Un matrimonio complicato

Un matrimonio complicato

Le peripezie di una ragazza ligure e le macchinazioni di una suocera americana: disavventure a lieto fine negli anni ’40 di un matrimonio complicato

matrimonio complicato

E’ il 1947 e una giovane ragazza di Ameglia, in provincia della Spezia, lascia la sua famiglia di agricoltori e il suo paese per recarsi a Genova in cerca di fortuna. Si chiama Grazia Leonardi, detta da tutti Grazietta, e non tarda a trovare lavoro come cameriera nella trattoria “Assandri”, a Sampierdarena, proprio di fronte ad un’entrata del porto frequentata da marittimi di ogni paese. La ragazza è carina e spigliata e piace ai clienti: uno di loro, un giorno, si innamora di lei ma sarà un matrimonio complicato.

E’ un giovane macchinista navale americano, di Baytown vicino a Houston, in Texas. Si chiama Buster Mayfield McCormick. Naviga sul cargo “Thomas Pain”, che scarica carbone e merci varie a Sampierdarena, e ogni volta che fa scalo non manca di andare alla trattoria per incontrare Grazia. Lei se ne accorge e quando Buster le chiede di sposarlo lei acconsente di buon grado.

Finalmente sposi

Il fidanzamento dura  tre o quattro mesi, e in questo periodo Buster cambia due navi per poter toccare Genova e rivederla. Finalmente, un giorno di luglio 1948, Grazietta mette i suoi pochi abiti in una valigetta di fibra e raggiunge il suo Buster a Palermo, dove il matrimonio viene celebrato in municipio. Pochi giorni insieme e Buster deve ripartire, ma prima fa una promessa: appena arriverà a casa chiederà subito tutti i documenti necessari perché Grazietta possa raggiungerlo.

Da quel momento Buster Mayfield McCormick scompare dalla vita di Grazietta. Lei torna a Sampierdarena e, ad ogni arrivo della nave, si trova puntuale sulla banchina ad aspettarlo ma Buster non c’è. Gli amici di lui le raccontano che ha cambiato nave, forse ora fa la linea di Buenos Aires, ma non le sanno dire di più.

Attesa, per un matrimonio complicato

Grazietta scrive, una, due, tre lettere. Le invia a Baytown all’indirizzo che Buster le ha dato. La casa è di sua madre, dove lui vive quando non è in navigazione. Ma nessuna risposta. I pochi giorni trascorsi a Palermo, però, hanno avuto delle conseguenze dal momento che Grazietta scopre di essere incinta. Il il 2 maggio 1949 nasce un maschietto. Lei lo battezza col nome di George, il del padre di Buster, anche lui navigante, morto in mare. Annuncia l’evento al marito in un’ennesima lettera, ma anche stavolta non riceve alcuna risposta.

Mesto ritorno a casa

Grazietta non sa che fare. Non può continuare a lavorare alla trattoria e occuparsi del neonato, quindi ritorna ad Ameglia a casa dei genitori. Nel paese però trova un’atmosfera poco amichevole. La gente la guarda con sufficienza: alla storia del matrimonio con l’americano quasi nessuno ci crede. “La solita solfa con gli alleati”, si sussurra, “nasce un figlio e bisogna trovare una scusa per giustificarlo agli occhi del mondo”.

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Grazietta e il piccolo George

Sorpresa!

E’ il luglio 1951 e, un bel giorno, nella casetta di Ameglia arriva un telegramma dall’America. Grazietta lo apre, è scritto in inglese. Corre da un’amica che conosce un po’ la lingua e se lo fa tradurre. Il telegramma dice: “Ti amo ancora. Segue lettera. Buster”. Grazietta crede di sognare: dopo tante lettere, finalmente una risposta!

La lettera arriva dopo qualche giorno, per posta aerea. Buster McCormick scrive: “Tutto quello che è successo non è colpa mia. Per due anni mi hanno detto che tu ti eri dimenticata di me e non volevi più saperne. Consigliato e istigato da mia madre (non vivo più con lei dopo che ho saputo la verità) ho chiesto il divorzio e mi sono risposato. Ma ora tutto è finito e non vedo l’ora di abbracciare te e il piccolo George. Verrò presto ad Ameglia”.

Finalmente, a metà agosto arriva Buster e la disavventura di Grazietta si chiarisce.

