi simpatizzerà per la scienza o per la castagna in tasca contro il raffreddore, per la destra o la sinistra, per la torta ai mirtilli o il tiramisù. Chiunque ha i propri bias, nessuno escluso, i quali inevitabilmente ci porteranno a credere di essere dalla parte del giusto e di giudicare chi la pensa diversamente. Malgrado ciò, a tutto c’è un limite. Ovvero: divulgare una notizia senza citarne le fonti non è informare, bensì fornire un racconto della stessa credibilità di un romanzo. Oppure diffondere articoli prendendo per buono fonti inattendibili in alcuni casi è negligenza, in altri è incompetenza, ma il più delle volte è pura e semplice malafede.

Ci sono invece molti blog che ci mettono tutto l’impegno possibile, al fine di fornire al lettore un prodotto controllato e di buona qualità. Altri se ne fottono altamente, scaraventando in rete ogni peto con lo scopo di procurarsi notorietà. Altri ancora — cioè quelli che della disinformazione ne hanno fatto una professione — inquinano appositamente i pozzi con la menzogna e la diffamazione. Infine, per pagare le “bollette” legali, chiedono donazioni spacciandole per contributi alla causa, ergendosi in questo modo esploratori di verità nascoste e allo stesso tempo vittime del sistema. In realtà vivono sulle spalle di creduloni e tuttologi. Funziona così, il più delle volte.

Diffamazione aggravata, un’arma subdola

Ci sono blog e siti che da parecchi anni diffondono bufale, spesso pericolose. Affermare ad esempio che gli attentati dell’11 settembre erano fasulli è da imbecilli. Tuttavia tranne l’incazzatura che si ha nel vedere violentata la memoria delle vittime, non creano problemi alla collettività. Scrivere invece che i vaccini uccidono, ci modificano il DNA o che il Covid non esiste, diventa rischioso oltre che illegale. Non lo diciamo noi, bensì l’articolo 656 del codice penale.

Stessa cosa per le pagine Facebook, le quale di riflesso disinformano in un coacervo di assurde teorie complottiste, ma non solo. In alcuni casi dei blog e le pagina Facebook degli stessi hanno diffamato alcune persone, considerate antagoniste e pericolose. Altro reato (art 595 comma 3 c.p.) quello di pubblicare foto senza il consenso altrui per il solo fatto di deridere e diffamare.

Facebook contro le fake news?

L’azione di Facebook contro la diffusione delle bufale non brilla certo per prontezza. Anzi è blanda, inefficiente e inadeguata. Alcune pagine vengono chiuse, è vero, ma dopo poche ore rinascono modificando leggermente il nome. Ci sono gruppi in cui si inneggia il nazismo, altri in cui si incita odio contro il personale medico e contro i vaccini, altri ancora propongono rivolte armate contro un fantomatico «regime». Eppure appena vengono chiusi riaprono immediatamente, violando inevitabilmente il contenuto degli standard della community.

Con le attuali regole di Facebook, sia i gruppi e sia le pagine possono rendere virale una fake in breve tempo. Sino a quando non cambieranno questi criteri la disinformazione continuerà a diffondersi e spopolare incontrastata sui social. Queste misure interessano anche i profili di chi fa disinformazione per diffamare. Infatti tutti quelli silenziati dopo un po’ ritornano attivi, proseguendo la loro ignobile missione speculativa riguardo i morti e le disgrazie come se nulla fosse, chiedendo collette o “contributi”.

