Rimedi divini, la grande truffa

Rimedi divini, la grande truffa

Un cambista si improvvisa industriale farmaceutico. A circuirlo è un truffatore che dice di parlare direttamente con Gesù: «Con questi rimedi divini curerai il cancro e la tubercolosi», inizia così la grande truffa

rimedi divini

Un giorno del 1946 Leandro P. — cantante lirico di non grande successo — nella sua casa di Milano sta facendo i quotidiani vocalizzi. Ad un certo punto un do di petto gli si tronca a metà quando davanti gli appare ieratico Gesù in persona, nella sua veste bianca. Quando Leandro si riprende dallo stupore il «mistico visitatore» gli fa un annuncio solenne, dicendogli che è proprio lui il prescelto. Colui che vincerà la tubercolosi e il cancro grazie alle formule di due rimedi miracolosi estratti dalle alghe marine. Formule queste portategli personalmente dal Cristo. Inizia così la truffa dei rimedi divini.

Leandro è commosso, emozionato. Non sa come ringraziare Gesù Missionario (come d’ora in avanti lo chiamerà, anche se forse sarebbe stato meglio chiamarlo “Gesù Chimico-Farmaceutico”) il quale si accommiata promettendogli aiuto e consigli in caso di necessità. Questo episodio, che ovviamente non ha avuto altri testimoni all’infuori dello stesso Leandro, darà origine a uno

degli imbrogli più bizzarri degli anni ’50.

Inizia la produzione

Leandro, senza chiedersi nemmeno per un momento come mai Gesù avesse deciso di comunicare le miracolose formule ad un tenore come lui, anziché a un medico, si mette subito a cercare un laboratorio in grado di produrre i miracolosi rimedi. Fortunatamente nessuno gli dà retta, così si trasferisce con la moglie a Bellinzona. Qui, pur non conoscendo nemmeno le basi più elementari della chimica, riesce a fabbricare e vendere molte fialette dei due “medicamenti” al prezzo esorbitante di 25.000 lire la scatola. Siamo nel 1951 e la maggior parte degli stipendi, per dare un’idea del prezzo smisurato di vendita, sono di circa 32.000 lire.

Purtroppo per lui la cosa attira l’attenzione della Polizia elvetica la quale apre un’inchiesta. I rimedi, dopo essere stati analizzati, rivelano che le pozioni “medicanti” contengono semplicemente acqua addizionata di zolfo e qualche amminoacido. Per questo motivo i due coniugi vengono espulsi dalla Svizzera, costretti a ritornare a Milano.

Un incontro importante

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Il libro di Piera Delfino Sessa

Poco prima di lasciare la Svizzera, però, Leandro fa l’incontro della sua vita. A una conferenza di Piera Delfino Sessa — scrittrice genovese, donna religiosissima, autrice della Vita di Padre Pio —, Leandro riesce ad avvicinarla. Le racconta del meraviglioso incontro con Gesù e delle sue difficoltà nel vincere il cancro e la tubercolosi. Spiega alla donna che le difficoltà maggiori sono la mancanza di fondi. La Sessa, a cui non doveva mancare una buona dose d’ingenuità, rimane incantata e promette il suo interessamento. Dice a Leandro che avrebbe esposto il problema a suo genero banchiere, il marchese Giovanni De Cavi, detto Giannetto.

Un semplice cambiavalute

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Il marchese de Cavi

All’epoca Giannetto ha circa cinquant’anni. Malgrado tutti lo definiscano «banchiere», in realtà è titolare de l'”Antico Banco De Cavi”, un semplice banco di cambiavalute, fondato da suo padre e da suo zio alla fine dell’800 in uno sgabuzzino di via San Lorenzo 27 a Genova, vicino al porto. Ubicazione strategica per le necessità spicciole dei marittimi stranieri.

Il banco prospera e quando nel 1923 il padre di Giannetto, muore lascia l’attività al figlio. Oltre a questa gli lascia in eredità anche la bella cifra di sette milioni di lire: una fortuna a quei tempi. Giannetto è un vulcano di idee. Da subito tenta una bonifica nel Basso Piemonte, poi stampa un quotidiano di scarso successo, successivamente apre una fabbrica di lamiere, una fabbrica di trattori e un’agenzia di spedizioni. Tutte le attività però falliscono miseramente.

L’unica attività che funziona abbastanza bene è il banco lasciatogli dal padre, ma ben presto Giannetto lo trasforma in una banca vera e propria anche se non è autorizzato alla gestione di risparmi e investimenti,

I rimedi divini e l’inizio della truffa

La signora Delfino Sessa, vista la promessa fatta a Leandro, lo mette in contatto con il genero e tra i due comincia una fitta corrispondenza. La cosa bizzarra è che Leandro scrive le sue lettere su carta intestata Gesù, sola speranza, firmandosi a volte col suo nome, altre volte come Gesù missionario. Sempre più soggiogato, il marchese De Cavi non percepisce la truffa così propone a Leandro di vendergli la fantastica formula dai rimedi divini, e dopo una trattativa di alcuni mesi l’ex tenore gliela vende per quindici milioni di lire.

Felice dell’affare fatto, il marchese De Cavi mette a disposizione di Leandro e della moglie un bell’appartamento a Genova, nella centrale via Assarotti. Nel frattempo il marchese inizia a smantellare la sua ex fabbrica di lamiere per trasformarla in uno stabilimento farmaceutico.

