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Stefano Scoglio, il “Dott.” delle alghe

Stefano Scoglio, il “Dott.” delle alghe

Cura i suoi pazienti con alghe e pozioni di Aphanizomenon flos-aquae, fregiandosi del titolo di “Dottore”, ecco chi è Stefano Scoglio

Per capire meglio chi è Stefano Scoglio, bisogna fare un’autopsia virtuale e crudele al suo curriculum. Ne vale la pena, perché è un vero capolavoro nel suo genere. Difatti se osserviamo con attenzione possiamo vedere che nulla di quello che viene dichiarato è falso. Tuttavia si serve di piccoli espedienti per confondere le persone meno attente. Ovvero in base a quanto afferma sul suo curriculum, Scoglio riesce a farla franca. Come ogni buon illusionista ha cercato di nascondere il suo trucco, però noi seduti nelle prime file lo abbiamo visto e scoperto.

Ma proviamo a capire come funziona il suo diversivo. Partiamo col dire che Stefano Scoglio si autodefinisce “dottore”. In effetti ha tutto il diritto di farlo poiché si è realmente laureato all’Università di Urbino, però si guarda bene da spiegare che è un laureato in Legge e non in Medicina, In effetti non compare nel database della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO). Già questo la dice lunga.

Stefano Scoglio: no medicinae, ma naturopatic

Lui sa benissimo che per molte persone la parola «dottore» è sinonimo di medico-chirurgo. Non tutti però sanno che i medici anglosassoni al titolo «dottore» fanno seguire la sigla “m.d.”, che sta per medicinae doctor. Scoglio invece, per ovviare a questo titolo e sentirsi internazionale, si propone come «dottor Scoglio n.d.» Con questo espediente è molto facile fare confusione e dedurre che sia medico. Invece no, non lo è! Difatti la sigla “n.d.” è l’abbreviazione di “naturopatic doctor”, cioè “dottore naturopata”.

Va anche ricordato che al momento la nostra legislazione non riconosce questo profilo professionale, almeno nelle discipline mediche. Chiunque può asserire di essere un dottore naturopata. Ognuno di noi può benissimo firmarsi “Pincopallo p.d.f.”, sostenendo che “p.d.f.” significa «padre di famiglia». In effetti se uno ha un figlio, nessuno può condannarci per questo. Per validare il diritto a definirsi naturopatic doctor, Scoglio non poteva certo conseguire un titolo accademico riconosciuto dalla legge.

Dottore omeopatico o naturopata?

Così ha frequentato i corsi Mirdad: un’accademia privata che rilascia titoli privi di valore legale. In certi post, Stefano Scoglio si autodefinisce “omeopata”. Qui il ghiaccio comincia a scricchiolare sotto i suoi piedi poiché in Italia solo chi è iscritto alla FNOMCeO può prescrivere prodotti omeopatici.

chi è il "Dott." Stefano Scoglio
Sul profilo attuale di Scoglio, si può notare che è stata tolta dalla “formazione” l’Università di Urbino

Per giustificare l’azzardo, Scoglio ha conseguito un titolo definito “bachelors degree in homeopathy” presso la Middlesex University. Come si può vedere i corsi di omeopatia sono in via di eliminazione graduale. Lasciamo a voi trarre le conclusioni. Forse il “Dott.” Scoglio per mettersi in sicurezza dice di risiedere in Gran Bretagna, dove i titoli come quello rilasciato dalla Middlesex University, hanno valore legale?

Le cose più preoccupanti, però, arrivano quando afferma di aver curato delle persone con alghe e pozioni. A tutti raccomanda di assumere certi prodotti a base di microalghe klamath che lui stesso mette in commercio. Questo ci pare già abbastanza. Oltretutto sostiene che la polmonite non è causata dal covid, bensì dai vaccini, e solo grazie alle sue pozioni e alle sue erbe si possono prevenire malattie del sistema respiratorio, tra cui la polmonite interstiziale.

Nutrigea

Per chi non lo sapesse, il “Dottor” Scoglio è il proprietario della Nutrigea, un’azienda nata nel 1998. Ad oggi, com’è scritto sul sito: “è leader nel campo della nutriterapia naturale, la cui filosofia si fonda su quei concetti di Nutrizione & Nutraceutica Primordiale“. Difatti sino a poco tempo fa Scoglio si definiva un imprenditore, ma da quando il coronavirus purtroppo è diventato l’argomento principale ha tolto la giacca da manager e indossato il camice da «ricercatore».

Candidato a Premio Nobel per la Medicina?

L’esimio “Dott.” Scoglio dice anche di essere stato candidato al Premio Nobel per la Medicina, nel 2018. Ci chiediamo come sia possibile, visto che è laureato in giurisprudenza. Oltretutto è lui stesso a definirsi un naturopata. Addirittura il Comune di Urbino non si è posto la benché minima domanda di come un laureato in Legge possa essere stato candidato a Premio Nobel per la Medicina, e così il Consiglio comunale ha pensato bene di complimentarsi con lui.

