VK, il social dove l’estrema destra parla russo

VK, il social dove l’estrema destra parla russo

Il social russo VK con il tempo è diventato il ricovero ideale dell’estrema destra italiana, di no vax agguerriti e di putiniani anti Zelensky. Un mattatoio online tra fanatismo, intolleranza e populismo

Approvazione arrivataci si VK da un gruppo di estrema destra

Il social russo VKontakte è un enorme capo di battaglia disseminato di mine anti-intelletto e di ordigni inesplosi fatti in casa, caricati con bulloni e tanta rabbia. Per indagare su come l’estrema destra promuova la sua propaganda putiniana abbiamo rasato i capelli al nostro nuovo profilo, gli abbiamo messo due bretelle tricolore e un paio di anfibi lucidi, infine ci siamo infiltrati su VK. Appena entrati ci siamo iscritti nel gruppo delle tartarughine di CasaPound, in quello dei patrioti della Weltanschauung Italia e in altri gruppi adoratori della stirpe italica.

La colpa è dell’Ucraina, della Nato e degli USA

Zigzagando tra post e commenti ci siamo subito resi conto che l’indulgenza e l’altruismo non sono caratteristiche richieste su questo social. Anzi… A dire il vero VK è più simile ad una piattaforma pensata per propagandare l'”operazione militare speciale” russa nella quale l’estrema destra italiana sguazza senza alcun ban o restrizione. Persino i no vax si sentono qualcuno. Con loro, a sostenere l’operato di Putin, ci sono anche putiniani di ogni sorta, riconoscibili per le “Z” e le bandiere russe sui loro profili.

Per sopravvivere in un ambiente così ostile basta rispondere alle domande — qualunque esse siano — con parole preconfezionate come «Onore!», «Libertà per i prigionieri politici!» e «Ucraini nazisti!». Se dovesse sfuggire la parola tovarishch (compagno, in russo) non è un problema, dopotutto in VK sono tutti fratelli sovranisti alla corte dello stesso zar. L’obiettivo comune è far passare ogni ucraino come un nazionalsocialista privo di cuore; la NATO come un inutile e anacronistica associazione a delinquere e gli Stati Uniti come i registi occulti di un massacro.

VK e Igor Sechin, quello che probabilmente non sa l’estrema destra italiana

E così, come una scimmia ubriaca alla corte del re, i podestà virtuali postano immagini forti in cui il protagonista è il disprezzo per l’altrui vita e non i cadaveri massacrati. VKontakte è l’arena ideale per tifare guerra, rispettando solo i morti da una parte, manganellando le vittime invase. La colpa come sempre è di quella parte di emisfero a “stelle e strisce” artefice — secondo i putiniani — di usare quinte colonne per manovrare complicatissimi interessi economici.

Ed ecco che la responsabilità ricade sull’odiato Zelensky, colpevole di sacrificare il proprio popolo per servire un padrone che di nome fa Europeismo Filoamerikano. Attualmente il social, dopo le dimissioni “spontanee” di Pavel Durov (fondatore di VK), dovute alle troppe intromissioni politiche da parte del Cremlino, è controllato da Igor Sechin — ex spia e trafficante d’armi, nonché il secondo uomo più potente della Russia. Tra i delfini più conservatori di Putin, per la sua determinazione Sechin è soprannominato Dart Fener.

L’assurda contraddizione

estrema destra VK
Bandiera neonazista italiana Stemma del battaglione Azov
In entrambi gli stemmi è presente la runa wolfsangel

È quanto mai assurdo vedere su VK gruppi di estrema destra accanirsi contro i loro fratelli: per chi non lo sapesse alcuni gruppi neonazisti italiani erano in stretto contatto con il battaglione Azov. Ma allora perché parteggiano per Putin? Eppure la runa wolfsangel nazista che orgogliosamente garrisce sulle bandiere è la stessa, compresi i saluti romani e l’odio per l’Europa. Ed è identica perfino la svastica messa sulla bara da estremisti italiani — non ucraini —, durante il funerale di una militante di FN.

Addirittura pare che alcuni membri di CasaPound si addestrassero perfino con un il gruppo paramilitare nazionalista ucraino, Karpatska Sich. Riuscire a comprendere l’ingolfata struttura sinaptica dei nuovi fascisti del terzo millennio è praticamente impossibile. Chissà se l’addio dato ai loro ex camerati rutheni è stato fatto con un rigoroso «A noi!» oppure con un semplice «Dasvidania tovarish». Tifare Putin, quando una tra le scuse migliori del Cremlino è quella di denazificare dei vostri fratelli, ci sembra assurdo oltre che immorale. A voi la scelta.

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