Santoni del web e accattonaggio online: il Sacro Graal delle truffe

Santoni del web e accattonaggio online: il Sacro Graal delle truffe

Santoni del web, falsi paladini e finti coach: ecco come i truffatori si professano “guide social”. Falsi custodi di tecniche per arricchire i propri seguaci o per battersi per la famigerata causa, spillando soldi. Ma come riconoscere i venditori di fuffa?

Che il mondo del web sia popolato da cialtroni e da abili manipolatori spillasoldi non è un segreto. Negare l’ovvio sarebbe pura ipocrisia. Tuttavia è anche doveroso precisare che non tutti i coach sono degli incompetenti esaltati o, ancor peggio, dei truffatori. Purtroppo per loro però la linea che gli separa dai santoni del web è sottile. Internet è piena di abili truffatori che si professano indiscussi geni in grado di risolvere molti problemi personali. Tutto questo ambaradam non fa altro che nuocere a chi il proprio lavoro lo fa seriamente e senza truffe.

I social: vere e proprie roccaforti dei santoni del web

santoni del web
Varanasi, India, un vero santone durante una meditazione

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha mai sognato di soggiornare una settimana in un prestigioso attico di Las Vegas, Londra o Parigi? Oppure di possedere un jet privato, un panfilo, un’auto di lusso? O di mangiare caviale bianco innaffiato con Cristal su una spiaggia esotica mentre migliaia di ammiratori ci tempestano di like ed emoticon? Ma ritorniamo con i piedi per terra: siamo adulti, in fin dei conti. Eppure malgrado tutto, qualcuno pronto ad infilarsi nella rete dei truffatori 2.0 c’è sempre.

A noi non interessa additare chi cade nel tranello di questi eccentrici santoni del web. Sarà la troppa ingenuità, oppure il voler emergere dalla mediocrità in una sorta di rivincita sociale; non siamo qua per giudicare. Quello che ci interessa invece è che tra i moltissimi che ci sono cascati, quasi tutti hanno prosciugato i loro risparmi pur di avere migliaia di follower sui propri profili e far diventare virali le loro aziende e i loro prodotti. C’è anche chi l’ha fatto credendo di poter diventare una celebrità, seguito da milioni di seguaci mentre guida una “Lambo” tra Monte Carlo e Cortina. Il costo di questa “notorietà” social spesso si aggira tra i 1.500 sino ai 30.000 euro al mese. Ma c’è anche chi, con alcune donazioni, ha contribuito agli stipendi dei falliti 2.0: loschi individui convinti di essere in una perenne guerra con qualche potere occulto potentissimo.

Pagami e sarò la tua guida social

Mirko Scarcella su quello che dovrebbe essere il suo jet privato

Come sovente accade — vedi puntata de “Le Iene” su Mirko Scarcella —, importanti eminenze dei social sono diventati milionari grazie alle visual sui loro profili social. E sono proprio questi super utenti che cercano il classico «pollo da spennare» per offrirgli fama e successo garantito. In realtà, i santoni del web altro non fanno che comprare profili fake, molti dei quali turchi, brasiliani, indiani o indonesiani, corredati da commenti anche questi falsi, generati da bot, in modo tale da far crescere il profilo del mal capitato. Gli algoritmi dei social però (soprattutto Instagram) quando si accorgono di questo espediente oltre a eliminare tutti i follower comprati, spesso disattivano l’account. A questo punto il gonzo non solo si ritroverà senza profilo e senza fama, la quale gli avrebbe garantito dei guadagni pazzeschi, ma sarà rimasto perfino senza soldi.

Come riconoscere i santoni del web

Purtroppo riconoscere un truffatore non è semplice. In fin dei conti chi spilla soldi lo fa di professione, per cui oltre ad adottare misure precauzionali sulla propria persona si vende bene. Malgrado ciò ci sono alcuni accorgimenti per capire se chi ci propone dei guadagni tramite social ha competenze e credito. Per prima cosa dobbiamo chiedergli il curriculum, nel quale avrà citato aziende per le quali ha lavorato, dopo di che chiedere referenze in merito. Un altro modo per cautelarsi su eventuali raggiri è domandare al santone di turno che campagne ha svolto per le aziende con cui ha lavorato.

Generalmente questi truffatori si presentano fotografati a bordo di supercar, mentre a far da sfondo c’è l’immancabile villa in stile hollywoodiano. Non appaiono mai con il fisico grassoccio e la chierica sulla testa, bensì i loro corpi sono scolpiti e abbronzati. Ci diranno che anche loro erano in disgrazia ma poi, per l’illuminazione sacra che solo i geni possiedono, grazie ad un algoritmo inventato da loro stessi sono diventati milionari. Ed ecco che vorranno fare lo stesso con noi, proponendoci un metodo in grado di aumentare i follower ai nostri profili e farci diventare dei ricchissimi influencer.

Accattonaggio online: «Un piccolo aiuto per la causa»

I truffatori più scarcassati invece, ovvero quelli in pantofole da ospedale che ambiscono a guadagni facili tra le mura delle loro stanzette — quasi sempre a casa di mammà —, ci chiederanno dei contributi per la famigerata causa. Che siano no vax, no scie chimiche o no risotto con le quaglie poco importa. Il metodo sarà sempre lo stesso: postare il c/c sotto all’ennesima battaglia sociale, giustificando il fatto che “essendo personaggi scomodi qualche potente lobby gli ha denunciati e il contributo servirà per le spese legali”. I soldi versati, al contrario, verranno spesi per comprare qualsiasi cosa o più semplicemente per pagarci le bollette.

Per come la vediamo noi, che siano fuggiaschi italiani approdati su qualche isola o imminenti pensionati in cerca dell’ultima carità, chi chiede soldi online per arricchirci o difenderci non è mai in buona fede. Chi propone grandi ricchezze senza fare nulla o dice di proteggerci da terribili lobby lo fa per due motivi: il primo è per derubarci; il secondo è per sentirsi importante, derubandoci.

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