Le stranezze del marchese

De Cavi ormai è in preda al misticismo. Convinto di essere stato prescelto da Dio per beneficare l’umanità, parla con tutti del suo progetto senza nascondere l’ispirazione divina. Intanto a Genova si cominciano a raccontare molti episodi, più o meno veritieri. Un giorno qualcuno dice di aver sorpreso il marchese inginocchiato in una chiesa del centro cittadino, mentre su di un taccuino annotava le comunicazioni che gli venivano direttamente da Gesù missionario. Un altro dice di essere stato invitato a casa del marchese per una colazione riservata, ma vedendo la tavola imbandita per tre chiese se ci fosse un’altra persona, ma la risposta del De Cavi fu:

“È il posto riservato per padre Pio. Ma è già presente. Non vede che sta mangiando?”

La delusione arriva dal ministero

Intanto la situazione finanziaria va paurosamente aggravandosi. L’’unica possibilità di riprendere quota è la vendita dei rimedi miracolosi, che però necessitano dell’autorizzazione ministeriale per essere fabbricati e messi in vendita. Senza perdersi d’animo, nel dicembre 1952 De Cavi si reca a Roma e presenta la relativa domanda al Ministero della Sanità. La risposta ministeriale risulta negativa, poiché la documentazione prodotta non è sufficiente.

È un brutto colpo per il marchese. L’unico sollievo sono le lettere di Gesù Missionario — che Leandro scrive sotto dettatura divina — le quali gli infondono coraggio ma soprattutto non gli fanno comprendere il grave problema finanziario in cui si è cacciato.

Le bustarelle di Gesù

Il marchese, in verità, ogni tanto ha dei ripensamenti, dal momento che la produzione del farmaco non va avanti e l’Antico Banco De Cavi comincia a perdere credito. Vista la situazione supplica Leandro di chiedere a Gesù se valga la pena di proseguire con il suo progetto. Riceve questa risposta:

“Tu comprendi che talvolta posso pure scherzare, ma il Vangelo dice: date a Cesare quel che è di Cesare. A Roma si deve dare qualche bustarella un po’ fornita, al resto penserò io. (…) Solo quando avrai finalmente eseguito i miei ordini sarai completamente tranquillo. Solo allora tutto scorrerà pacifico. Infatti già due mesi fa ti avevo dato degli ordini che non hai eseguito nemmeno in parte: ascoltami ora e non temere. Se ho fatto di Leandro il depositario di un meraviglioso segreto, credi che l’abbia fatto invano? (…) A te ora il decidere sull’obbedienza. Saprai il resto e te ne darò i mezzi. Con la purezza del Divino Amore ti benedico”.

La curia e i giornali iniziano a spargere voce sulla truffa e rimedi divini

Rinfrancato da questa risposta, il marchese decide di obbedire agli ordini di Gesù missionario, così le spese per realizzare il grande sogno proseguono. Oltretutto quel progetto porterà sicuramente linfa alle spossate casse della sua neonata banca e alle altre società ormai al collasso economico. Il 31 maggio 1953 però una notifica della Curia mette giustamente le cose nei loro veri termini. A tal proposito il cardinale Giuseppe Siri avverte i fedeli di non prestare attenzione alla famosa congregazione missionaria di ispirazione divina e ai suoi rimedi miracolosi.

Il 2 giugno un articolo su di un noto settimanale genovese rincara la dose. Molti risparmiatori ritirano i loro depositi e i chimici addetti alla preparazione delle fiale se ne vanno. Anche Leandro e la moglie tornano a Milano. A questo punto De Cavi rimane solo. Quello che lui reputava «incoraggiamento celeste» non c’è più e a causa di quella mancanza divina si lascia andare sino al tracollo economico, i primi di febbraio 1954.

Conclusione

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Giannetto De Cavi fugge all’estero e rientra in Italia soltanto nel 1958, quando viene arrestato e rinviato a giudizio. Il processo si apre nell’aprile 1959 con la triste sfilata dei risparmiatori che avevano perso ogni cosa nel crollo del banco.

Nel frattempo le deposizioni di Leandro imputato di truffa, fanno scalpore. Invitato dal presidente a controllare se le lettere allegate agli atti fossero proprio le sue, Leandro conferma tranquillamente:

“Sì, mi sono state dettate da Gesù missionario. Comunque, siccome mi venivano dettate e io non sapevo nulla di quel che facevo, rifaccio la firma e la confronto“.

In aula un avvocato spazientito grida:

“Ma si deve perdere così il tempo nel 1959?”.

L’ex tenore, sempre serafico, allarga le braccia e risponde:

“Il Signore è venuto per salvare tutti: per dare la mano a chi ne ha bisogno”.

Il 14 maggio 1959 il Tribunale di Genova condanna De Cavi a nove anni e sei mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, truffa e appropriazione indebita. In appello la sentenza viene ridotta di un anno. A questo punto il marchese ricorre in Cassazione e alla Suprema Corte, e nel 1961 la sentenza viene parzialmente annullata. Nell’ottobre 1962 Giannetto De Cavi viene scarcerato per motivi di salute. Annuncia ai giornalisti che si sarebbe fatto frate, invece compra un’auto di lusso e se ne va ad Ariccia, vicino Roma, dove un amico gli aveva messo a disposizione una villa.

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