Ne è un chiaro esempio l’account di un noto sciacazzaro ligure, diffamatore per professione e mantenuto per scelta, il quale afferma che il Covid sia un’invenzione. Oppure quello di una spagnoleggiante portavoce “Q”, convinta di un imminente ritorno di Trump alla presidenza degli USA. Ma c’è anche il profilo fuoricorso di un altro guru della disinformazione, che tra una cazzata e l’altra consiglia di non vaccinarsi per evitare «problemi seri». In questi casi, come dicevamo prima, il pericolo di trovare tra i propri seguaci chi non si vaccina e quanto mai probabile. Oppure chi incendia una hub vaccini o chi assalta le ambulanze per vedere se dentro c’è un malato Covid,

Cambia il social, non il metodo

Malgrado i ban, assistiamo impotenti alla sopravvivenza dei maggiori diffusori di bufale. Chi con altri nomi, chi su altre piattaforme. L’ex presidente Trump, tanto per citarne uno, dopo essere stato censurato da Facebook e Twitter per l’eccessiva disinformazione ha pensato bene di aprire un social (The Desk of Donald J. Trump), il quale però è già stato chiuso dopo soli 28 giorni. Anche il farmacista Montanari ha pensato di aprire un suo sito e-commerce, evitando di incorrere nei rischi del ban.

Seguendo l’esempio dei primi due, persino Marcianò è approdato su Telegram: terreno fertile per la disinformazione in cui diffamare eventuali antagonisti non sembra un problema. Il numero delle pagine dedite alla disinformazione è in costante crescita, questo ci dovrebbe fare riflettere. Con estrema facilità girano migliaia di contenuti di ispirazione Novax e negazionisti, molto spesso fortemente orientati politicamente.

La disinformazione per diffamare

disinformazione diffamare

Da sempre denunciamo blog o pagine in cui il contenuto è estremizzato all’odio. Siti dove oltre ad alimentare una pericolosa mala informazione vengono presi di mira personaggi pubblici e privati cittadini. La loro colpa è quella di difendere la scienza e la corretta informazione. Questa rissa virtuale è dovuta al fatto che molti social permettono l’anonimato di milioni di utenti, non tutti in buona fede ma profili falsi nati per diffamare e spargere disinformazione

Ed è per questo che sia su Facebook o sui blog di riferimento, queste persone possono agire indisturbate, attaccando soci del Cicap, famosi professori di microbiologia, noti epidemiologi e chiunque contesti assurdità antiscientifiche, le quali vengono spacciate come notizie reali. Uno tra i più colpiti da questa infamante virtual war è il gruppo Facebook, “Perle Complottare“. Alcuni sostengono che i membri del gruppo siano agenti disinformatori prezzolati (non si sa da chi ndr) allo scopo di contrastare le «scomode verità» di queste pagine o blog. Peggior sorte è toccata al gruppo Facebook “Complottisti Fantastici e Dove Trovarli“, che il 29 maggio è stato chiuso dopo parecchie segnalazioni arrivate dal mondo complottista.

disinformazione diffamare

Blog correlati per diffamare con disinformazione

Sappiamo che alcuni blog sono collegati tra di loro, è il segreto di Pulcinella. Ad esempio la pagina “Scie Chimiche: Informazione Corretta“, chiusa agli inizi di maggio da Facebook, è gemellata con “Vivere in Modo Naturale“. Quest’ultima condivide gli articoli di ispirazione negazionista e Novax della pagina chiusa. Altri blog appartenenti alla stessa gestione di “Scie Chimiche: Informazione Corretta” sono: “Scie Chimiche: Informazioni Corrette”, “Scie Chimiche: Info corretta”, “Cicapstop” e “Medic Bunker La verità”.

Alcuni dicono esserci dietro lo zampino di Rosario Marcianò — non siamo noi a dirlo. Chi lo afferma motiva il fatto della mano sanremese poiché sui blog citati sopra è presente una massiccia pubblicità dei suoi libri. Per di più vengono condivisi gli articoli del blog “Tanker Enemy” di Rosario Marcianò. Rimane il fatto che riuscire a capire chi ci sia dietro ad alcuni blog è pressoché impossibile, un esempio è “Scie Chimiche: Informazione Corretta”. Sarebbe bello se ognuno informasse come può, con serietà e dedizione, senza dover ricorrere a scorciatoie per apparire migliori.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: