Twenty-One, la truffa dei quiz show

Twenty-One, la truffa dei quiz show

Nel 1956 il quiz show televisivo Twenty-One elaborò una truffa per avere più audience. Oltre quello, altri scandali emersero nei giochi a premi americani tanto da arrivare al Congresso. I concorrenti accettarono di essere complici

scandalo quiz show

Inizia la mania dei quiz show a premi

Nel 1954 la Corte Suprema americana stabilì che i quiz show televisivi a premi non si potevano considerare giochi d’azzardo, per cui le emittenti TV potevano trasmetterli liberamente. Questo ovviamente causò una vera e propria ondata di quizmania su tutti i canali, oltre ad uno straordinario interesse da parte del pubblico. Uno dei più celebri fu The $64.000 Question (La domanda da 64.000 dollari, pari a circa 600.000 euro di oggi) che debuttò nel 1955 con enorme successo. Pare che persino il presidente Eisenhower proibisse a chiunque di disturbarlo durante la trasmissione. Oggi parliamo del quiz show Twenty-One, la più importante truffa legata ai giochi a premi americani.

Twenty-One, il nuovo quiz show da lanciare ad ogni costo

Nel 1956 il conduttore tv Jack Barry e il produttore Dan Enright crearono un nuovo quiz, chiamato Twenty-One (Ventuno). In questo gioco i due concorrenti, chiusi ciascuno nella propria cabina, dovevano rispondere a ventun domande di cultura generale di crescente difficoltà. La vincita veniva premiata fino a un massimo di 210.000 dollari. Vista la considerevole vincita, il gioco fu sponsorizzato dalla Pharmaceutical Inc.

Tuttavia il primo episodio non riscosse grande interesse — disse in seguito Enright. Il motivo dell’insuccesso fu che nessuno dei due concorrenti riuscì a rispondere a tutte le domande, per cui il montepremi rimase inviolato. I telespettatori dissero che mancava la suspense e il gioco risultava noioso. La Pharmaceutical Inc. dopo aver sborsato migliaia di dollari convocò i due autori, minacciandoli di ritirare la sponsorizzazione se non avessero preso dei provvedimenti. Messi alle strette, Enright e Barry decisero di truccare il gioco per renderlo più eccitante.

Twenty-One, concorrenti istruiti come attori per il quiz show

A questo punto i concorrenti furono istruiti al comportamento da tenere durante il gioco. Addirittura fu dato loro perfino un copione da seguire: proprio come degli attori. Ovviamente i concorrenti erano ben consci della truffa, tant’è che ricevettero istruzioni precise perfino sull’abbigliamento, oltre alle risposte da dare. Furono istruiti su quali domande rispondere correttamente e quali in maniera sbagliata, Fu detto loro a quali esitare nel rispondere, asciugandosi la fronte per simulare una finta tensione, in modo da dare maggior suspense al programma. Il quiz diventò ben presto uno dei programmi preferiti del pubblico e una pioggia di candidature spontanee arrivarono agli autori. Chi fu scelto per il primo colloquio venne sottoposto a un difficile esame nel quale avrebbe dovuto rispondere a più di trecento domande.

Herbert Stempel, il concorrente brutto e antipatico

Uno dei candidati che diede più risposte esatte fu un certo Herbert Stempel: un giovane di trent’anni di New York, presentato al pubblico come combattente della II Guerra mondiale. Al suo ritorno in patria Stempel si mise a studiare al City College della sua città. Dopo aver passato il provino, gli autori gli proposero di partecipare alla truffa televisiva e lui acconsentì.

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Herbert Stempel, uno tra i concorrenti più
più famosi del quiz show televisivo
Twenty-One

Per prima cosa gli fornirono le risposte esatte, poi gli diedero istruzioni da tenere sul comportamento. Malgrado Stempel non avesse problemi economici, Enright decise di dargli l’aspetto di un perdente, simile a un reduce squattrinato. A tal proposito gli impose di indossare un completo doppiopetto antiquato di alcune taglie più grandi in modo da farlo apparire goffo, una camicia dal colletto liso e un taglio di capelli ridicolo.

Come disse in seguito lo stesso Stempel, in un’intervista: “L’idea era di farmi apparire come un reduce che cercava di farsi faticosamente strada nel mondo del dopoguerra”. Il giovane Stempel oltretutto non avrebbe mai dovuto chiamare il presentatore per nome, bensì con deferenza e in maniera imbarazzata avrebbe dovuto chiamarlo “Mister Barry”. Il produttore Enright spiegò che scelse Stempel proprio per il suo aspetto poco simpatico. Secondo Enright, il concorrente era il tipo che portava gli spettatori a desiderare la vittoria dell’avversario. In poche parole: fu l’antagonista perfetto.

Van Doren: bello e vincente

scandalo quiz show
Charles Van Doren , uno tra i concorrenti più
più famosi del quiz show televisivo
Twenty-One

Dopo qualche settimana gli ascolti cominciarono a calare. Immediatamente i produttori cercarono un nuovo concorrente e trovarono il tipo ideale, un bel giovane di nome Charles Van Doren: un insegnante di inglese della Columbia University, trentenne come Stempel, ma molto più telegenico. I due concorrenti cominciarono a darsi battaglia e settimana dopo settimana i duelli diventarono sempre più appassionanti.

Finalmente arrivò la serata del 5 dicembre 1956, puntata nella quale — davanti a 15 milioni di spettatori — Van Doren vinse il montepremi sconfiggendo Stempel. Quest’ultimo però, vista la mancata promessa del produttore Enright, il quale gli aveva garantito un programma tv tutto suo, denunciò la truffa ad un giornalista del New York City Journal. Il giovane Stempel raccontò ogni minimo particolare della sua storia. La direzione del giornale però, temendo di essere denunciata per diffamazione, rifiutò di pubblicare la notizia per mancanza di testimoni e di prove concrete.

Le truffe dei quiz show arrivano al Congresso

Nel 1958 E. Hilgemeier, un concorrente del quiz Dotto, fece un esposto alla Federal Communications Commission. L’uomo denunciò di aver trovato dietro le quinte un taccuino su cui vi erano appuntate tutte le risposte che la concorrente Marie Winn stava dando sul palco. Dopo quella denuncia, altri concorrenti confermano di essere stati aiutati. Quello scandalo arrivò persino al Congresso: il più alto livello di governo. Il concorrente Van Doren dapprima negò tutto, dichiarandosi angosciato dal fatto che il pubblico non avesse più fiducia nei quiz televisivi a premi.

Tuttavia con il proseguire delle indagini da parte del procuratore distrettuale di New York e del Congresso, Van Doren comprese che la sua posizione era diventata insostenibile e quindi si rese irreperibile. La prova schiacciante che reputò il quiz show Twenty-One una truffa arrivò da James Snodgrass, un artista il quale documentò tutto inviando una serie di lettere raccomandate con le risposte che gli vennero fornite prima della trasmissione, al proprio domicilio. Con le spalle al muro, Van Doren finalmente uscì dalla latitanza e confessò davanti al Congresso la sua complicità nel programma televisivo.

Conseguenze sui quiz televisivi

Lo scandalo legato alla truffa del quiz show Twenty-One fu enorme. Dal clamore suscitato i giochi a premi praticamente scomparirono quasi del tutto dalla tv. Quelli che andarono in onda ebbero premi molto ridotti. Il ritorno di vincite cospicue fu solamente alla fine degli anni settanta. Il concorrente Herbert Stempel, dopo quell’esperienza, riprese i suoi studi sino a quando si laureò, diventando un funzionario pubblico di New York. Lo scandalo televisivo fu così avvincente che nel 1994 ne fecero addirittura un film. Il personaggio di Stempel fu interpretato da John Turturro nel film Quiz Show, con la regia di Robert Redford. Nel 2020, all’età di 93 anni, Herbert Stempel si spense nella sua New York.

L’altro concorrente, Charles Van Doren, il quale aveva avuto un posto come corrispondente culturale nella famosa trasmissione Today, fu cacciato. Addirittura si dimise persino da docente, perdendo la cattedra alla Columbia University. Reputato alla stregua di Louis de Rougemont, come il più grande bugiardo della storia, Van Doren riuscì a stento trovare un posto da redattore presso l’Enciclopedia Britannica. Nel 1994 rifiutò l’offerta di 100.000 dollari per una consulenza nel film Quiz Show, in cui il suo personaggio fu interpretato da Ralph Fiennes. Charles Van Doren morì nel 2019, anche lui all’età di 93 anni.

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