L’essiac

Un’infermiera canadese, Rene Caisse, negli anni Venti del Novecento viene per caso a conoscenza di una miscela di erbe indiane, chiamata poi Essiac, particolarmente efficace nella cura dei tumori. Inizia allora a sperimentarla sui malati terminali o respinti dal sistema medico ufficiale perché ormai incurabili, ottenendo risultati strepitosi. In poco tempo, però, quello stesso sistema medico-politico si mette ad ostacolarla costringendola a trovare vari e faticosi espedienti per poter continuare la sua opera benefica.

Il libro presenta per la prima volta la storia della vita di Rene Caisse e del suo straordinario rimedio, narrata da lei stessa. È completato da un aggiornato resoconto di numerosi casi clinici risolti positivamente e testimonianze di guarigione. Un’analisi dal punto di vista clinico di questa terapia con tanto di estratti di studi scientifici e sperimentazioni sul campo nei vari ospedali canadesi e americani che ne comprovano il successo.

Con una descrizione particolareggiata di tutte le erbe della miscela, di ognuna delle quali vengono fornite caratteristiche, azione terapeutica, qualità e applicazioni. La formula dell’Essiac è stata perfezionata e, nella parte finale, Stefano Scoglio illustra i risultati che oggi è possibile conseguire con l’utilizzo terapeutico di questa miscela, che può essere integrata con altre sostanze vegetali che ne rafforzano l’azione anticancerogena.

Dal libro di Stefano Scoglio: “Essiac, il famoso rimedio contro il cancro

Ovviamente anche questa è una ennesima bufala. Riprova è che un vero dottore, Salvo Di Grazia, scrisse un articolo sul suo sito MedBunker per smentire questa pericolosa fake.

Il primer, secondo Stefano Scoglio

Ma le dichiarazioni del “Dott.” Scoglio non si fermano all’Essiac, così parla anche di biologia. Ecco una sua affermazione:

«Il primer sintetico usato per rilevare il virus ha dalle 18 alle 24 basi. Ovvero una frazione corrispondente allo 0.07% del genoma del virus».

Citazione di Scoglio, da: Biologi per la scienza

Il primer, secondo la scienza

Per eseguire una Real Time PCR è necessario amplificare un corto segmento di circa 200 paia di basi. Vogliamo usare la matematica per una volta? Bene! Quante sono le possibili combinazioni di basi che possono comporre una sequenza di 18 nucleotidi? Le basi in cui è scritto il DNA sono 4 (A,C,T e G) e a ogni passaggio possiamo inserire una di queste 4 basi. La risposta è abbastanza semplice, 4x4x4x n, dove “n” è il numero di basi del nostro primer quindi 4 elevato alla “n”. Per essere molto precisi in questo caso 4 elevato alla 18esima, ovvero 68.719.476.736 possibili sequenze.

Ma approssimiamo enormemente per difetto e diciamo che il risultato sia 68 miliardi e vogliamo che il nostro primer si appai con una sola sequenza. Di primer ne utilizziamo due, quindi dobbiamo raddoppiarlo, e vogliamo che sia sintetizzato un segmento di circa 200 basi. Ma non finisce qui, perché osservando le curve di melting di una real time è possibile accorgersi se nei campioni sono presenti eventuali contaminanti. Oltre al fatto che i risultati saranno confrontati con una curva standard precedentemente realizzata per controllare la cinetica dell’amplificazione.

Più altri controlli del caso (sonde Taqman, ecc ecc). Qual è quindi la probabilità che si formi un frammento di DNA di 200 paia di basi, utilizzando un primer specifico dai 18 ai 24 nt, che non sia il nostro frammento di interesse — specifico per il virus —, e che nessuno dentro un laboratorio sparso in tutto il mondo non si accorga di errori così grossolani? A questo punto possiamo dire che le probabilità sono abbastanza scarse.

Da Biologi per la scienza

Scoglio: «il virus non è mai stato isolato!»

Il “Dott” Scoglio non infrange solo la scienza, con affermazioni del tutto errate da chi non è competente in materia, ma si spinge oltre e afferma che il virus SARS-CoV-2 «non è mai stato isolato». Peccato che anche in questo caso l’esimio “Dott” Scoglio non sia aggiornato, oppure dobbiamo pensare alla malafede? Difatti risale agli inizi di febbraio 2020 la notizia che nei laboratori dello Spallanzani il virus è stato isolato. A dirlo non siamo noi, ma il comunicato stampa sul sito del Ministero della Salute.

Ci mettiamo nei panni di chi ha studiato per anni Medicina, di chi ha sacrificato notti per prepararsi a degli esami e di chi ogni giorno è in prima linea; soprattutto in questo periodo. Pensiamo anche alla frustrazione dei veri dottori i quali devono sopportare che persone senza titoli accademici appropriati — tipo Panzironi — ed esperienza sul campo parlino di diete miracolose, virus ballerini e curino i tumori con le alghe. Immaginiamo che anche loro, proprio come noi, ricordando la canzone di Battisti si chiederanno: «ma come può uno Scoglio arginare il male?»

Una risposta a “Stefano Scoglio, il “Dott.” delle alghe”

  1. Non ha nessuna importanza di chi sia il dott. Scoglio per me potrebbe anche vendere la frutta, con tutto il rispetto per chi lo fa. I suoi prodotti però funzionano molto bene. Ho centinaia di casi trattati con ottimi risultati. Non mi interessano gli studi, le opinioni, il sentito dire. Mi interessa solo che il mio paziente stia bene.

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