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Vaccini e pregiudizi

Vaccini e pregiudizi

A causa della mala informazione, alcune persone sono sfiduciate e con dei pregiudizi nei confronti dei vaccini

Molti sono cresciuti con l’idea che i vaccini salvino delle vite e che siano uno dei segni tangibili di come il progresso e la scienza abbiano migliorato la qualità della vita. Per questo motivo facciamo fatica a comprendere la campagna antivaccinista che ha preso piede negli ultimi anni. Anche molte persone che non fanno parte della cricca dei cosiddetti no-vax ultimamente avvertono un senso di sfiducia e pregiudizi nei confronti dei vaccini e della comunità scientifica.

In particolare del vaccino che dovrebbe presto liberarci del famigerato SARS-CoV-2. L’ignoranza in proposito è molta. Affermazioni ambigue o apertamente ostili di presunti esperti non aiutano ad avere un atteggiamento consapevole e informato. Recentemente ci si è messo anche — con un’affermazione sbagliata da un punto di vista comunicativo — un esperto vero.

Il vaiolo vaccino

Tempo fa circolava il post di una mamma no-vax che si preoccupava, perché non pensava fosse prudente dare al suo bambino del latte vaccino. Forse si trattava solo di un post goliardico, tuttavia in quanti conosciamo l’inquietante storia del primo vaccino? Il vaiolo è stato per secoli una terribile piaga. Una malattia virale molto contagiosa, con una mortalità estremamente alta che lasciava orribili cicatrici sul volto di chi sopravviveva.

vaccini e pregiudizi

Alla fine del ‘700 il medico inglese Edward Jenner notò che le donne addette alla mungitura contraevano una versione attenuata della malattia. Ciò impediva loro di ammalarsi della forma più grave. Per dimostrare che il vaiolo vaccino proteggeva da quello umano, Jenner fece una cosa che oggi ci fa accapponare la pelle. Provò infatti a vaccinare un bambino di otto anni, tale James Phipps, con siero proveniente da pustole di vaiolo vaccino.

Il piccolo James sviluppò la malattia con sintomi lievi e guarì in poche settimane. Jenner lo infettò poi con il vaiolo umano, dimostrandone l’immunità. Indubbiamente il medico inglese doveva essere molto convinto della validità della sua teoria, oppure doveva avere poco a cuore l’incolumità della sua cavia umana. Però ebbe ragione lui, così nacque il primo metodo di immunizzazione, detto appunto vaccino, dal nome del vaiolo delle vacche.

Von Behring e Pasteur

Dobbiamo aspettare quasi un secolo per vedere un vero progresso della microbiologia e dei mezzi per contrastare le malattie infettive. Sono del 1880 i sieri contro il tetano e la difterite. Emil von Behring prese un animale temporaneamente immune alla difterite e al tetano iniettandogli siero sanguigno infettato di un altro animale e dimostrò che questa pratica era non solo preventiva, ma anche curativa, se il siero veniva iniettato ai primi sintomi delle malattie.

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In competizione con lui era Luis Pasteur, considerato il padre della microbiologia. Era l’epoca in cui venivano isolati i batteri responsabili delle più comuni malattie. Pasteur sperava di isolare anche l’agente patogeno della rabbia, malattia non molto diffusa, ma mortale. Non era però possibile con i metodi dell’epoca perché non si trattava di un batterio, ma di un virus, quindi troppo piccolo per essere visto con il microscopio ottico, l’unico disponibile allora.

Il vaccino antirabbico

Pasteur pensò di creare il suo vaccino partendo dal midollo di un coniglio morto di rabbia. Lo sperimentò con successo sui cani. Tuttavia aveva delle remore a provarlo sugli esseri umani, finché non gli portarono un bambino di 9 anni morso da un cane rabbioso. Il destino del bimbo sembrava segnato. Così Pasteur decise di tentare il tutto per tutto, e dietro l’insistenza della madre del ragazzo, e non senza atroci dubbi morali, gli somministrò il vaccino. Il giovane Joseph Meister non manifestò reazioni avverse e non si ammalò.

Il vaccino antirabbia, come molti altri, è basato sulla somministrazione di virus inattivati resi così innocui. Capaci però di suscitare una risposta immunitaria che protegge l’organismo da successive infezioni. Più recentemente sono stati creati altri vaccini, basati su tecniche diverse, alcune innovative come quella del DNA ricombinante e, soprattutto, sperimentati in modo molto più sicuro e sistematico rispetto alle discutibili sperimentazioni del passato.

Nuove tecniche nei vaccini

I vaccini contro il SARS-CoV-2 rappresentano l’applicazione di una tecnicaancora più nuova e sicura: quella basata sull’RNA. In pratica viene iniettato un pezzettino del genoma del virus, capace di essere “letto” dalle cellule umane, che producono così esse stesse la proteina virale capace di suscitare la risposta immunitaria. Si tratta di vaccini particolarmente sicuri, visto che non si iniettano virus inattivati o parti di virus potenzialmente pericolose. Ovviamente delle reazioni allergiche sono sempre possibili da parte di soggetti predisposti, ma finora sono state poche e non gravi.

Qualcuno ha avanzato delle perplessità sulla rapidità, considerata eccessiva, con cui il vaccino è stato prodotto e sperimentato. Bisogna puntualizzare che la tecnica a RNA era già nota, quindi si è trattato solo di applicarla a una porzione del genoma del virus, che era stato rapidamente sequenziato. Gli esperti hanno puntualizzato che la sperimentazione è potuta durare così poco proprio perché effettuata in piena pandemia, cioè quando la circolazione del virus era massiccia. I volontari sono quindi entrati velocemente in contatto con esso, fornendo i risultati necessari per avere delle statistiche sull’efficacia.

Probabilmente il virus non verrà debellato dal vaccino, così come è avvenuto per il vaiolo, perché il SARS-CoV-2 ha dei serbatoi animali, cioè l’uomo non è l’unica specie in cui circola. Proprio per questo è fondamentale che la popolazione si vaccini massicciamente, per raggiungere la famosa immunità di gregge. Se infatti la maggior parte della popolazione è immunizzata, blocca la trasmissione del virus e protegge anche coloro che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi. Chi non ha patologie gravi, che rendono controindicata la somministrazione dei vaccini, ha delle grosse responsabilità anche nei confronti degli altri. Vaccinandosi infatti non protegge solo se stesso, ma anche le persone più deboli.

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