Una suocera diabolica

La mamma del macchinista non aveva mai approvato il matrimonio del figlio, per il quale aveva già messo gli occhi su una ragazza di Dayton, sua lontana cugina, e la notizia è un fulmine a ciel sereno. Che fare davanti al fatto compiuto? Bisogna giocare d’astuzia: “Mettila alla prova,” dice al figlio, “stai qualche tempo senza andare in Italia e vedrai se l’amore di quella ragazza è sincero oppure no”. Buster è troppo sicuro di sè per non concedere questo alla madre. Giusto allora gli era stato offerto un ottimo posto a bordo di una nave che andava in Inghilterra, ed egli l’accetta.

La donna comincia allora a sequestrare le lettere della nuora: se le fa tradurre e subito dopo le butta nella spazzatura. Buster rimane in mare ben tre mesi: anche il caso aiuta sua madre. Da Liverpool la sua nave deve andare in Germania e poi in Scandinavia: è un’epoca di forti noli e l’armatore non vuole rinunciare ai buoni affari.

Quando torna in patria, Buster McCormick non trova una sola riga di Grazietta. “Hai visto?” gli dice la madre trionfante, “ella ti ha già dimenticato“. Buster riparte, questa volta per Buenos Ayres, e le lettere di Grazietta continuano ad arrivare nella casa di Baytown. Pochi giorni prima che Buster ritornasse, la madre aveva fatto a pezzi la lettera che annunciava la nascita di George, il nipotino che portava il nome di suo marito.

Buster amareggiato e deluso ottiene il divorzio da Grazia Leonardi da parte della Corte Distrettuale di Harris, Texas, alla quale si era rivolto su consiglio della madre. La Corte lo scioglie da quel legame, “perchè Grazia Leonardi non ha più dato notizie di sè al marito”.

Qualche mese dopo egli sposa la favorita di sua madre, la bionda Audrey McCormick, dalla quale qualche tempo dopo ha un figlio.

Il diavolo fa le pentole…

Per quanto astuta, però, la madre di Buster non può evitare un giorno che il figlio, il quale si trova a casa sua tra un viaggio e l’altro, in sua assenza vada ad aprire al postino che gli consegna una lettera di Grazietta. “Non capisco” legge, “questo tuo crudele silenzio. Ma proprio non ti commuove l’idea di tuo figlio che cresce, che porta il nome di tuo padre, che vorrà un giorno conoscerti?”

Appena sua madre torna a casa Buster l’affronta duramente, e questa è costretta a confessare la sua colpa. Audrey, che ha assistito al tempestoso colloquio, onestamente dice: “E’ giusto che tu torni dall’italiana. Sono pronta al divorzio”. Il 12 giugno 1951 il giudice Ewing Boyd scioglie l’unione tra i due McCormick, e subito Buster scrive il suo telegramma e la sua lettera a Grazietta.

Intoppi legali

Quando Buster arriva ad Ameglia, tutta la popolazione si trova sulla via principale per vedere questo sposo venuto da tanto lontano. I due intendono partire subito per Baytown, ma qui sorge un grave intoppo legale.

Buster McCormick è divorziato per la legge americana ma è ancora sposato per quella italiana: perchè Grazietta possa seguire il marito negli Stati Uniti, essendo divorziata da McCormick, è necessario che lo risposi: ma questo è impossibile dato che il loro matrimonio risulta tuttora valido in italia. Come fare? I due si recano a La Spezia dall’avvocato Luigi Rossi, esperto in difficili questioni matrimoniali, e lui trova subito un escamotage: “Quello di Palermo fu un matrimonio civile. Non resta che fare un matrimonio religioso, il quale portando la data di quando sarà celebrato, avrà validità in America”.

Buster è entusiasta della trovata: ma è protestante, e bisogna diventare cattolico. Per molto tempo resta ad Ameglia, frequentando le lezioni di dottrina, e finalmente fa abiura nella chiesetta del paese, il primo settembre 1951, per sposare, anzi risposare sua moglie il giorno dopo.

Tutto a posto ma…

Non resta che partire per l’America. Tutto è pronto ma, al Consolato americano di Genova, fanno a Grazietta una strana domanda: “Che scuole ha frequentato?” Grazietta aveva fatto soltanto la terza elementare, ma in una scuola statale in pieno periodo fascista: a quel tempo vigeva negli USA la legge McCarran, che impediva a chiunque avesse appartenuto ad organizzazioni totalitarie l’ingresso in America, e Grazietta non può partire per il Texas.

Lieto fine

Per molto tempo ci siamo chiesti che fine avesse fatto Grazietta, e se fosse finalmente riuscita a raggiungere il suo Buster. In modo del tutto casuale, una visita al bellissimo sito di Ellis Island https://www.statueofliberty.org/ellis-island/family-history-center/ ci ha fatto trovare copia del manifesto della nave con cui lei e suo figlio erano giunti negli Stati Uniti qualche mese dopo.

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Il manifesto della nave

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